I tre “soldatini” nerazzurri
al servizio di mister Gasp

Nella splendida Atalanta vista all’opera mercoledì sera contro la Juventus ci sono tre giocatori che, per motivi diversi, si meritano grandi applausi. Per la prestazione e per come hanno saputo aspettare il proprio momento, per la dimostrazione di grande professionalità e per la risposta che sul campo hanno dato alle voci di mercato. In un gruppo, avere ragazzi come Djimsiti, Palomino e Castagne a disposizione è una fortuna perché sono dei titolari aggiunti senza capricci da star e sanno sempre rispondere presente in ogni occasione.

 

 

Il muro svizzero-albanese: Berhat Djimsiti. Quando Gasperini lo ha scelto in alcune partite di inizio stagione sembrava il classico elemento tappabuchi che va bene contro israeliani o la Roma, visto che dopo poco ti giocavi tutto a Copenaghen. Il ragazzo in estate sembrava quasi un esubero, ma chi lo vede allenarsi ogni giorno sul campo racconta di un elemento capace di lavorare al top senza soluzione di continuità e in grado, nel giro di poche settimane, di annullare gente come Icardi e Cristiano Ronaldo. Nella sfida di campionato con la Juventus ha pure insaccato un’autorete che a rivederla in tv fa sorridere, però professionalità e spirito da guerriero gli hanno sempre permesso di farsi scivolare addosso ogni situazione come se fosse assolutamente normale e contro la stessa Juve, ma in Coppa Italia, lo abbiamo visto guidare la difesa come se avesse sempre giocato in mezzo a Toloi e Palomino facendo dimenticare a tutti che in panchina c’era anche Mancini, prossimo (probabile) uomo mercato dei nerazzurri.

 

 

Il tucumano imperscrutabile: Luis Palomino. Il suo mese di gennaio è stato turbolento. Prima le voci sul Boca Juniors che lo hanno un po’ destabilizzato, poi spifferi di ammutinamenti a Zingonia e infine la bellissima prestazione contro la Juventus che è, in verità, solo l’ultima di una serie di ottime partite. La verità è che situazioni come la sua sono all’ordine del giorno nel calcio: puntava a un rinnovo di contratto che è stato ottenuto, così come è normale che sia, ma basta guardare le partite per capire che la sua professionalità non è mai stata messa in discussione. Nel giorno in cui Masiello era squalificato e Mancini non stava bene, contro il Cagliari in Coppa Italia ha giocato e vinto insieme ai compagni. Su Instagram ha messo la foto in maglia nerazzurra con la gioia di chi non è mai andato via “mentalmente” dal progetto; ha riposato a Frosinone e contro la Roma è entrato nella ripresa sistemando alcune falle difensive dalla parte di Zaniolo. È un tipo particolare, magari caratterialmente difficile da decifrare fuori dal campo, ma dentro il rettangolo verde non c’è veramente nulla che gli si possa dire.

 

 

Tim “Borole” Castagne, l’uomo della provvidenza. Mano fasciata e occhialetti da intellettuale fuori dal campo, motorino instancabile e pure marcatore preziosissimo dentro al rettangolo verde. Nel giro di pochi giorni, Castagne ha segnato di testa il gol della speranza con la Roma e sbloccato con un gran pressing seguito da un destro chirurgico la partita di Coppa Italia con la Juventus. Giocando a sinistra, lui che è un esterno destro naturale, senza mai mostrare segni di cedimento. Fisico o mentale. Il suo rendimento è in crescita costante, sulla sinistra per il momento ha tolto il posto a Gosens, ma l’impressione è che possa senza problemi giocare anche al posto di Hateboer. Tra l’altro, con lui in campo si può anche eventualmente sfruttare l’olandese numero 33 un po’ più alto in certi tipi di partite e nel caso di necessità. Del resto, parliamo di un ragazzo che gioca in nazionale col Belgio e che non ha mai smesso di lavorare da professionista esemplare sui campi di Zingonia. Elementi così, nel gruppo, sono fondamentali.

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