Perché il Papu gioca sempre?
(Gasp non fa niente per caso)

AAA cercasi Papu Gomez. Nella bella Atalanta che colleziona gol e vittorie da tre partite consecutive, l’unico sorriso un po’ a metà è quello del capitano e numero 10 Alejandro “Papu” Gomez. L’argentino era partito alla grande in campionato e in Europa League, ma dopo il rigore fallito a Copenaghen le lancette del suo orologio sembrano essersi inchiodate e anche se i segnali di ripresa non sono certo mancati (ad esempio con il gol di Milano) in molti si sono chiesti come mai Gasperini non lo tolga mai.

 

 

Gasperini categorico: Gomez non si tocca. In conferenza stampa dopo la partita di Bologna, a precisa domanda il tecnico atalantino Gasperini ha risposto senza troppi giri di parole: «Per me Gomez gioca fino a quando non stramazza al suolo dalla fatica. Vale lo stesso discorso per Ilicic. Sono due giocatori che non hanno un cambio di pari livello in panchina, due elementi che per una squadra come la nostra sono imprescindibili». Quella che per qualcuno potrebbe sembra una difesa d’ufficio è invece a tutti gli effetti la conferma che per il tecnico non ci sono altre soluzioni. Il titolare è Gomez. La storia di Gasperini a Bergamo, d’altro canto, è legata a doppio filo a quella del suo numero 10. Nella prima stagione, quella dei record, Gomez ha segnato ben 16 reti e ha trascinato i compagni al quarto posto. L’anno scorso, nonostante il brutto infortunio di Genova il mister lo ha sempre fatto giocare appena stava bene e anche se in alcuni momenti decisivi il Papu ha commesso errori rivelatisi purtroppo gravi (il raddoppio fallito con il Borussia, il rigore sbagliato in semifinale di Coppa Italia con la Juve e la rete del vantaggio sciupata a Torino al ritorno) il mister non l’ha mai messo da parte.

 

 

Il nuovo ruolo da rifinitore. In questa stagione, l’errore dal dischetto di Copenaghen (uno dei due decisivi per l’eliminazione) ha pesato molto sul morale del ragazzo ma a parte il primo tempo della sfida con il Cagliari non si registrano altre situazioni in cui la scelta tecnica di Gasperini sia andata nella direzione opposta rispetto a Gomez titolare. Nonostante un reparto d’attacco ben fornito, l’assenza di un vero vice Cristante e un momento in cui la squadra non segnava nemmeno a porta vuota, il Papu è stato il protagonista di tutti i tentativi di variazione dell’assetto offensivo dei nerazzurri. A San Siro con il Milan e a Firenze, il numero 10 ha giocato vicino alla punta centrale con un rifinitore alle spalle; a Verona ha ricoperto lui il ruolo del rifinitore; a Bologna si è visto a sprazzi anche largo sulla fascia. Un Gomez a tutto campo, senza gol nelle ultime sfide e nemmeno troppi assist per i compagni ma con una costante presenza in campo e tante (forse troppe?) critiche piovute da diverse parti. «Vogliamo Rigoni» sostengono i più critici, ma per ora la maglia da titolare è sempre di Gomez.

 

 

Tanti palloni, tanti errori. C’è un dato che a Bologna ha colpito molto chi ha seguito la partita, soprattutto in tv: nella ripresa, Gomez ha sbagliato alcuni passaggi filtranti che sembravano semplici. Ci sono però dettagli che, tecnicamente, non possono essere ignorati. Noi per primi vorremmo vedere un Gomez decisivo e siamo convinti che il problema sia soprattutto mentale, ma è chiaro che se l’uomo che tira di più di tutta la squadra è lui (27 conclusioni) significa che i compagni si affidano alla sua giocata con grande continuità. Pochi giorni dopo essere diventato per la terza volta papà (la moglie Linda martedì scorso ha dato alla luce il piccolo MIlo), Gomez ha giocato lo stesso numero di palloni di Ilicic (81) completando appena un passaggio in meno (51 contro 52) e perdendo due palloni in meno. Questa fotografia del match dà ragione a Gasperini: il Papu e Ilicic sono i due giocatori migliori del gruppo. Lo sloveno è sicuramente più ficcante nelle azioni decisive, ma anche Gomez non si tira certo indietro e il suo coinvolgimento nelle partite è assoluto. Adesso manca solo il ritorno al gol. L’ultimo è arrivato contro una milanese e domenica c’è l’Inter: che dici Papu, ricominciamo?

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