Paolo, l’atalantino di Bari
che sogna una partita dal vivo

«Ho visto soltanto una partita dell’Atalanta dal vivo. Era il 20 settembre del 2009, al San Nicola di Bari i nerazzurri subirono una sconfitta clamorosa per 4-1 e di lì a pochi giorni il tecnico Gregucci venne allontanato. Quel giorno ero forse l’unico tifoso della Dea dentro lo stadio, da Bergamo mi ricordo che arrivarono in 70 con pulmini e automobili nonostante il divieto e rimasero fuori dallo stadio: li incrociai in centro, grandissimi. Ricordo il gol di Bellini nel finale, una gara da incubo».

Raccontata così, la passione di Paolo da Bari è qualcosa di ancora più speciale. Un amore che si è sviluppato negli anni nonostante la lontananza da Bergamo e le tante possibilità di tifare altre squadre. Lui, senza alcun legame con la nostra terra, dall’età di sette anni si è invaghito dei colori nerazzurri e nonostante l’unica volta che ha visto dal vivo i suoi beniamini abbia assistito ad una delle partite peggiori degli ultimi anni, ha una fede che non ha mai subito scossoni.

 

 

«In effetti è molto strano tifare una squadra che non sia nel novero delle solite note – racconta il trentenne laureando in giurisprudenza – e la cosa è ancor più strana se pensate che non ho genitori bergamaschi o parenti in zona. Il mio tifo per la Dea nacque quando ero piccolo, più o meno 7 anni. Come un po’ tutti i bambini di quell’età collezionavo le figurine dei calciatori e rimasi colpito, affascinato dal nome di una squadra: l’Atalanta. Rimanevo attaccato alla radio con mio papà per sentire le radiocronache delle partite ed ero felicissimo quando vincevamo. Col passare degli anni l’Atalanta è diventata per me qualcosa di molto, molto importante».

Una bella storia nata guardando le figurine dei calciatori che ha attraversato due decenni e oggi è forte come non mai. Con la squadra che fatica a staccarsi dalla zona pericolosa, le sensazioni e le emozioni non possono essere positive. «Sono molto sincero, vivo malissimo questo periodo. Dopo una partenza lenta la squadra sembrava riuscita ad ingranare ma ci sono state troppe battute d’arresto. Troppa discontinuità. Demeriti, torti arbitrali e sfortuna sono certamente fattori che hanno influito ma devo dire che la squadra mi pare in ripresa e qualche punticino in più nelle ultime settimane lo avremmo meritato».

Vivere la squadra del cuore da così lontano non è semplice, l’obiettivo di Paolo è quello di venire per la prima volta a Bergamo molto presto ed il massimo sarebbe farlo potendo magari festeggiare una bella e importante vittoria salvezza. «Mi sono ripromesso di venire a Bergamo entro il 2015 e sono sicuro che lo farò per una partita di serie A. Guardo con fiducia a questo finale di campionato perché credo che in questa fase stiamo giocando bene e abbiamo una rosa competitiva. Certo, la cessione last-minute di Bonaventura, il calo di Denis e Gomez che ha giocato solo a sprazzi sono tre spiegazioni più che valide per le difficoltà di questa stagione: l’annata è un po’ storta, però guardo a Pinilla, Gomez, Sportiello e Maxi Moralez e penso che possono essere loro i nostri uomini decisivi verso la salvezza».

 

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Tra pochissimi giorni si chiuderà il trittico di partite infernali con la sfida alla Juventus in trasferta. Il risultato sembra segnato, la Dea è zeppa di assenze ma sognare, secondo Paolo, non costa nulla. «Juventus–Atalanta era già una partita difficile ma con le nostre squalifiche pesanti, l’infortunio di Maxi Moralez e il loro pareggio contro il Cesena la situazione è pessima: vorranno vincere e partiranno all’attacco fin dai primi minuti. Noi dovremo essere bravi a non farci schiacciare davanti alla nostra porta, spero che l’Atalanta faccia una partita come nel primo tempo contro l’Inter anche se, obiettivamente, è tutto molto difficile. Alla fine la palla è rotonda, sognare non costa nulla e l’importante sarà giocare da Atalanta: se si vince, si pareggia o si perde importa poco, in questo tipo di partita ci può stare tutto ma mai arrendersi prima!».

Lo spirito dell’amico pugliese è quello giusto, ma cosa ne pensa lui che a Bari ci vive della questione Masiello che negli ultimi giorni ha un po’ spaccato l’opinione pubblica? «Questa è una bella domanda. Da laureando in giurisprudenza dico che ha sbagliato, ha ammesso le sue colpe, si è preso la squalifica ed ora è libero di tornare a far quel che sapeva fare e bene: il calciatore. Da tifoso, la situazione  è dura da digerire. Ogni appassionato vorrebbe vedere la maglia di ogni calciatore intrisa di sudore. Se uno sbaglia, non lo vorrebbe rivedere né con la maglia della sua squadra né con quella di un’altra. Trovando un punto d’incontro, direi che per me Masiello dovrebbe essere libero di poter giocare nella nostra Atalanta perché ha sbagliato ma una seconda possibilità non si nega a nessuno. Il dubbio che mi assale, però, è questo: cosa succederà se ci dovesse essere un Bari-Atalanta? Come si comporterà la società bergamasca? La mia speranza è che possa giocare e fregarsene dei fischi».

Prima di chiudere il racconto della sua passione, Paolo da Bari risponde senza esitazioni all’ultima domanda. Quella più importante, quella più rappresentativa del suo essere tifoso. «Chi è il mio idolo? Nonostante tutto, dico Cristiano Doni. Più di 100 gol con la maglia della Dea non si dimenticano facilmente. Mi ha fatto emozionare, mi ha fatto sognare. Ok, ha sbagliato, ma gli anni a Bergamo non possono essere cancellati. Per la bellezza, senza dubbio il gol in rovesciata contro il Messina è quello che ricordo con più piacere: veramente molto bello. Per l’importanza della partita direi che in quell’ Atalanta-Inter finita 3-1 con Mourinho in panchina, Cristiano Doni fece qualcosa di stupendo».