Adesso dipende tutto da noi
(mi faccio biondo con cresta)

«Fabio, adesso è chiaro: dipende soltanto da noi».

Il Bepo è grintoso davanti al solito caffè, dopo il pareggio di Milano è convinto che non ci siano troppi fronzoli da considerare e che ogni ragionamento sul valore degli avversari da incontrare sia ancor di più fuori luogo. Questo è un interessante punto di vista considerando che dobbiamo giocare con grandi squadre ma anche con chi lotta sul fondo della classifica.

«Bepo, come mai dici questo?».

«Abbiamo 52 punti e mancano 7 partite. Di queste 4 sono in casa contro Empoli, Udinese, Genoa e Sassuolo e 3 in trasferta contro Napoli, Lazio e Juventus: ovvio che i valori sono diversi ma le motivazioni risulteranno determinanti. E noi ne abbiamo certamente di più. Dopo, dimentica mia che an giöga prope be… (giochiamo proprio bene)».

«Pota, ma le altre non stanno a guardare…».

«Contro l’Empoli sapremo già cosa han fatto Milan–Lazio e Torino–Cagliari: possiamo andare quarti da soli e salire a 55. Et vést (hai visto) col Bologna che approccio?».

«Chiaro. Anche io sono convinto che dipende tutto da noi ma è ancora lunga…».

«Fabio, a Milano abbiamo visto una Dea nuova. Capace di soffrire, senza Zapata ma con una voglia e una compattezza che fanno davvero ben sperare. An se forc, anche de co! (siamo forti, anche di testa)».

 

 

«Unico neo, Barrow. Non capisco cosa sta succedendo a questo ragazzo».

«L’è fort ma psicologicamente è fragile. In allenamento sembra che vada benissimo e dopo in partita si perde. Mistero. Comunque lèse in gir de chi laur… (leggo in giro cose…) “a gennaio dovevamo comprarne uno forte”, come se i ve che tocc per fa panchina».

«Io lo scrivo da mesi: la filosofia dell’Atalanta è quella: si punta sui giovani di casa. Certo, Defrel era il massimo, ma non si è potuto prendere e allora hanno fatto una scelta. Barrow a inizio stagione era il titolare, Gasperini lo considerava tale. Adesso è in una valle, ma giudicare ora è troppo facile. Mei concentras per fa ol tifo! (meglio concentrarsi per fare il tifo)».

 

 

«A Milano che spettacolo i tifosi, per voi giornalisti è facile raccontare una storia così bella…».

«Bepo io ero ammirato: tremila cuori pulsanti in uno stadio dove la curva di casa fischiava il centravanti e durante il minuto di raccoglimento qualcuno lo ha incitato. Robe dell’altro mondo».

«Noi siamo diversi, gha n’è mia de bale… (non ci sono discorsi)».

«E questa forza adesso la useremo per fare il salto di qualità nel finale: lunedì con l’Empoli sarà una bolgia. Ma dimmi un po’ Bepo, se andiamo in Champions cosa combini?».

«Biondo con la cresta!!».

«Oh mamma mia, e la Mariuccia?».

«Se vinciamo la Coppa Italia, anche lei!!! An se macc… e te Fabio?».

«Pota Bepo, se foi… sto pensando anche io a qualcosa di simile, ma adès an vèt (ma adesso vediamo)».

«Daiiiii, giornalista!!! Scomèsa: se an vens Coppa e an va in Champions, biondo po’ a te… affare fatto?».

«Ta met fregat: aggiudicato. Tanto so pie de caei bianc…».

«E ormai ta g’het dona e do scete (ormai hai moglie e due figlie)… quindi anche se il biondo non ti dona, l’è stess!!! (fa lo stesso)».

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