Quella profezia di Gasperini
che ci sta facendo impazzire

Il Profeta, alias Gian Piero Gasperini, ha rilasciato giovedì un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. Tra tante dichiarazioni ce c’è una che, comprensibilmente, ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi. Sentite qui, dal Vangelo secondo Gasp: «L’Atalanta in Champions? Io ci provo». Avete letto bene? Ma proprio bene? Fino in fondo? Ecco, allora anche voi siete nella stessa situazione nostra: praticamente al manicomio pazzi di gioia.

Provando per un attimo a riprendere il lume della ragione cerchiamo di spiegare perché le parole del tecnico degli orobici non sono uno spot per il pubblico, ma una ferrea convinzione che nasce dal campo. Tutto quello che Gasperini ha detto, dice e dirà nasce sempre dal campo. E siccome è quello che conta quando si parla di calcio, giusto mettere i puntini sulle “i” e provarci.

 

 

1) Corsa Champions per 4, solo 2 sono fuori gara. Il campionato di serie A finora ha espresso grande equilibrio, ma anche valori abbastanza netti. In coda come in vetta. Juventus e Napoli, senza pensare troppo ai punti conquistati ma guardando le prestazioni, hanno finora dimostrato di valere di più delle avversarie. Parliamo dell’Atalanta e non solo. La squadra di Allegri ha venti titolari e può anche schierare il miglior giocatore del mondo insieme a Messi del Barcellona. Una squadra con Cristiano Ronaldo puoi batterla forse in una gara secca (e noi aspettiamo la sfida di Coppa Italia che si giocherà a Bergamo a gennaio) ma sulla corsa lunga di un torneo non c’è partita. Il Napoli ha un grande allenatore: se Ancelotti continua a mischiare le carte che ha a disposizione e ottiene sempre risultati è difficile perdere la bussola con tutti gli assi che ha nel mazzo. Le altre, prestazioni alla mano, sono tutte “giocabili”: Inter, Milan, Lazio e Roma hanno rose superiori a quella della Dea, ma nessuna ha un progetto di calcio avanzato come quello del Gasp.

 

 

2) Nessuna pressione dall’ambiente, solo sostegno. Nell’intervista di Gasperini c’è un passaggio determinante per capire il contesto in cui lavorano i nerazzurri. «Qui nessuno ci chiede di vincere ma di onorare la maglia» non è un refrain buttato in pasto al giornalista di turno per fare bella figura, ma la piena presa di coscienza che a Bergamo si vive l’Atalanta come una fede che pulsa nel cuore e non come la squadra che vince e ti permette di fare lo spaccone con gli amici. L’ultimo esempio si è vissuto proprio contro la Sampdoria qualche settimana fa con l’applauso di tutto lo stadio a favore degli atalantini sconfitti che avevano dato tutto. Se non c’è pressione, l’aspetto mentale può essere modellato solo con positività verso l’obiettivo e non allenando anche la gestione della sconfitta. Pensateci bene, è molto diverso. Il sostegno incondizionato di una piazza che ha sempre lottato per non retrocedere e ora si trova a volare con le emozioni è paragonabile alla gioia che provano i bambini al Luna Park: se la giostra preferita è spenta, nessun problema e via con quella di fianco. Se l’Atalanta buca una partita ma lotta, nessun problema e avanti con quella successiva.

 

 

3) Occasione della vita per tutti i giocatori. I giocatori dell’Atalanta, a parte qualche eccezione, hanno visto la Champions League solo in televisione. Finire nell’urna con squadre come il Barcellona, il Real Madrid o il Liverpool fa venire la pelle d’oca solo a pensarci, ma per i ragazzi che ogni giorno lavorano in gruppo è uno stimolo pazzesco anche solo poterci credere. Se l’Atalanta dovesse davvero arrivare in Champions League, tutti i giocatori vedrebbero aumentare in modo esponenziale il loro valore e la carriera di ogni elemento avrebbe un’impennata. Se partecipi a una rincorsa che culmina con un risultato straordinario verrai ricordato per sempre da quella tifoseria e non solo per quello che hai fatto. Considerando che la statua di Gasperini sarà certamente realizzata da qualche matto sostenitore della Dea non è escluso che in tante piazze di città e provincia possano nascere altri busti in ricordo di un’impresa epica. Scendendo più nel concreto, un giocatore dell’Atalanta qualificata in Champions sarebbe qualcosa di enorme per sé stesso e per tutto il movimento calcistico. L’esempio del Leicester di qualche anno fa è forse il più popolare, ma ce ne sono diversi e molto emozionanti. A Zingonia sanno tutti molto bene che seguendo Gasperini non ci sono limiti da porsi, quindi lavorano meglio e ancora più forte e considerando che ciò è stato fatto anche quando le cose andavano male provate a immaginare come può andare ora.

 

 

4) La piazza sogna e accende la follia. Questo è il tasto più delicato e allo stesso tempo più incredibile di tutta la vicenda. Il Bocia, qualche anno fa, durante un’intervista mi disse: «Fabio, prepara ago e filo. Prima o poi servirà, vinceremo lo Scudetto». Sui due piedi non ho preso con fiducia quell’invito, ma adesso che Gasperini sta trasmettendo a tutti il suo “Verbo Calcistico” iniziamo a credere fermamente che l’impossibile può diventare possibile. La piazza sogna insieme ai suoi giocatori, non chiede ma sostiene. Non punta il dito ma abbraccia. Sono gesti diversi, momenti speciali che solo chi vive Bergamo e l’Atalanta può capire. La sosta per le Nazionali vissuta come un fastidio è diversa da quelle di molte altre volte. In questa fase, i tifosi vorrebbero veder giocare le partite ogni 95 minuti. Poi però tutti si fermano e pensano. Pensano che forse pure l’eliminazione dall’Europa League può essere stata un vantaggio e l’unico pensiero è andare all’Atalanta per crederci. Tutti assieme. Tra squadra e tifosi c’è sempre una chimica incredibile, che si vinca o che si perda non svanisce mai la voglia di stare vicini alla squadra e questo è un vantaggio enorme. Non sappiamo come andrà a finire, è prestissimo. Però siamo certi che i tifosi ci credono e che società e allenatore sono il meglio che si possa avere. Avanti, un passo alla volta tutti uniti.

 

 

5) Le sorprese fanno bene a tutto il movimento. Ogni tanto, ciclicamente, ci sono grandi sorprese nel campionato di serie A. Capita in coda ma anche in vetta e siccome non basta avere grandi nomi per ottenere grandi risultati, ecco che spuntano allenatori che “fanno bene al calcio” come Gasperini. La definizione di Spalletti del collega è quanto di più emozionante ci sia, in giro per l’Italia e per il mondo ci sono una serie infinita di tifosi del pallone che guardano ai risultati dei nerazzurri e si regalano un sorriso se la squadra gioca bene e vince. Una Dea nei primi quattro posti significherebbe per tutti che anche i più piccoli possono diventare grandi. Lo stadio in ristrutturazione fa già parlare di Bergamo e dell’Atalanta ma un’impresa come quella di arrivare così in alto (peraltro già riuscita a Gasperini due stagioni fa e non il secolo scorso) sarebbe formidabile per la promozione planetaria del progetto calcio. Mamma mia quante cose belle possono nascere da undici leoni che danno quattro calci al pallone. L’Atalanta è davvero una cosa meravigliosa.

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