È ipocrita definire razzismo
storiche rivalità di campanile

Scende in campo anche la Curva Pisani nella querelle che da qualche giorno sta animando l’attesa di Atalanta–Napoli. Il tecnico dei partenopei Ancelotti la scorsa settimana aveva parlato della volontà di far rispettare i regolamenti che danno la possibilità di sospendere le gare in caso di cori razzisti, la questione è stata parecchio pompata in vista della sfida di Bergamo, ma si tratta della classica polemica all’italiana. Le regole ci sono, più volte sono state fatte rispettare e la procedura è fin troppo chiara: non c’è nessun segnale che deve partire da Bergamo.

 

 

L’ultimo comunicato della Curva. Nella mattinata di venerdì sul profilo Sostieni la Curva è apparso un comunicato a riguardo dal titolo “NOI NON SIAMO NAPOLETANI!”. «Bergamo un’altra volta sarà il banco di prova per l’ennesimo strumento di repressione: ecco che si torna a parlare di razzismo, nello specifico di discriminazione territoriale. Qualcuno dice che dobbiamo essere più intelligenti, qualcun altro dice che non dobbiamo cadere nella trappola. Noi rispondiamo che saremo quelli che siamo sempre stati!! Non prendiamo nemmeno in considerazione la possibilità di essere privati di una delle componenti più basilari ed elementari del calcio: gli sfottò tra tifoserie».

La posizione dei ragazzi della Nord è fin troppo chiara. «Non accettiamo lezioni da nessuno sull’argomento, tantomeno da gente incapace persino di organizzare campionati professionistici e da chi nel calcio Italiano ha piazzato dirigenti che hanno definito i calciatori di colore “mangia banane” e le donne calciatrici “handicappate”. Proprio loro per l’ennesima volta vengono a infangare e parlare della parte più vera e passionale del calcio. Bergamo ha sempre schifato i cori beceri e gli ululati razzisti. Bergamo ha dimostrato di essere sempre stata una piazza matura e credibile. A Bergamo è sempre stata una questione di campanilismo e non di razzismo: ben venga quando sentiamo “Bergamasco contadino” cantato a gran voce nella maggior parte degli stadi italiani! Ben vengano gli “Odio Bergamo”! Tutto questo vissuto sulla nostra pelle non ci ferisce, tutto questo non lo reputiamo razzismo, ma anzi ci lega semplicemente di più alla nostra terra, ci rende ancor più fieri delle nostre origini. Noi non siamo Napoletani… la cosa è abbastanza evidente per tutti ma non per qualcuno!».

 

 

Il messaggio dello scorso gennaio. Le parole dei ragazzi della Curva seguono la riproposizione del giorno prima di un comunicato pubblicato a inizio anno sempre sullo stesso argomento. «Lo scorso gennaio uscimmo con questo comunicato per rispondere alle false accuse che avevano rivolto alla Curva Nord, in questo caso legato al razzismo. La nostra idea è sempre questa, ORGOGLIOSAMENTE fieri delle nostre rivalità, da sempre abbiamo schifato e combattuto i cori razzisti, peraltro mai sentiti realmente a Bergamo. La nostra linea non è mai cambiata, lo riproponiamo in caso qualcuno volesse strumentalizzare questa questione».

Il contenuto integrale pubblicato a gennaio 2018 è questo. «MA QUALE RAZZISMO? IL NOSTRO È STORICO CAMPANILISMO. Noi polentoni, voi terroni! L’ipocrisia che negli ultimi anni accompagna il mondo del calcio sta toccando livelli davvero imbarazzanti e, ora, addirittura offensivi verso una tifoseria intera. Sì, perché definire la tifoseria Atalantina razzista è offensivo verso le migliaia di tifosi, ultras, simpatizzanti che MAI negli anni hanno dimostrato discriminazione verso il colore della pelle».

Che si parli di cori da stadio è chiaro, così come i ragazzi della Curva che sottolineano le iniziative sociali sostenute in passato. «I fischi ed i buuu si facevano negli anni a Totti, Del Piero e altri giocatori solo per rivalità calcistica per ciò che rappresentavano, non per il colore della pelle. Come può essere razzista una Curva che negli ultimi dieci anni ha raccolto circa 90 mila euro per sostenere un centro riabilitativo per bambini in Ruanda? Come può essere razzista una Tifoseria che ha raccolto 20 mila euro per lo tsunami che ha colpito il sud-est asiatico nel 2004?».

 

 

La rivendicazione del campanilismo. Il concetto, per chi vive lo stadio con trasporto e passione, è semplice: dentro l’impianto dove gioca l’Atalanta ci sono gli sfottò e non il razzismo. «Il campanilismo fa parte della nostra Storia calcistica, ma prima di tutto sociale, e allo stadio la si vive con grande passione. Accusiamo altri di razzismo quando ci danno dei contadini che zappano la terra?! Noi siamo orgogliosi di questo, di essere umili ma concreti, proprio come il nostro Popolo. Essere tacciati di razzismo ci ferisce nell’orgoglio, ben consci di non essere caduti nelle provocazioni di miliardari arroganti che giocano a fare gli uomini».

La chiosa è dedicata a due giocatori che in passato hanno vestito la maglia della Dea, di cui uno napoletano doc. «La nostra terra ha sempre accolto con calore e serietà tutti. Da Makinwa (che qualcuno voleva nominare addirittura Sindaco) passando ad una bandiera che la scorsa stagione ha lasciato il calcio. Parliamo di Giulio Migliaccio, nato a Mugnano di Napoli, orgogliosamente partenopeo, ma adottato da noi Atalantini. Un Uomo che, ancora oggi, viene visto come un esempio di serietà e professionalità in campo e fuori. E basta guardare le sue lacrime per capire quanto Bergamo gli abbia e gli voglia davvero bene. Non accettiamo l’etichetta di razzisti, ma rivendichiamo di poter vivere le nostre rivalità, calcistiche e di campanile, con fantasia e libertà. Senza ipocrisia! Curva Nord Bergamo 1907».

 

 

I regolamenti ci sono. Regolamenti alla mano è doveroso sottolineare come non ci sia nessuna novità da verificare a Bergamo. Le NOIF – norme interne della FIGC, trattano ampiamente la questione al punto 62 e anche il designatore degli arbitri Rizzoli ha spiegato in settimana come deve comportarsi un direttore di gara in certe situazioni. «C’è già una procedura ufficiale – ha dichiarato – che richiama ai problemi di razzismo o di razzismo territoriale. Bisogna fermare la gara, fare un annuncio, e se continuino, un altro annuncio con tutte le squadre a centrocampo, poi si interrompe la sfida e infine si finisce negli spogliatoi con il responsabile dell’ordine pubblico che interviene decidendo se sospendere o meno la partita stessa». In questa stagione, comunicati alla mano, sono già nove le sanzioni inflitte a varie società per cori di discriminazione territoriale: la più colpita è la Juventus (anche quando non ha giocato contro il Napoli) che ha avuto pure una gara con la curva chiusa, mentre l’Atalanta non ha ricevuto alcuna multa.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.