Zapagol, obiettivo Inzaghi
Avanti una gara alla volta

Adesso non bisogna correre, non bisogna alzare troppo lo sguardo ma è determinante pensare a una partita per volta. Sottolineando ciò che esalta, ammirando ciò che stupisce e vivendo con fiducia tutti i prossimi appuntamenti. Senza eccessi e con la consapevolezza che siamo dentro a una favola dai contorni semplicemente meravigliosi. L’Atalanta di Gasperini vince, esalta, convince e si prende elogi e pensieri anche di osservatori esterni che fino a poco tempo fa consideravano la Dea solo una bella realtà di provincia. Adesso in tanti ne parlano come di una grande e questo non deve spaventare ma inorgoglire.

 

 

Punto primo: Zapata ha i numeri di Inzaghi. Dal punto di vista statistico, i numeri di Zapata sono impressionanti. Il bomber colombiano è arrivato a quota 14 reti in campionato, è al vertice della classifica dei cannonieri con Cristiano Ronaldo e Quagliarella (ma su azione è il migliore di tutti avendo segnato solo una rete su rigore) e se il record atalantino di gol in serie A di un calciatore straniero, quello di Denis, è ormai alla portata (16 reti per l’argentino) ciò che esalta è il paragone con i numeri di Filippo Inzaghi.

Nell’Atalanta 1996/1997, l’attuale allenatore del Bologna segnò 24 reti in 33 partite (0,72 la media), Duvan è a quota 14 in 20 partite (0,7 la media). E ciò che più regala fiducia è che Zapata è cresciuto in modo netto nella seconda parte del girone di andata e, soprattutto, che segna contro tutti. A chi sottolinea come il poker al Frosinone sia da ponderare bene anche valutando l’avversario è giusto ricordare che Duvan ha segnato più alla Juve (doppietta) che al Sassuolo (solo una rete). Con 18 partite ancora da giocare in campionato, i dieci gol che mancano al record di Inzaghi non sono certamente impossibili.

 

 

 

Punto secondo: a Frosinone 5 assist “di scorta”. Sul campo di Frosinone, nonostante Gomez e Ilicic siano rimasti in campo fino al fischio finale, non c’è traccia dei loro nomi alla voce assist serviti per i compagni. Scorrendo le azioni si capisce benissimo come siano stati importanti, ma che il tocco finale sia arrivato due volte da Pasalic e poi da Djimsiti, Hateboer (l’unico titolarissimo dei quattro) e Pessina conferma che a disposizione di Gasperini ci sono ragazzi che sono sempre disposti a mettersi in gioco e a dare il proprio contributo.

Il mister ha sottolineato anche in passato come la possibilità di attingere dalla panchina sia una risorsa preziosissima per tutti gli allenatori, ma tra il dire e il fare c’è sempre molta distanza e quando il campo conferma le aspettative del mister e dei compagni significa che tutti gli ingranaggi si stanno muovendo nel modo giusto. Ci saranno partite in cui Ilicic e Gomez torneranno a essere decisivi anche in zona assist, nel frattempo godiamoci i protagonisti “di scorta”.

 

 

Punto terzo: nessuna fretta, una gara alla volta. In momenti come questo, dove tutto va a meraviglia, è normale che la fantasia voli in avanti. Le prossime due sfide contro Roma (in campionato) e Juventus (in Coppa Italia, gara secca a Bergamo) rappresentano appuntamenti di alto livello, ma vanno affrontati con la giusta preoccupazione e concentrazione per i 90 minuti, non con la frenesia dell’ultima spiaggia e tantomeno con la paura che tutto, in caso di sconfitta, possa svanire. In campionato manca ancora una vita: che ci si ritrovi quarti o settimi domenica alle 17 non c’è molta differenza. Bisogna comunque aspettare e giocare molte altre battaglie prima di fissare gli obiettivi.

In Coppa Italia il turno a eliminazione è ovviamente diverso per i risvolti che può avere, ma si gioca contro i marziani e ogni risultato ha la sua importanza: se si vince, tutti in paradiso, se si perde hanno vinto i migliori. E poi si ripartirà da Cagliari, poi dalla Spal e da tutte le altre. Senza fretta, con la gioia nel cuore ma la massima serenità. È uno spettacolo puro e merita di essere vissuto ogni attimo.

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