L’Atalanta è sempre una festa
In tremila per il calcio di luglio

Il calcio d’agosto va preso con le pinze, quello di luglio è poco più di un allenamento, ma non ci sono storie: quando va in campo l’Atalanta è sempre una festa. Oltre tremila persone hanno seguito l’amichevole di giovedì pomeriggio a Clusone: un 9-0 al Brusaporto che interesse può suscitare in un tifoso normale? Nessuna. Però siccome noi atalantini siamo tutti un po’ matti (pure tu che leggi e sorridi), anche dalla seconda amichevole sono arrivate cartoline da pelle d’oca che possiamo solo provare a raccontare.

 

 

Bambini, bambini ovunque. Il primo segno tangibile di come l’Atalanta in Valle Seriana stia muovendo emozioni forte sono i bambini. Alle 16, quindi un’ora prima della partita, la tribuna era già piena e vicino a ogni testa brizzolata ce n’era almeno una più piccola e dolce. Quella dei bambini al seguito con i nonni è una costante, settimana scorsa abbiamo parlato di Riccardino e della sua maglia del Milan, mentre le ultime due amichevoli (ma pure gli allenamenti, non pensate) sono spuntate versioni “ragazzo” delle casacche di Gomez, Ilicic e de Roon. Il bambino in tribuna non intona cori, sta quasi in silenzio. Quel braccio del nonno quasi lo consuma a furia di stringerlo e si lascia andare ad un “Oohh” di ammirazione a ogni mezza giocata. Così capita che la tripletta di Traore e la doppietta di Colley (due ragazzi) scaldino il cuore di tutti al punto di far partire un po’ ovunque questa considerazione: «Non potrebbero starci anche loro in Prima Squadra? Perché andare a comprarne altri?».

 

 

La ragione dei grandi, il sogno di tutti. Nonni, nonne, mamme e papà sorridono, lo fanno soprattutto perché il loro occhio vede in avanti e si rendono conto che la prossima stagione non sarà la solita annata “vicino all’Atalanta”, ma ci porterà in giro per l’Europa al tavolo dei grandi. E allora Malinovskyi, Muriel, Gomez e tutti gli altri “big” lasciano senza parole i più piccoli ma fanno sognare i grandi. Perché per confermarsi in campionato ed esaltare i tifosi in Champions League non servono vagonate di campioni ma, semplicemente, basterà continuare ad essere l’Atalanta. Non è presunzione, ma convinzione. Quella che ti fa sentire più forte dei nomi, consapevole che sarà durissima ma orgoglioso di provarci con il cuore e le cartucce che puoi sparare. Non sono poche, fidatevi.

 

 

La rovesciata di Muriel e gli applausi finali. Il mondo atalantino viaggia a testa in giù. Proprio come Muriel che nel secondo tempo si inventa una bicicletta che finisce alta di poco ma che disegna con precisione quasi totale cosa stiamo vivendo. Non c’è logica calcistica moderna nella favola che da tre anni Gasperini ci sta raccontando. Vederlo sul campo mentre dirige l’ultima parte di allenamento fa pensare che lui è il primo a mordere il freno: è entrato in campo tra gli applausi di tutti e se n’è andato dopo un conciliabolo con Spagnolo e i Percassi che magari ha smosso ancora un po’ il mercato. Il nome di Sergi Gomez è sempre nell’aria, ma non si chiude ancora, per l’attacco girano parecchie voci, ma nulla di concreto e allora non resta che fermarsi un attimo e pensare alla passione della gente. Qui non c’è nessun bisogno di portare nomi per accendere la follia, siamo già oltre. Qui non c’è una squadra con problemi evidenti, c’è una splendida macchina che sta carburando ed è pronta a scattare. Qui non c’è una semplice squadra di calcio, ma l’Atalanta Bergamasca Calcio. E la sua gente, la nostra gente, ha già la pressione alle stelle pensando ai prossimi mesi: non ci stiamo più dentro, solo così si spiegano tremila persone per Atalanta-Brusaporto. Di giovedì pomeriggio. A Clusone.

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