Cara, stasera ti porto al ristorante
(in casa di gente che non conosco)

Da Roma a Parigi, la nuova frontiera è cenare a casa, senza sapere di chi. Si chiamano ristoranti underground, anche se qualcuno li ha nominati hidden kitchen, cucine nascoste, o addirittura ristoranti segreti, perché non hanno insegne e non fanno pubblicità. Vale però la pena cercarli, assicurano i nuovi adepti.

Di che si tratta. La moda dei ristoranti underground ha preso piede già a partire dal 2006 a New York, con i cosiddetti “guerrilla restaurant” e adesso in tutte le capitali europee è diventata una tradizione consolidata. Più che cene, si tratta di eventi consumati in dimore belle, centrali, dove regna una certa atmosfera. I prezzi vanno da poco più di 10 (meglio non immaginare il menù), a oltre 100 euro a persona. Gli ospiti sono persone comuni tra i 30 e i 40 anni, single, coppie o gruppi, per la maggioranza donne, perché sono le più curiose e pronte a continuare la serata anche dopo cena in compagnia dei nuovi “amici”, mantenendo i contatti vivi nel tempo. Movimenti gastronomici che hanno catalizzato l’attenzione di un grande pubblico desideroso di conoscere gente nuova, di testare una cucina alternativa e di essere coinvolto in un’esperienza inconsueta. Il fenomeno, spiega il quotidiano Times, ha avuto origine a Cuba e poi si è trasferito a New York, per poi dilagare oltreoceano. Facendo ovviamente breccia anche nella metropoli milanese.

A Milano. La tavola più cool della capitale della moda meneghina è Ma’Hidden Kitchen Supper Club. Organizzato da una coppia: lui art director, lei impegnata nel mondo della moda. Hanno liste d’attesa lunghissime, che superano le 1000 persone. Lo stile è quello di una cena informale tra amici: si porta il vino e non si ordina. Se avete sete, recita l’etichetta di queste cene segrete, servitevi da soli. In fondo, non siete al ristorante.

Altro indirizzo che va per la maggiore è la casa di Oliviero Leti, scenografo di professione, che ha arredato la sua dimora (dieci stanze) come un set ed organizza cene e brunch domenicali su richiesta. Un posto da provare almeno una volta, per scoprire questa suggestiva dimora, abitata da porcellane inglesi, posate in argento, cristalli Baccarat e opere d’arte.

Che bisogna fare. Se non volete sentirvi pesci fuor d’acqua nello sperimentare questa nuovo concetto di comunità, vi elenchiamo le regole basilari da osservare:

  1. Volete provare ma non sapete come? Sul sito gnammo.com trovate tutte le date disponibili, i menu e potete scegliere in che tipologia di casa mangiare. Un primo approccio facile facile.
  2. L’imperativo perché funzioni è la segretezza. L’utilizzo di Facebook è limitato a gruppi “segreti” di buongustai, che rispettano la regola del silenzio. Quando toccherà a voi, riceverete una mail con l’indirizzo (fino a quel momento tenuto nascosto) del luogo dove recarvi.
  3. Il pagamento, che si aggira in media tra i 40 e 70 euro, è in contanti ma, per carità, non si parla di conto. Decisamente poco elegante. La parola giusta è “donazione”.
  4. Gli invitati sono pregati di seguire un galateo ad hoc: arrivare puntuali, non dare bidone all’ultimo minuto e, se soffrono di qualche fastidiosa allergia alimentare, avvisare in anticipo.

Dove trovare i più famosi in giro per l’Europa. A Parigi, nella casa dello scultore Jim Haynes. A Berlino, il più celebre è il Phoebe in Berlin oppure The Shy chef, nel quartiere di Kreuzberg. A Londra le cene clandestine d’eccellenza portano la firma di MsMarmitelover, mentre per un profilo più basso si può sperimenatre The english can cook, mentre ad Amsterdam si mangia con The Edible Trails Supperclub oppure con Dine with the dutch. A Washington c’è l’organizzazione Hush, nata dall’idea di un ex membro della Banca mondiale, in residenze private di Georgetown. In Danimarca si può testare Meet the Danes. A San Francisco, Elizabeth Shaw accoglie i suoi ospiti nel salotto di casa e offre piatti e vini tipici californiani. A Lisbona c’è Hush Hush Garden e non poteva mancare Barcellona dove, con Kokun, la formula è singolare. Ogni settimana i proprietari di uno stravagante appartamento aprono le porte agli ospiti e si esibiscono, per loro, in una esibizione di live cooking. Al termine, banchetto per tutti. Infine, Elle Cuisine, nata recentemente a Como, ma già di gran voga. Per i globetrotter (viaggiatori accaniti), potete provare Bon Appetour, una rete di persone che ospita a cena o a pranzo le persone di passaggio in città, come una sorta di couchsurfing (servizio di scambio di ospitalità) con la tavola al posto del divano.