Il cafonometro dei concerti live
Tra sudore, bagarini e pertiche

Che sia allo stadio, a teatro o nei palazzetti, il concerto è una tra le esperienze più cafone che possano capitarci. L’umanità darà il meglio e il peggio di sé. Ma soprattutto il peggio, ovvio.

 

10) Il concerto d’estate

Con l’arrivo di maggio arrivano anche i concerti all’aperto e andare per concerti è qualcosa di molto piacevole. Giusta temperatura, clima favorevole. Poi arriva giugno. Poi luglio. L’afa. Il caldo, le code. La gente che spinge. Il sudore diventa colla. L’aria è irrespirabile. La puzza di Madonna – Sticky and Sweet stadio Olimpico 2006 non voleva andare via nemmeno alla terza doccia. Le zanzare che pagano il biglietto. Se vi state sottoponendo a una tale tortura, siete dei veri fan.

Livello cafonaggine: gestibile.

Piace perché: il male minore.

 

9) Il concerto d’inverno

Come il mare d’inverno: una ingiusta tortura con un fascino particolare. Code al freddo, sensibilità degli arti compromessa, mobilità limitata. Brividi, tremori. Abbigliamento proibitivo e ingombrante. Cappellini, sciarpe, guanti finiranno pressati in zaini gonfi e bitorzoluti, man mano che l’effetto stalla riscalderà il parterre.

Livello cafonaggine: sciarpa legata alla borsa.

Piace perché: tempra il carattere.

 

8) Il bibitaro

Cinque ero una mezza frizzante? Vattene. ti prego. Costi come in centro a Capri, delinquente!

Livello cafonaggine: carrellino ingombrante.

Piace perché: può salvare delle vite.

 

7) Il fan esaltato

Fascetta e maglietta. È l’uomo (okay, la donna) merchandising. In preda alla follia, all’esaltazione. Il pazzo che sa la scaletta a memoria, vita morte e miracoli dell’artista. Fastidioso.

Livello cafonaggine: adolescenza.

Piace perché: una volta lo siamo stati tutti.

 

6) Il genitore

Il povero Cristo. Una vittima della famiglia. Un triste sventurato. Peggio di lui c’è solo la versione paracula del genitore, quello che fa finta di essere felice, coprendosi inevitabilmente di ridicolo.

Livello cafonaggine: selfie sui social.

Piace perché: merita comprensione.

 

5) Il fidanzato/la fidanzata

Altra vittima: il compagno costretto. Tra i doveri coniugali resiste l’obbligo morale di accompagnare il partner ai concerti. La noia porterà l’accompagnatore a cercare insistentemente il limone. Con chiunque.

Livello cafonaggine: separazione con addebito.

Piace perché: atto d’amore.

 

4) Il pertica

Sempre davanti alla più nanetta, sempre in prima fila. Ti devi levare, devi stare dietro, devi stare fermo, non devi fare video col telefono. Vai a casa.

Livello cafonaggine: 190 centimetri.

Piace perché: non piace, lo odiano tutti.

 

3) Il metal detector

I controlli all’ingresso sono una grande cafonata. Gente che tenta di nascondersi tappi di bottigliette in ogni anfratto possibile, la morte certa della power bank e del selfie stick. Incomprensibile, a oggi anno del Signore 2018, la lunga e cafonissima fila di deodoranti sui tavolini. Non si possono portare, lasciamoli a casa.

Livello cafonaggine: «Zaini e borse aperti!».

Piace perché: passato quello, ce l’hai quasi fatta.

 

2) La tua voce nei video

Raccapricciante. Un lamento indecente. Una sofferenza indecorosa. Riascoltarsi è straziante. Ti sei lasciato andare all’entusiasmo ma all’orecchio sei una tortura. Attenzione alle Instagram Stories.

Livello cafonaggine: graffi sulla lavagna.

Piace perché: fa sempre molto ridere.

 

1) Il bagarino

Meriti, semplicemente, il male.

Livello cafonaggine: tasso anatocistico.

Piace perché: immancabile.

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