Pure in Togo tifano Atalanta
(e ringraziano tutti i tifosi)

«Ad Amatrice stanno sotto un metro di neve». L’immagine di tende ricoperte da una spessa coltre bianca e delle macerie avvolte nel freddo abbraccio invernale rilancia nella mente di tutti il dramma dei terremotati, a cui da sempre i tifosi nerazzurri sono vicini. Una delle poche luci cui aggrapparsi, in queste situazioni, si chiama solidarietà e siccome il popolo atalantino negli anni è stato spesso protagonista, oggi lasciamo da parte per un po’ le paturnie del mercato e vi raccontiamo una storia bella. Sentita, partecipata, emozionante e che nasce dal cuore di persone semplici che hanno in comune la passione nerazzurra.

 

 

Chei de la Coriera e il Togo: 4.600 euro di aiuti. Un paio di mesi fa, gli amici di Chei de la Coriera hanno iniziato una raccolta fondi di solidarietà per Maison Sans Frontieres, onlus che opera in Togo per aiutare bambini che hanno difficoltà e i più bisognosi. Ale, Lissa, Marco e Fabio si sono messi in moto e l’associazione che porta in giro per l’Italia migliaia di tifosi ogni anno è riuscita a mettere insieme qualcosa di sensazionale. Per sancire l’inizio della collaborazione sono stati stanziati mille euro di contributo e poi sono nate le iniziative “Coriera di Riso” e “Una sciarpa per il Togo”. Per ogni bus organizzato al seguito dell’Atalanta sono stati stanziati fondi per acquistare 250 kg di riso (parliamo di 1.250 pasti) e il totale, dopo Sassuolo-Atalanta, è arrivato a cinque tonnellate: per gente che ha poco o nulla di cui sfamarsi è qualcosa di grandioso. Parallelamente sono state ideate, disegnate e prodotte trecento sciarpe “Senza Confine” (che è lo striscione del gruppo) e da inizio dicembre a Natale la vendita online con distribuzione in alcuni punti vendita della provincia ha permesso di polverizzare le scorte, raggiungendo un contributo complessivo di 4.600 euro.

Un sostegno concreto ed emozionante. Il rapporto tra il gruppo di tifosi e la onlus è nato in pochissimo tempo ma si è sviluppato con la forza di un uragano e seguire da vicino l’evolversi della situazione è stato emozionante. I referenti dell’associazione che opera in Togo sono rimasti spiazzati e hanno ringraziato a più riprese; Susanna è la volontaria che lavora in Africa, mentre Davide è il punto di riferimento a Bergamo. Queste le sue parole: «Avete fatto qualcosa di straordinario, non siamo abituati a tanta generosità tutta assieme. Non posso fare altro che ringraziarvi e complimentarmi con voi per il grande spirito di solidarietà che vi anima e la capacità di coinvolgimento… Non è da tutti. Ho visto che non vi siete limitati a raccogliere fondi per i bimbi della Maison e del villaggio, ma anche per altre iniziative (i bimbi dell’ospedale di Bergamo, ad esempio). Avete un cuore veramente grande, voi e le persone che vi circondano. Semplici tifosi, tanto bistrattati ma che oltre all’amore per una squadra di calcio sanno dispensare amore anche per chi ne ha più bisogno». Alessandro “Lissa” Pezzotta, presidente dell’associazione “Chei de la Coriera”, non è uomo di tante parole ma la semplicità della sua risposta è molto significativa: «Cosa posso dire, è nato tutto quasi per caso grazie a una segnalazione di Ale e l’iniziativa è stata sposata con entusiasmo sia da chi ci segue spesso che da chi ci conosce e ci sostiene sulla base della simpatia e dell’amicizia personale. L’iniziativa ha avuto un risultato in linea con le aspettative e di questo siamo orgogliosi. Però guai a fermarci. Ok il concetto di “senza confine”, ma un occhio di riguardo verrà dato anche a iniziative per sostenere qualcosa di “vicino”, discorso già iniziato con la Pediatria del Papa Giovanni peraltro».

 

 

Ultras e non, il cuore pulsante di Bergamo. La cosa più bella di questo tipo di storie è che ce ne sono davvero tante. Ci si mettono gli ultras quando si impegnano per i terremotati di Moglia, de L’Aquila o di Amatrice, ma anche per l’asilo in Ruanda; si impegnano i “Club Amici dell’Atalanta” con, ad esempio, la Camminata Nerazzurra, che ogni volta permettere di raccogliere fondi per molte realtà della provincia; e poi si sono i ragazzi di “ATA – Associazione Tifosi Atalantini”, e pure “Chei de la Coriera”. Tante realtà diverse tra loro che hanno in comune la passione per la Dea e una voglia innata di fare del bene. Magari nemmeno si conoscono tutti i progetti sostenuti, ma ci sono. Parliamo di Atalanta ogni giorno, spesso cerchiamo di sviscerare argomenti che spaziano dal campo al mercato, ma è giusto sottolineare anche iniziative come queste, perché danno la giusta misura di come la passione per il calcio vada spesso a braccetto con la voglia di non lasciare solo chi è in difficoltà. Ci sono esempi un po’ in tutta Italia, difficile citarli tutti, ma ad esempio a Genova, dopo il crollo del ponte Morandi, genoani e sampdoriani si sono rimboccati le maniche e hanno dato una mano concreta alla loro città. Nessun populismo, nessuna voglia di incensare i tifosi, ma il semplice racconto di chi aiuta gli altri per il piacere di regalare un sorriso a qualcuno che vive nelle difficoltà.

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