Sto iniziando a capire adesso
l’impresa della Dea. E la nostra

Sono le 22.57 di venerdì sera. La casa è silenziosa, Sara e le bimbe si sono addormentate da un po’ e io mi ritrovo qui sul divano a cercare un argomento. Sarà una bella sfida, nelle prossime settimane: un argomento al giorno senza la travolgente Atalanta che scende in campo. Rischio banalità? Altissimo. Proviamo a evitarlo, in fondo siamo sempre quelli che in ventitremila si son trovati a spaccare d’emozione il cielo sopra l’Olimpico il 15 maggio. Per una finale persa. Prima di riprendere a raccontarvi tutto quello che gira intorno al mondo nerazzurro (lunedì troverete il mio racconto della Camminata Nerazzurra in apertura) ho deciso di prendermi un po’ di spazio per raccontarvi una cosa bellissima: l’Atalanta è arrivata terza in serie A, parteciperà alla prossima Champions League, avrà ancora Gasperini in panchina e farà un bellissimo mercato.

 

 

Come dite? Sapete già tutto? Pota scècc, anche io queste cose le sapevo già ma stasera, nel silenzio di casa e con il soggiorno buio illuminato solo da una piccola luce d’angolo, ho iniziato a realizzare che cosa è successo. Sarà perché i quarant’anni mi fanno sentire più maturo (tranquilli, appena rivedo uno dei video allo stadio in cui urlo “Giacominoooooo” poi mi passa), sarà perché mesi e mesi a trasudare emozioni mi hanno stravolto le budella, ma la verità è che sto iniziando a capire. A realizzare. A mettere a fuoco una realtà che nemmeno nel sogno più bello potevo immaginare. Nessuno di noi poteva farlo.

Sarò sincero, “lavorare” sull’Atalanta in questi ultimi tre anni è stato fin troppo facile. Quando hai tanta bellezza da descrivere è normale trovare i titoli buoni e le sfumature migliori. I risultati arrivano, i momenti di “sclero” sono infintamente più piccoli delle gioie provate e le emozioni sono talmente grandi e costanti che perdi pure un po’ il senso della misura. Quando la giostra si ferma e si spengono le luci c’è un momento (più o meno lungo) in cui l’adrenalina si placa e la visione della realtà torna a rimettersi a bolla. L’esempio migliore? La suoneria della Champions. Dai, sii sincero: anche tu che stai leggendo in questo momento questa lettera hai impostato la famosa musichetta sul cellulare. E ogni volta aspetti almeno 44 secondi a rispondere al telefono: chi ti chiama capirà, bisogna sentirla tutta.

 

 

A me l’adrenalina della settimana è iniziata a passare questa sera: abbiamo vissuto Atalanta-Sassuolo e poi il summit Gasperini-Percassi e poi l’annuncio di presidente e allenatore e poi le prime dichiarazioni dei protagonisti. E poi, e poi, e poi. Sembra la canzone di Giorgia di qualche anno fa, ma qui, a differenza di quel testo, non si parla di un amore che fa soffrire, ma di qualcosa che fa gioire. Amici atalantini, tocca cambiare il verbo: non si tratta di sognare o di sperare, ma di credere. L’abbiamo davvero conquistata la Champions League. Siamo arrivati terzi in Italia, Roma e Milano leggono la targa. C’è scritto “BG”.

 

 

Qualcuno si chiederà perché riempire una pagina digitale di BergamoPost con queste parole, probabilmente i primi sono proprio il direttore e Andrea che mi sopportano ogni giorno e che capiscono subito con che umore posso arrivare in redazione o chiamare al telefono: dipende tutto da quello che combina la Dea. È bello lavorare così, è bello vedervi felici in giro per le strade ed è altrettanto bello vedere da vicino i calciatori e capire che anche loro sono felici di renderci felici. Professionalmente, la conquista del terzo posto è qualcosa di enorme, ma vi assicuro (un paio di giocatori li ho visti a pranzo in settimana) che nello spogliatoio sono tutti felici. Tutti. Per loro stessi e per tutti noi.

Prima di salutarvi e dei ringraziamenti finali, mi permetto di darvi un consiglio. Prendetevi tutto il tempo necessario per godere di quanto ha fatto l’Atalanta. Non abbiate fretta, non fatevi venire la fregola di capire chi arriverà per dare una mano alla squadra. Non serve. Abbiamo l’enorme fortuna di poter vivere una delle avventure più belle della storia atalantina, chi non capisce che non sta solo assistendo alla leggenda che si compie ma che ne fa parte al 100 per cento si sbaglia di grosso. In questi giorni, tra un pezzo e l’altro, mi sono tornate alla memoria le parole del Bocia, quello cui anche il Consiglio di Stato ha negato la possibilità di rientrare allo stadio. Una volta, durante un’intervista, mi ha detto una cosa che non scorderò mai: «Fabio, prepara ago e filo. Prima o poi cuciamo lo Scudetto sul petto».

 

 

Claudio è un inguaribile sognatore, non lo so se mai potrà accadere, ma intanto godiamo della strada che stiamo facendo. Non pensate a dove possiamo arrivare, concentriamoci sui passi che stiamo facendo. Mai, in passato, qualcuno si era trovato in questa situazione. E allora vi dico grazie, è stato un anno semplicemente pazzesco e il privilegio di raccontarvi la Dea mi ha riempito il cuore. Mi sono emozionato tante volte, non mi vergogno a dirlo. A Roma e con il Sassuolo i punti più alti, ma anche a Copenaghen è stata tosta. Ormai sono le 23.25, la stanchezza si fa sentire, ma prima di chiudere è giusto sottolineare le parole di Gasperini in una intervista di ieri. «Mi sento bergamasco nello spirito. Piedi per terra, senza esaltazione. I bergamaschi sono concreti. Io che ho abitato davanti al mare e all’orizzonte li ho spinti a sognare. Una piccola spinta. Come ha scritto un poeta, il bergamasco s’infiamma di rado, ma è brace sotto la cenere. Io ho solo soffiato un po’…». Lui ha soffiato, noi abbiamo iniziato a sognare. Adesso che siamo svegli, possiamo dirlo: amici, è tutto vero. Siamo terzi e in Champions League. L’anno prossimo si parte sempre per salvarsi, tanto dai 40 bisogna passare comunque. L’importante è lavorare, vincere e continuare a stupire. Tutti insieme, al fianco della Dea.

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