A Verona in 2.200, son pochi?
(È adesso che serve il tifo)

Oltre 2.200 tifosi presenti al Bentegodi per Chievo–Atalanta, nel settore ospiti. Il miglior risultato della stagione, certamente un’ottima risposta dei sostenitori della Dea al momento di crisi della squadra. Ma sui social gira da alcuni giorni la stessa domanda: potevano essere di più? O addirittura, dovevano essere di più? Alla vigilia di una partita importantissima per l’Atalanta, forse è giusto ragionare un po’ sulla risposta del pubblico orobico e mettere in fila alcuni pensieri, semplici ma determinanti per non perdere il contatto con la realtà.

 

 

Punto primo: meglio esserci che simpatizzare. Da più parti si è sottolineato come è facile decidere di prendere parte a trasferte come Liverpool o Dortmund, ma basta un minimo di spirito critico per capire che esserci è molto diverso che partecipare da simpatizzanti. Chi negli anni difficili era a Varese o in tanti altri posti sperduti su e giù per l’Italia a sostenere di persona la squadra non ha bisogno delle stellette europee per dimostrare il suo attaccamento. L’avventura in Europa League ha visto una straordinaria partecipazione di simpatizzanti oltre che di tifosi, ma ora che il momento è delicato a Verona, praticamente dietro casa, ci vanno poco più di 2.200 persone.

Che manchi gente della Curva, della Tribuna o del Pitch View non è importante. Quello che conta davvero è che chi ci sarà ha scelto di stare vicino alla squadra per sostenerla dal vivo in una gara determinante. Chi rimarrà a casa ha voluto (o dovuto) fare una scelta diversa e domani pomeriggio guarderà la partita senza farsi sentire. Tuttavia, la conta di chi c’era in Europa e mancherà domani, non porta da nessuna parte. Non ci sono buoni e cattivi, non ci sono tifosi veri o finti. Ci sono solo tanti modi diversi di vedere e seguire la squadra.

 

 

Punto secondo: ognuno deve fare quel che vuole. Seguire l’Atalanta non è una moda, allo stadio di Bergamo contro la Sampdoria c’erano oltre diciannovemila persone, dell’Atalanta almeno diciottomila. A Verona ci saranno solo il 10-12 per cento di quei tifosi, ma non importa: sapranno dare il loro contributo come hanno sempre fatto. Mettersi a fare la conta, come detto, non serve e ognuno è libero di fare quello che vuole. Per motivi diversi, da quelli economici a quelli personali, è troppo ampio il ventaglio di opzioni per trovare una regola, una spiegazione o una logica.

Di certo, pure rivendicare qualche diritto o vantaggio in futuro perché si è partecipato anche a trasferte apparentemente di basso livello come questa non sembra qualcosa di applicabile alla rinomata passione atalantina. Se e quando ci sarà qualcosa di organizzato che terrà conto della partecipazione dei tifosi alle gare della squadra più bella che c’è, allora sarà giusto invocare classifiche di presenza e precedenza. Fino a quel momento, chi c’è è perché in un altro posto non può stare e senza divieti a mettere i bastoni tra le ruote è al fianco del gruppo. Perché ci crede. Perché a casa davvero non riesce a starci.

 

 

Punto terzo: l’Atalanta ha bisogno di voi. Questo è forse l’aspetto più importante e che troppe volte viene dimenticato: domani a Verona la squadra ha un grandissimo bisogno di sentire il sostegno del suo pubblico. Tutto il settore ospiti dovrà essere un blocco unico per abbracciare, sostenere e spingere una formazione che deve trovare la scintilla giusta per tornare ad essere quello che è stata negli ultimi due anni.

Adesso non c’è differenza tra ultras e non ultras, amanti dell’Atalanta da tribuna o del parterre. Questo discorso può apparire esagerato visto che si gioca contro il Chievo e siamo solo alla nona di campionato, ma senza farsi prendere dal panico e guardando in faccia la realtà non bisogna nascondersi: bisogna vincere e per farlo l’Atalanta ha grande bisogno di voi. Per far girare la ruota della fortuna manca poco, quell’applauso alla fine di Atalanta–Sampdoria ha fatto risollevare la testa a tutti i giocatori e domani servirà continuare sulla stessa strada per superare il nuovo Chievo di Ventura. La missione è più che possibile, ma bisogna vincere prima di testa e poi con il cuore. Con quelle e una tecnica superiore, non ci sarà partita.