Il problema non è la difesa
ma l’attacco che segna poco

E se il problema della Dea in questo avvio di stagione non fosse la difesa ma l’attacco che segna poco? Detta così, sembra una provocazione di basso livello per riempire il vuoto lasciato dalla pausa per le Nazionali, ma scartabellando i dati emergono alcune curiosità che aiutano a guardare tutto da una prospettiva diversa. E quando Gasperini dice che bisogna giocare meglio dal punto di vista tecnico (lo fa in generale, non dopo la partita persa con il Torino) ha assolutamente ragione.

 

 

Rapporto tiri-gol, Atalanta come la Spal. I nerazzurri nelle prime giornate di campionato hanno concluso verso la porta avversaria ben 37 volte: nessuno in serie A è riuscito a fare meglio, con la Lazio che segue a ruota (36 conclusioni) e tutte le altre distaccate. Il problema dunque non è creare i presupposti per fare gol ma insaccarli  questi benedetti gol. Il rapporto tra tiri scoccati e gol segnati porta una percentuale di realizzazione del 13,5 per cento: siamo al decimo posto in classifica, praticamente appaiati alla Spal. Il dato deve far riflettere perché siamo in una fase di stagione dove molte squadre tendono a segnare con percentuali realizzative elevate: il Napoli segna una rete nel 35 per cento delle occasioni create, il Torino nel 31,3 per cento, Inter e Parma sono al 27,3 e la Juventus al 26,3. Riuscisse a comportarsi come Inter e Parma, l’Atalanta vedrebbe raddoppiare i gol segnati e per quello che l’anno scorso è stato il miglior attacco della serie A sarebbe veramente una manna dal cielo.

 

Dato annuo medio con Gasperini al 15,6. Nei tre anni precedenti con Gasperini alla guida, la squadra ha ottenuto in media una percentuale realizzativa del 15,6 per cento. Quindi, di fatto e in numeri assoluti, non siamo molto lontani dallo standard e anche a livello di serie A l’anno scorso la Sampdoria è stata la più brava proprio davanti all’Atalanta con il 16,8 per cento di realizzazione rispetto ai tiri scoccati. Il dato parziale delle prime due giornate va dunque preso con le molle, ma resta inteso che l’Atalanta ha tutto per migliorare. Che sia l’ultimo passaggio o un malinteso, anche contro il Torino si sono viste ottime occasioni sfumare per pochissimo, ma il nocciolo della questione è legato alla capacità dei ragazzi di Gasperini di andare a costruire sempre molto “alti” le potenziali occasioni da rete. Tocca migliorare quel tanto che basta per rendere più pericolosi gli attaccanti e cercare sempre di fare un gol in più dell’avversario: è il mantra di Gasperini, nessuno ha intenzione di cambiare rotta. Ci mancherebbe altro.

 

 

L’evoluzione del Papu, fattore determinante. C’è un giocatore che, nel pacchetto avanzato della Dea, spicca su tutti ed è Gomez. Il suo ruolo è ormai quello di trequartista, ma ha raggiunto un livello di maturità tale che se anche dovesse venire a trovare spazio più indietro o fosse costretto a rincorrere qualcuno, non ha nessun tipo di problema. Ciò che appare però limitativo è che venga nuovamente spostato in fascia: il genio delle sue intuizioni serve come il pane nel cuore della manovra. Soprattutto in prospettiva delle gare di Champions, dove errori e distrazioni devono essere vicine allo zero, mantenere Gomez nella sua posizione è determinante. Quando riesce a prendere per mano i compagni, come a Ferrara, la squadra ricomincia a credere subito nei suoi mezzi e anche un doppio gol subito non fa paura. Gasperini è consapevole del fatto che uno come Gomez può fare diversi ruoli, ma le certezze del gruppo sono troppo importanti per fare cambi in corsa: se cresce Gomez, aumentano anche i gol e l’Atalanta ha più possibilità di vincere.

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