Masiello, Gomez e de Roon
I capitani coraggiosi della Dea

Andrea Masiello, Marten de Roon e il Papu Gomez sono stati tre protagonisti formidabili della gara contro l’Udinese. A ben guardare, senza dimenticare anche altri compagni che stanno facendo le fortune di questa Dea, il loro rendimento è spesso decisivo quando l’Atalanta vince e tutto dipende dalle caratteristiche tecniche, ma soprattutto dall’approccio alla gara che mettono in campo. In modi diverso, tutti e tre incarnano lo spirito del capitano e ormai da mesi sono decisivi.

 

 

Andrea Masiello, la forza della testa. Il difensore centrale viareggino non è sempre stato un titolare inamovibile di questa squadra. Per un periodo della stagione, con Toloi intoccabile e Mancini in rampa di lancio, il posto vacante nel terzetto dei difensori è stato spesso in lotta tra lui, Palomino e Djimsiti. Dopo il brutto infortunio muscolare patito contro la Sampdoria, che lo ha costretto ad una quarantina di giorni ai box, il rientro ad Empoli è stato da incubo (prestazione negativa e pure autogol), ma la sua tenuta mentale è da applausi. A cavallo di fine 2018 e inizio 2019 ha giocato pochissimo, si è sempre allenato bene anche quando sembrava ai margini del progetto e nonostante abbia passato settimane complicate è tornato a giocare dall’inizio con ottimi risultati incastrando nelle ultime due giornate di campionato delle giocate fondamentali: contro il Napoli ha tolto dalla porta un gol fatto di Milik, contro i friulani ha conquistato il rigore decisivo. Sulle linee di passaggio e nella lettura tattica della partita è bravissimo, non ha ancora fatto gol in campionato, ma vedrete che anche anche questo “problema” sarà presto risolto.

 

 

Marten de Roon, che testa sul rigore. Il numero 15 olandese è il simbolo di come si può diventare grandi giocatori anche con mezzi tecnici “normali”. Marten de Roon non ha la tecnica di uno come Pasalic, ma il suo moto perpetuo all’inseguimento degli avversari e il fair play che dimostra ogni volta che scende in campo sono due segnali di quanto sia un grande giocatore. Leader silenzioso del gruppo e punto di riferimento per i compagni, anche nelle giornate peggiori non molla mai la presa e contro l’Udinese ha pure avuto un enorme coraggio in occasione del rigore.  Riguardate bene il momento prima di andare sul dischetto: i suoi occhi non tradiscono preoccupazione, quel pallone pesava 50 chili eppure ha calciato insaccando alla destra del portiere con Musso che è stato completamente spiazzato. È l’emblema del bravo ragazzo, in questa stagione si è conquistato stabilmente la nazionale olandese ed è pure diventato per la terza volta papà: fuori dallo stadio i tifosi lo abbracciano ogni volta con un affetto incredibile, Gasperini conosce benissimo il suo valore e non ci rinuncia praticamente mai.

 

 

Papu Gomez, parola d’ordine continuità. Lo abbiamo criticato, non siamo stati teneri nelle pagelle del passato, eppure a pochissime giornate dal termine della stagione se l’Atalanta è ancora in corsa su due fronti come campionato e Coppa Italia è soprattutto grazie al suo valore. Il merito di Gasperini è di avergli chiesto la disponibilità a giocare in un nuovo ruolo da “tuttocampista avanzato”, il suo di averci creduto mettendo in mostra una continuità che nelle ultime gare sta diventando incredibile. Gomez gioca da trascinatore, prende sempre il pallone tra i piedi e non si tira indietro se c’è da fare la giocata anche difficile. Segna e fa segnare, è più continuo rispetto a Ilicic nelle presenze in campo e quando i due riescono a giocare insieme parte una sinfonia da sbucciarsi le mani dagli applausi. Questa stagione gli ha allungato la carriera di almeno 4-5 anni, tra tutte le competizioni ha già giocato 42 volte con 10 gol e 11 assist stagionali: con un altro piccolo sforzo rischia di diventare il capitano di una squadra che ha riscritto la storia.

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