«E l’Atalanta?». Dialogo al bar
su razzismo, Rigoni e un orso

«Fabio, so nighér (sono nero)».

«Manera Bepo? Te ede gnéch (ti vedo accigliato), ma il Napoli è forte».

«Frega négot del Napoli, l’è mia la sconfitta».

Bepo è nervosissimo, la mattina dopo il 2-1 subito dal Napoli a Bergamo il solito caffè al bar diventa l’occasione per vomitare nella conversazione tutta la rabbia accumulata negli ultimi dieci giorni. Il tema è sempre il solito: Bergamo e i cori razzisti.

«Spiegami Bepo, perché sei così arrabbiato?».

«Fabio, Gravina e i giornalisti hanno rotto le palle. Non è possibile strumentalizzare in quel modo una dichiarazione di Ancelotti fatta a livello generale cercando a tutti i costi la polemica. Io sono incazzato e offeso. Profondamente».

«Bepo, ho parlato con alcune radio di Napoli e ho cercato di spiegare che stavano prendendo una topica colossale. Niente da fare, come parlà col mür (come parlare con il muro)».

«Io sono volontario al Patronato San Vincenzo, canto insieme ad un gruppo di ragazzi di colore. Ho tanti napoletani che sono miei amici e tutti sappiamo che a Bergamo, dentro lo stadio ma non solo, il razzismo non c’è. Trovo inammissibile e inaccettabile la campagna mediatica che si è scatenata, il Napoli è forte e non ha bisogno di un clima avvelenato in questo modo. Sono davvero offeso, vorrei denunciarli tutti».

«Bepo, arda che (guarda qui): “Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti e persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516”. Si chiama procurato allarme ed è punito dall’art. 658 del codice penale».

«Diset che pöde fa ergot (dici che posso fare qualcosa)?».

«Lasa pért Bepo, soldi buttati. Mei ‘nda a mangià per la Champions (soldi buttati, meglio andare a mangiare per la Champions)!».

«Per forsa, an ga ria (per forza, ci arriviamo)».

«Ossignur, non molli proprio…».

«Fabio, dopo la brutta parentesi di Empoli ci siamo ripigliati. Hateboer all’inizio e Palomino alla fine hanno sbagliato e ci hanno punito, ma la squadra ha costretto il Napoli a fare una partita diversa. E io ho visto nel Napoli l’unica squadra che finora ci ha messo sotto per un pezzo di partita. Sono davvero molto fiducioso».

«Bepo, io sono il primo dei fiduciosi. Abbiamo potenzialità e tanta qualità ma bisogna tornare a fare punti e aspettare Ilicic. Rigoni non è che mi ha convinto più di tanto…».

«No?».

«A inizio partita ha girato troppo a vuoto, con il passare dei minuti è cresciuto e ci sono state buone cose fatte nella ripresa ma tra lui e Zapata non c’è confronto. E il mister ha fatto bene a cambiarlo con Valzania. Certo, se alla fine avesse giocato meglio quel pallone per il Papu forse staremmo a commentare una vittoria. E invece, sul ribaltamento abbiamo perso».

«Mister? Misteeeeeeeeeeeeeeeerrrrrrrrrrr?».

«Se fet Bepo (cosa fai)? Chi hai visto?».

«Mister!!! Cosa fai da queste parti? Domenica veniamo noi da te e tu passi in settimana da noi?».

Mi volto e sullo sfondo spunta Edy Reja. L’ex allenatore della Dea abita vicino ad Udine, domenica l’Atalanta giocherà a pochi chilometri da casa sua e lui il giorno dopo Atalanta-Napoli gira tranquillo in centro e passa davanti dal bar dove mi prendo un caffè con il Bepo. Si conoscono, a Zingonia più di una volta si sono incrociati e la solita grande disponibilità di Reja viene subito a galla.

«Ciao Mister, com’è?».

«Fabio, ben trovato. Cosa fai qui con il Bepo? Questo è matto, tienilo a bada!!».

«Misterrrrrrrr!! Non sono matto, sono il Bepo!!!».

«Appunto. Allora? Bella Atalanta ieri sera!».

«Davvero? Come l’hai vista Edy?».

«Primo tempo complicato, ripresa molto meglio e sconfitta maturata nel finale ma la strada è quella giusta. Il Napoli è forte ma l’Atalanta ha dimostrato grandi cose».

«Mi conforti, ho fatto le pagelle senza nemmeno un’insufficienza..».

«Per forsa, ta set semper trop bù! (sei sempre troppo buono). Edy, domenica vengo a Udine: an va a mangià l’orso? (andiamo a mangiare l’orso?)».

«Bepo, volentieri! Sai che io non mi tiro mai indietro. Arriva presto, scappiamo in Slovenia a mangiare la zampa dell’orso e poi tutti allo stadio».

«Mister, vengo anch’io!».

«Bepo, diglielo tu…».

«Fabio, te pensa ai pagéle. L’orso mal mangia me e öl mister con la buteglia buna (l’orso lo mangiamo io e il mister, con una bottiglia di quelle buone)!».

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