Siamo un giornale
non un house organ

È perfino divertente assistere all’agitazione del mondo giornalistico sportivo bergamasco per un articolo di Xavier Jacobelli apparso sul nostro sito lunedì scorso, dopo la sconfitta dell’Atalanta a Udine. “Colantuono, ora basta. Ma Stendardo che fine ha fatto?” era il titolo del commento del direttore editoriale di Bergamopost.

Jacobelli, in maniera diretta, diciamo pure energica, poneva al mister dieci domande affinché spiegasse ai tifosi le incerte prestazioni della squadra nerazzurra in questo avvio di campionato. Colantuono ha risposto giovedì in conferenza stampa. Citiamo da L’Eco di Bergamo:  «Panchina a rischio? Le voci sono uscite da un sito, ma non c’è problema, ognuno può scrivere ciò che vuole, però devo dire che quelle voci sono prive di senso perché il giorno stesso in cui sono emerse ho partecipato a una riunione con la società con l’intento di ricompattarci dopo un inizio particolare».

Il mister ha totalmente ragione: quelle voci sono prive di senso. E non sappiamo quale sia il sito che le ha messe in giro. In nostro aiuto è venuto però lo stesso Eco di Bergamo online, che subito dopo il virgolettato di Colantuono, aggiunge: “il sito era quello di proprietà del patron dell’Atalanta Antonio Percassi”. Vuoi vedere che stanno parlando di noi? Percassi in effetti è l’editore di Bergamopost. Una breve scorsa agli articoli pubblicati, ma di panchine a rischio non abbiamo mai scritto, tantomeno di quella di Colantuono. E allora? Di chi e di che cosa si sta parlando?

Il sillogismo appare semplice: se un opinionista, che vuol dire la sua, la scrive sul sito del patron dell’Atalanta, allora quello che sostiene l’opinionista  è quello che pensa Percassi. Il quale Percassi avrebbe usato Bergamopost per mandare segnali di fumo a Colantuono. Un ragionamento che ci sembra francamente un po’ paranoico. Il presidente dell’Atalanta non ha certo bisogno di stipendiare dei giornalisti per dire quello che deve dire al suo mister. O, viceversa, Jacobelli – o chiunque altro lavori a Bergamopost – non aspetta di conoscere il pensiero del padrone-presidente per manifestare le proprie opinioni. È un po’ meschino – e magari un tantino offensivo – pensare che le cose stiano altrimenti, visto che qui lavorano anche professionisti non proprio di primo pelo.

Ma la cosa più curiosa – e l’articolo de L’Eco lo conferma – è che nessuno sia stato sfiorato da un’idea molto più elementare e realistica: Jacobelli ha espresso il suo parere in piena e totale autonomia. Percassi, al pari di un qualsiasi lettore interessato, avrà dato il suo giudizio sull’articolo in questione, magari prendendo le distanze da quanto ha sostenuto Bergamopost. Anche questo, in un paese normale, fa parte del gioco. Del gioco della stampa libera.

Meglio chiarirsi subito allora, visto che siamo ancora all’inizio della nostra avventura. Bergamopost è un giornale, non un house organ. E Percassi non ha certo bisogno di noi per dire quello che gli sta a cuore. È un grande imprenditore e un editore intelligente. E come ogni persona preparata, sa bene che un quotidiano, per essere vivo, interessante, innovativo, deve respirare, muoversi, scegliere e anche sbagliare, in un clima di reciproco rispetto e di libertà. Vedere l’editore dietro a ogni presa di posizione di Bergamopost fa comodo solo a chi, mancando di idee proprie, è abituato a riferire pensieri altrui.