Taccio, urlo e sono contento
Ma dove possiamo arrivare?

In questo momento, la tifoseria atalantina si divide in tre grandi schieramenti: quelli che ci credono e non lo dicono, quelli che ci credono e lo dicono senza nessun problema e quelli che comunque vada hanno già vinto. Dopo la bella vittoria di Cagliari, la pagina Facebook Radiodea ha proposto un quesito semplice e diretto: dove possiamo arrivare? La domanda è stata vista da quasi quattromila utenti con circa 130 commenti e basta scorrere un po’ dei pensieri lasciati dai tifosi per capire quanto sia magico il momento che vive la Bergamo del pallone.

 

 

Primo gruppo: ci credo ma non dico nulla. L’Atalanta è in piena corsa per la qualificazione all’Europa che conta e ha pure la possibilità di raggiungere la finale di Coppa Italia in programma a Roma il prossimo 15 maggio dovendo giocare la semifinale con la Fiorentina. Quelli che “ci credono ma non lo dicono” li noti dai commenti generici, dalle risposte secche, concise e dal sorriso sornione. Sono la fetta probabilmente più grande degli appassionati perché non bisogna mai dimenticare che siamo bergamaschi. Le emozioni positive, le storie più belle ci piace viverle invece che sbandierarle.

L’unico modo per stanare i più silenziosi è metterla sul gioco della scelta: meglio la Champions o la Coppa Italia? La maggioranza risponde che vogliono vincere un trofeo e questo risponde intrinsecamente alla domanda di cui sopra: se scegli una o l’altra opzione di apoteosi pallonara, significa che ci credi anche tu pur non volendolo ammetterlo pubblicamente. Sia chiaro, nessuno vuole obbligare nessuno a esternare emozioni che sono tanto intime quanto importanti, ma è bene capire che ormai siamo tutti talmente estasiati dal calcio di Gasperini che condividere il piacere e i sogni rende tutto ancora più bello.

 

Secondo gruppo: ci credo e lo urlo a tutto il mondo. È il gruppo più colorito, quello che è talmente convinto che qualcosa di splendido potrà accadere tanto da gridarlo ai quattro venti senza nessun tipo di fastidio o remora. Fanno parte di questa schiera di appassionati quelli che ormai hanno meno capelli che denti ma pure chi viaggia un po’ prima della mezza età eppure di brutte cose, calcisticamente parlando, ne ha vissute una marea.

Nella ridda di commenti di chi ci crede alla grande sono ultimamente spuntati anche tanti tifosi che puntano al terzo posto. Premettendo che anche chi scrive ci crede di brutto, la spiegazione è presto data: perché accontentarsi quando credere di poter fare il massimo non costa un centesimo? Sono emozioni positive, sono scariche di adrenalina costanti che servono per tenere tutti con un atteggiamento positivo anche se dovesse capitare di perdere qualche colpo durante la rincorsa finale.

 

 

Terzo gruppo: comunque vada, sarà un successo. Anche se vincere piace a tutti, chi commenta senza la benché minima pressione di fare risultato e soddisfatto del viaggio che stiamo compiendo indipendentemente dalla meta che raggiungeremo è il tifoso quasi ideale. Passare dalla lotta per non retrocedere alla possibilità di entrare in tutti i discorsi che contano per le zone nobili della classifica è come passare dal panino del Burger King alla cena da Vittorio. Certo, i piatti da consumare sono ancora da capire, ma non è fondamentale sapere se faremo solo l’antipasto o se arriveremo fino al caffè: esserci è l’unica cosa che conta.

Tra l’altro, i tifosi che compongono quest’ultimo gruppo virtuale sono anche quelli della filosofia percassiana: salviamoci e poi tutto quello che arriva sarà un di più. L’approccio è il migliore per non restare scottati da quelle delusioni che nel calcio possono sempre capitare, il piacere non è la meta raggiunta, ma la fatica e il viaggio fatti per arrivarci. Nello sport conta chi vince, un vecchio adagio dell’avvocato Boniperti diceva che conta solo vincere, ma a questo punto della stagione una bella fetta di tifosi sogna in grande pur senza pressioni. Comunque vada, sarà un successo.

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