Tre concetti espressi dal Gasp
sul mercato e la Dea di oggi

Mancano venti giorni al via del campionato, l’Atalanta è in costruzione e Gasperini è tornato dopo la gara di Leicester sulla situazione del gruppo e sul mercato che deve ancora concludersi. Ci sono almeno tre punti secondo noi decisivi nel discorso fatto dal mister; rispetto a un anno fa il suo approccio è totalmente cambiato e la spiegazione è molto semplice: come tutti, vuole migliorare ma è consapevole che l’Atalanta è già un’ottima squadra.

 

 

Punto primo: il baraccone del mercato. Nei circa 14 minuti di audio intervista che il tecnico ha rilasciato ai tre giornalisti presenti (Fabio Gennari, Andrea Elefante della Gazzetta e Marco Sanfilippo de L’Eco di Bergamo) il tecnico ha toccato molti argomenti. La critica più forte è arrivata per il mercato italiano che, a suo dire, è un «baraccone». «In Inghilterra – ha spiegato il tecnico – pensano al calcio e non al cinema, quindi il mercato chiude il giorno prima del campionato. Da noi invece dura troppo, è un baraccone». La posizione di uno che ha come dogma il lavoro per costruire un calcio che sta ottenendo risultati straordinari è assolutamente condivisibile, non si può pensare di attendere gli ultimi 10-15 giorni per rifinire le rose, e questo vale per tutti gli allenatori. Gasperini ha già in rosa due ottimi innesti come Muriel e Malinovskyi, ma in difesa aspetta un nuovo arrivo. Ci sono una serie di nomi sul tavolo e qualcosa sarà fatto, ma il domino del mercato si scatena solo nel finale di agosto e questo, con le partite che iniziano, è assurdo.

Punto secondo: nessun nuovo arrivo può spostare subito gli equilibri. Lo stesso tecnico degli orobici ha detto un’altra cosa molto importante che spiega il suo calcio. «Parlando del mercato, la società conosce bene le mie idee e si sta lavorando. Non è semplice, non c’è nessun giocatore da prendere oggi da fuori che venendo qui ti cambia le cose da solo». Avete letto bene: non c’è nessun giocatore da prendere oggi che cambierebbe le cose da solo. Chi conosce il calcio del Gasp, capisce al volo il concetto. Marten de Roon, uno che oggi è tra i cardini della squadra e che conosceva già l’ambiente, ci ha messo tre mesi a diventare il de Roon che conosciamo. Zapata lo stesso. Hateboer pure di più. E gli esempi sono tantissimi. Serve tempo perché il mister è un allenatore molto preparato ed esigente, se i difensori che ci sono danno le garanzie che hanno portato la squadra al terzo posto è giusto fidarsi. Lo ha detto anche Gasp: lui non gioca a difendersi ma ad attaccare, quindi davanti e in mezzo servono certezze granitiche mentre dietro si può completare.

 

 

Punto terzo: la parola d’ordine è “migliorare”. Quando il tecnico atalantino dice che «cercano di migliorare la Juventus e il Real Madrid, penso che debba pensare di farlo anche l’Atalanta» esprime un concetto molto chiaro. L’interpretazione più superficiale collega questa affermazione al mercato, ma basta analizzare un po’ per capire che oltre a qualche innesto il mister si riferisce alla squadra. Se Palomino è mal posizionato su una rimessa laterale che manda in gol Vardy, non devi comprare un nuovo giocatore ma chiedere al ragazzo di alzare il livello di attenzione. Questo esempio è solo il più semplice, ci sono tante piccole cose che in una partita sono decisive per il risultato finale. L’Atalanta a inizio agosto non potrà mai essere tonica e concentrata al cento per cento perché le tossine e i carichi di lavoro si fanno sentire. Vincere ora serve solo per vivere meglio la tintarella in spiaggia, ma in realtà conta niente. E allora avanti, al lavoro per migliorare ancora e cercare di essere sempre più bravi.

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