Il Migliaccio pensiero
«O l’Atalanta o nulla»

Il Migliaccio-pensiero sta tutto qui: «O l’Atalanta, o nulla». A pochi giorni dall’annuncio ufficiale del suo rinnovo di contratto con il sodalizio nerazzurro, abbiamo intervistato il mastino napoletano mentre sta ultimando le vacanze. Pochi minuti sono bastati per capire la voglia matta che il Vin Diesel di Mugnano ha di ricominciare la stagione: per lui sarà la settima alla Dea, una traguardo importante fortemente voluto e facilmente messo nero su bianco con i dirigenti orobici.

Giulio Migliaccio, un altro anno alla Dea: rinnovo richiesto da lei o proposto dalla società?

«Credo che ci sia stata grande volontà, da entrambe le parti, di continuare insieme. La mia intenzione, il mio obiettivo e la mia priorità sono sempre state quelle di continuare a Bergamo. Di restare a Bergamo. Di giocare a Bergamo. O l’Atalanta, o nulla. Sono sincero, non ho mai preso in considerazione altre soluzioni e considero la stagione scorsa comunque positiva per quanto sono riuscito a fare, per il mio contributo. La società, dal canto suo, aveva intenzione di prolungare per un’altra stagione: la dirigenza e la proprietà mi conoscono bene, sanno tutti quello che posso fare in campo e fuori e siamo tutti contenti. Mi sento bene, è stato tutto molto semplice».

In carriera ha giocato oltre 28.000 minuti ufficiali: non è ancora stanco?

«Stanco? Nemmeno per sogno, se nelle ultime tre stagioni avessi avuto un po’ di continuità in più magari sfondavo già quota 30mila minuti giocati. Scherzi a parte, chi mi conosce sa benissimo come lavoro, come mi alleno, come curo la vita privata e l’amore che ho per il mio lavoro. Vivo di emozioni, sono andato via da Palermo dopo 5 anni nonostante il presidente Zamparini volesse addirittura prolungare: mi conosco e ho troppo rispetto per le persone e per il lavoro, non avevo stimoli e volevo cambiare. Dovevo cambiare. L’Atalanta per me è l’Atalanta, questo è il settimo anno a Bergamo e le emozioni che mi regala questa maglia e che provo in questa città sono uniche. Le mia bambine sono cresciute qui, ai piedi di Città Alta, ho grandi stimoli e penso ad ogni dettaglio per essere ancora competitivo. La stanchezza proprio non la sento».

 

04-04-15 ATALANTA - TORINO CAMPIONATOSERIE A TIM 2014-15

 

Senza Bellini, sarà molto diverso nello spogliatoio? Le responsabilità aumentano?

«Sicuramente cambierà qualcosa, sarà strano non averlo più vicino e non poterci confrontare a lungo parlando un po’ di tutto e magari condividendo pensieri e decisioni. Ci sarà un riferimento in meno nello spogliatoio, è sempre stato il capitano e con la sua grande esperienza ha sempre rappresentato qualcosa di importante. È una bandiera, quello che ha fatto lui per questa maglia proveremo a portarlo avanti io e Cristian Raimondi, con gli atteggiamenti giusti e con tutto quello che possiamo fare per il gruppo e per il bene di questa squadra».

Reja, ad una cena con i giornalisti, ha ringraziato lei, Raimondi, Bellini e Cigarini per il grande aiuto nello spogliatoio.

«Il mister non deve ringraziare nessuno, anzi sono io che devo dire grazie a lui. Gli ho sempre detto che ci siamo conosciuti troppo tardi, cioè con me un po’ vecchio. È una persona che mi ha dato molto, a 35 anni ho imparato parecchio da lui e ho sempre cercato di fare il mio dovere. Che è poi stato anche un piacere. L’ho chiamato recentemente, gli ho detto che in questo anno e mezzo ho conosciuto una persona fantastica con una carica e un entusiasmo da applausi. Uomini così sono quelli che mi piacciono di più».

Con Gasperini in ritiro si parte tutti alla pari: pronto a giocarsi le sue carte? Dicono che spesso le gerarchie si ribaltano, magari per lei è uno stimolo in più…

«Non si tratta di uno stimolo in più, dico semplicemente che con ogni allenatore si parte alla pari. Di solito chi sta meglio, gioca: a volte magari non accade ma personalmente mi metto a completa disposizione e anche con Gasperini, se non giocherò sarà per scelta tecnica o tattica. Non credo che possa accadere per l’età. Penso solo a dare il massimo e sono sempre sul pezzo: il mister deve fare le scelte in assoluta libertà e solo per il bene della squadra. Da questo punto di vista, è giusto e doveroso accettare le sue decisioni cercando solo di lavorare ancora di più per metterlo in difficoltà nelle scelte successive».

 

Soccer: Serie A; Atalanta-Palermo

 

Qualche settimana fa era uscita la voce che i senatori avrebbero storto il naso per l’ingaggio di Paloschi vedendo il suo stipendio…

«Sono chiacchiere da bar, senza se e senza ma. Alberto Paloschi è un giocatore forte, italiano e che conosce molto bene il campionato di serie A. Sono felice che sia arrivato e che giocherà con me nell’Atalanta. Il suo ingaggio non mi interessa, entrambi entreremo in campo per dare il massimo e per portare in alto questa società: se guadagna tanto meglio per lui, non mi sono mai preoccupato di quanto percepiscono i miei compagni di squadra e non mi va nemmeno di stare troppo a parlare di queste cose. Pensiamo ad allenarci e a iniziare al meglio la prossima stagione, il campo è l’unica cosa che conta».

Ultima battuta: gli anni avanzano, possibile che non abbiamo ancora avuto il piacere di vederle segnare un gol a Bergamo?

«Mamma mia, è verissimo: a Bergamo non ho mai segnato. Questa cosa mi manca davvero, ne ho realizzati in trasferta, ma non ho mai avuto il piacere di segnare davanti al pubblico amico dell’Atalanta. Spero di avere qualche opportunità per centrare anche  questo obiettivo nella mia carriera».

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