Lettera di una donna a Wanda Nara

Cara Wanda,

devo ammettere che mi metti davvero in seria difficoltà. Nella vita sono stata accusata di essere femminista, femminista e incoerente, maschilista, maschilista e incoerente «ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino», per citare una grandissima Rebecca West, e non è che io esprima chissà che concetti di solito.

Non so che pensare, Wanda.

 

 

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Qui, tra una Merlin e un Pillon, non si capisce più niente: tutti super progressisti e smutandati su Instagram, mentre ai piani alti si propone di tornare allo stato di diritto in cui sono cresciute soggetti tipo mia nonna che se oggi ti vedesse sa il cielo cosa ti direbbe, ma in cuor suo – sono sicura – un po’ ti invidierebbe pure. Sui social sei biondissima e hai delle ciglia lunghissime (a proposito: che mascara usi sulle extension da cerbiattona? Lo voglio anch’io). Poi piangi in televisione, poi vieni difesa, poi viene Collovati che è un espertone di comunicazione.

Che uragano, Wanda.

 

 

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L’Inter (o forse è meglio dire Marotta) se n’è uscito con quel tweet sfilando la fascia di capitano a tuo marito (non si capisce nemmeno più come funzionano ‘sti uffici stampa, da quel blog stellato in avanti è stata l’anarchia). Tu però non è che te ne stavi lì tranquilla a fare la posizione del cane per rilassare un attimo la spina dorsale e pensare alla mossa successiva con la respirazione un po’ più regolare. No, tu postavi roba invereconda a ritmi serratissimi. La tua fortuna l’avrebbero fatta l’iPhone scarico e un guasto al Wi-Fi, meglio se in contemporanea (la tua fortuna ma pure quella di molti matrimoni). Mauro Icardi, povera testa, gli si vuol bene e ti vuol bene. Ma stava giocando benino, insomma. L’aumento di stipendio, la polemica sul portafogli, la macumba del cash e tutta quella roba scomoda ha senso quando fai il botto e allora giù di zeri. Ma così, senza dire ciao Ermal come stai. Facendo paragoni con i compagni di squadra. Gli spogliatoi sono ambienti pericolosi Wanda, hanno tutto un codice quei calciatori, quei maschi lì. Non è cosa che si improvvisa. Bisogna fare attenzione a tutto quello che si dice, guarda Collovati.

 

 

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Allora Wanda, qui il tempo fugge. L’8 marzo è stata la Festa della Donna e io devo assolutamente prendere una posizione se non voglio passare per femminista, femminista e incoerente, maschilista, maschilista e incoerente. Quindi: ti insultano tutti perché sei una bella donna appariscente, femminile, mamma, bionda, moglie, amica, manager entrata da ape regina nel regno dei maschi e non nel tuo e questi fallodotati si sono scantati, oppure sei una bella donna appariscente, femminile, mamma, bionda, moglie, amica, manager che ha fatto male i conti con il nemico?

Sai, a me capita sempre Wanda. Faccio un sacco di errori io, sul lavoro e nella vita. Una stupidata via l’altra. Però su Instagram condivido le canzoni di Cesare Cremonini da Spotify. E poi dei miei errori non interessa niente a nessuno, tranne un po’ al mio capo. Tu invece avevi la Curva, i tifosi, la dirigenza a contarti i like. Per non parlare di quell’indisponente di Maxi Lopez. Non so che pensare, Wanda. Davvero. Io e te siamo diverse. Io sono piccolina, mora, per andare al lavoro metto degli abiti neri, mi vesto più come Marotta che come te e nel tempo libero mi vesto come Spalletti. Quando mando le email con comunicazioni importanti, le leggo centomila volte e poi le salvo in bozze, poi le rileggo e poi le mando.

 

 

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Cara Wanda, penso che, se vogliamo proprio attenerci al professionale, il tuo operato non abbia realizzato gli interessi del cliente proprio al cento per cento (e io ho la partita Iva, certe cose le capisco). Ma un po’ di quel biondo coraggio e di quella convinzione da grande donna davanti al grande uomo vorrei averla anch’io.

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