A Reggio si compie la storia
Impossibile non esserci

«Fabio, l’anno prossimo viene Velasco in panchina». Il Bepo arriva al caffè tardi, sono quasi le 9. Uno come lui a quell’ora è già stufo di vedere la luce ed è incazzato con il mondo, ma stavolta sorride e mi parla di Julio Velasco, mister della pallavolo.

«Amico mio, perché Velasco?».

«Perché ga no pie i bale de et i oter che i giôga con i ma e nisù fischia. Porco cane (perché non ne posso più di vedere gli altri che giocano con le mani e nessuno fischia)».

«Che poi chi l’ha presa ancora non si capisce!».

«Ecco, se non la capisci te giornalista figures u gnorantù cume me… (figurati un ignorante come me…)».

 

 

«Dai Bepo che sei sorridente, il pareggio è buono anche se ormai avevo fatto la bocca buona alla vittoria».

«La bocca? Fabio, gli ultimi dieci minuti ho perso quattro anni di vita. Gollini l’ha combinata grossa, ma poi si è riscattato».

«Io sono orgoglioso dell’Atalanta che ho visto, chiaro che la vittoria sarebbe stata preziosissima, ma anche il punto è decisivo: adesso bisogna vincere con il Sassuolo ed è fatta».

«Tutti sono preoccupati del Sassuolo, a me preoccupa solo l’Atalanta».

«Perché dici così?»

«Fabio, molto semplice: siamo più forti e con un milione di motivazioni in più, Però è un match point come non siamo abituati a giocarne e quindi bisogna stare il più sereni possibile. Se si inchiodano le gambe prendiamo rischi inutili».

«Bepo, dobbiamo semplicemente fare l’Atalanta. Non è facile, ma la partita si prepara da sola: i giocatori hanno a 90 minuti di distanza la possibilità di entrare nei gironi della competizione più importante del continente: se, come dice Gasperini, è la testa che fa tutto, domenica li tritiamo».

«Il ragionamento non fa una grinza ma sö preocupat istes (sono preoccupato lo stesso».

«Pota Bepo, per forsa».

«È una gara che possiamo vincere e che dobbiamo vincere, la numero 49 dell’anno. Ci sarà tanta pressione, spero che nessuno voglia strafare e che vada tutto per il meglio dal punto di vista arbitrale. E dell’ordine pubblico».

«Ordine pubblico? Ma se quelli del Sassuolo sono in cento e tranquillissimi…».

«E chei (quelli) del Milan? I giöga a Ferrara, la strada l’è la stesa (giocano a Ferrara, la strada è la stessa)».

«Bepo, siamo andati in ventiduemila a Roma con la Lazio e l’unica cosa che è successa è stata causata da due idioti di Roma che hanno buttato una torcia dentro una macchina dei vigili. Secondo te, in un’occasione del genere qualche bergamasco pensa a fare casino con i milanisti? Dai, andiamo tutti a Reggio e stop».

 

 

«Hai ragione anche te. Comunque vorrei che la decidesse Masiello, ho letto il tuo post di ieri su Facebook: non ha ancora fatto gol in campionato, è l’occasione migliore».

«A me va bene anche se segna Colpani, non ci sono problemi. Piuttosto, Bepo, ma se andiamo in Champions League cosa fai per festeggiare?».

«Negot! (niente)».

«Come negot? Saret mia mat? (come niente, non sarai matto)».

«Fabio, se festeggiassi come vorrei mi ritrovano a Lerici sdraiato sotto una panchina con perizoma di pizzo rosso e una bottiglia di Amarone da cinque litri appena scolata. È una roba fuori dal mondo quella che sta per accadere. Quindi a casa, camomilla e nanna. Poi, lunedì mattina, cioka da paura (sbronza da paura), ma domenica sera me ne sto tranquillo»

«Te sei matto. Ci sei a Reggio?».

«Secondo te? Non me la perderei per nulla al mondo. Fabio, abbiamo la leggenda che si compie. Non mancherei per nulla al mondo».

«Vero Bepo, ho la pel de poia (ho la pelle d’oca): non mancherò nemmeno io. Per nulla al mondo».

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