L’Italia ha compiuto 155 anni
Qualcuno se n’è ricordato?

Fate un test. Aprite Google e scrivete «Unità d’Italia». La prima voce che vi viene suggerita, tra le News, recita: «Scoperte lettere inedite di Garibaldi e Mazzini, così la Sicilia si battè per l’Unità d’Italia». Fonte: La Stampa. Tutto qui. Ed è appena passata la Festa dell’Unità d’Italia, evento che 5 anni fa immobilizzò per un anno intero il Belpaese (e d’altronde erano i 150 anni esatti) e di cui oggi sono rimaste scarse tracce.

In cerca di eroi. Ve lo ricordate, voi, il 2011? Furono mesi in cui il tricolore sventolava ovunque. A dirla tutta, cominciammo molto prima. Già nel 2010 iniziarono le prime ricorrenze in nome del Risorgimento: Napolitano andò a Genova, là dove partì Garibaldi con i suoi Mille verso la Sicilia, poi il Presidente scese proprio a Marsala, a ricordare l’arrivo della spedizione sabauda in terra borbonica. Era l’inizio di una lunga teoria di eventi e celebrazioni, feste e nomi. Ci riconciliammo con Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele. Per un anno furono i nostri eroi, dipinti dai giornali come santi e modelli di virtù. Il bisogno di appartenenza del nostro popolo, nell’apice della crisi economica e non solo, si volse a quelle pagine di storia in cerca di qualcosa di cui essere orgoglioso.

 

[L’esegesi dell’inno di Mameli fatta da Benigni a Sanremo 2011]

 

L’inno di Benigni. E come in ogni tradizione italiana non mancarono le polemiche, comprese quelle tra La Russa e Emma Marcegaglia sul giorno in cui festeggiare: il 17 marzo sia festa al lavoro, chiedevano a Confindustria, dove vedevano da vicino gli effetti di spread e crisi. Non se ne parla, replicava l’allora Ministro della Difesa, tutti a casa per il dì di festa. Puntuale arrivò anche Benigni, che è un grande artista e sa rendere tutto divino: la sua lettura dell’inno di Mameli fatta in diretta tv fu un successo di audience, ma fece storcere il naso a più di uno storico.

Cosa è rimasto ora? Insomma, per 12 mesi avemmo il tricolore negli occhi, udivamo «Fratelli d’Italia» a ogni incrocio di strada, parlavamo di Cavour e Garibaldi quasi quanto di Totti e Del Piero. Viene da chiedersi, oggi, cos’è rimasto di quell’anniversario. Le quattro primavere trascorse da allora sono filate via senza alcuna eco di quel 150esimo. Il 17 marzo è diventata nel frattempo Giornata Nazionale dell’Unità, un’occasione per promuovere i valori dell’identità nazionale, ma ad accorgersene pare ci sia solo Wikipedia. E infatti, scuole e uffici sono aperti come qualsiasi altro giorno. Ieri, tutto è passato come andò il 17 marzo del 2012, del 2013, del 2014 e del 2015. Insomma, niente più in là dei riti, a dimostrare quanto sia facile intessere retorica con fili e aghi poco solidi, e quanto poco ci metta poi la tela a sfaldarsi.

 

[I festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011]