Se pure Pradè e Cairo dicono:
«Vorremmo essere l’Atalanta»

Firenze, ore 11 del mattino di una calda mattina di inizio luglio. Il nuovo direttore sportivo della Fiorentina, Daniele Pradè, si presenta ai giornalisti e a un certo punto della conferenza dice: «Mi piacerebbe tanto essere l’Atalanta adesso, hanno fatto un lavoro stupendo in questi anni». Avete capito bene? La Fiorentina era una delle sette sorelle e adesso, corre l’anno 2019, il capo del mercato nel giorno della sua presentazione dice che vorrebbe essere come l’Atalanta. Incredibile, orgoglio incredibile.

 

 

Siamo un modello, sempre di più. I più attenti potrebbero commentare che stiamo parlando di una società che è in fase di profonda rifondazione, ma non bisogna mai perdere il senso della misura. Se il dirigente di una squadra come la Fiorentina si prende la briga di mettere nel mirino un modello da seguire e da portare ad esempio per spiegare la sua idea di calcio e sceglie l’Atalanta per la gestione e i risultati ottenuti significa che i Percassi hanno vinto. Perché i rapporti con i toscani non sono di profonda amicizia eppure da quella sala stampa è arrivato un messaggio fortissimo. «Guardiamo all’Atalanta – ha detto ancora Pradè -, che è arrivata in Champions League lavorando nel tempo. Costruiamo le cose con calma e intelligenza: il tempo ci sarà amico. La squadra deve essere competitiva, ma non metto pressioni sulla squadra indicando un obiettivo preciso. Adesso l’obiettivo è quello di scendere in campo per vincere con tutti. Mi piacerebbe tanto essere l’Atalanta adesso, hanno fatto un lavoro stupendo in questi anni. Sicuramente non vogliamo solo partecipare».

 

 

Anche Cairo ha parlato della Dea. Il giorno prima, il presidente del Torino Cairo ha toccato a sua volta un paio di volte l’argomento nerazzurro. Quando ha specificato dove i granata devono migliorare con i tocchi in area di rigore ha specificato i numeri dei nerazzurri, quando ha descritto il girone di ritorno dei suoi ragazzi che ha permesso di arrivare al settimo posto ha ancora una volta sottolineato come più punti di tutti li ha fatti la Dea dopo il giro di boa. «Abbiamo ottenuto 5 punti in meno dei nerazzurri» ha dichiarato. Il presidente granata è uno che mastica calcio e non solo, appassionato e competente come i Percassi rappresenta un modello di calcio diverso dalle proprietà estere che spesso si basano più su logiche di profitto pallonaro piuttosto che sulla passione dei tifosi. Presidenti vecchio stile come De Laurentis, Lotito o Agnelli. Molto diversi tra loro ma accomunati dalla territorialità e dal fatto di essere italiani. Sentir parlare Cairo dell’Atalanta quando cerca i punti di miglioramento del suo Toro è un altro motivo di grande orgoglio.

 

 

Mercato: avanti con la testa, ma avanti. Anche sul mercato, l’Atalanta è una delle capofila di un nuovo modo di operare. Indipendentemente dal livello degli impegni, le valutazioni sulla rosa e sui punti di miglioramento sono sempre più pesanti della corsa al nome senza valutazione di parametri economici e risvolti di bilancio. I nerazzurri hanno fatto un colpo grandioso con Muriel ma, leggendo le cifre che girano, è la spesa sostenuta a rendere tutto ancora più importante. Con 15 milioni più bonus, oggi, compri Bennancer dell’Empoli appena retrocesso. Sui tavoli di Zingonia ci sono nomi ma nessuna fretta. Il più vicino, in questo momento, è l’ucraino Malinovskyi per cui sembra che domanda e offerta siano arrivate ormai a essere molto vicine: dieci abbondanti contro dodici e rotti che vogliono i belgi. Difficile pensare che l’affare non si chiuda. Sul tema attaccante, il nome di Verdi continua ad aleggiare e anche se non ci sono affondi va registrata la virata del Torino su Kouame. Con calma e buoni rapporti si può arrivare lontano, staremo a vedere.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.