I consigli di lettura di Libri di Sport
Come Bartali divenne mito e icona

È nato un nuovo progetto editoriale. Giovane, fresco, moderno. Si chiama Libri di Sport e ha un obiettivo: raccontare quanto di meglio (o comunque di bello) offra la letteratura sportiva. Un settore che, negli anni, ha preso vigore e che è composto da una galassia di piccole realtà a cui Libri di Sport vuole dare visibilità. Sono recensioni di libri, sì, ma soprattutto consigli per letture più o meno conosciute, di grandi case editrici così come di piccole realtà italiane e straniere; grandi vite di campioni così come storie inedite che meritano di essere ricordate. Tutto questo viene inoltre arricchito da una scelta grafica accattivante che dà al progetto un’impronta ben definita e che ambisce ad abbinare l’estetica alla letteratura, passando per il contenuto. Per tutti questi motivi, BergamoPost ha deciso di riproporre ai suoi lettori, settimanalmente, alcuni degli articoli di Libri di Sport. Buona lettura.

 

“Sia lodato Bartali” – Stefano Pivato
di Giacomo Moccetti

«Sia lodato Bartali»: una nota invocazione di fede trasformata in un’acclamazione sportiva. Potrebbe apparire blasfema, ma è semplicemente espressione di una realtà, quella degli anni Trenta e Quaranta, dove Gino Bartali era venerato da un’ampia fetta di popolazione italiana come una figura religiosa.

Stefano Pivato, storico e saggista, ha scelto come titolo per il suo libro – una riedizione aggiornata e trasformata di quello pubblicato nel 1985 – l’apertura che utilizzò il Giornale dell’Emilia il 24 luglio 1948 per celebrare la vittoria al Tour de France di Ginettaccio. Si celebrava il campione toscano ma non solo in quanto meraviglioso atleta, bensì anche – o forse soprattutto – in quanto modello di “atleta cristiano”.

La ventennale carriera di Gino Bartali – che esplose nella seconda metà degli anni Trenta con due successi al Giro e uno al Tour e proseguì nel dopoguerra con altri trionfi in maglia rosa e maglia gialla – è infatti sempre stata oggetto prediletto della propaganda cattolica. Ed è proprio su questo aspetto che si sofferma Pivato, con un libro ricco di documenti, dagli articoli di giornale alle vignette satiriche, che lo rendono un saggio di approfondimento su un personaggio che ha segnato un’epoca non solo sportiva della storia italiana.

Bartali contro il Superuomo. Se volete conoscere la storia di Bartali, leggere delle sue imprese sportive e delle sue eroica gesta che lo portarono a salvare centinaia di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, questo è il libro sbagliato. Perché questo libro si occupa di tutt’altro, si occupa di mettere in luce l’utilizzo fatto dai media cattolici e democristiani della figura del ciclista italiano. Così scopriamo che durante il fascismo Bartali era considerato l’incarnazione dei valori sportivi cristiani quali purezza, obbedienza, fortezza e costanza, da contrapporre alla propaganda del regime che esaltava lo sport come supremazia del più forte sul più debole attraverso la promozione di “superuomini” fascisti come Primo Carnera e Giuseppe Meazza. Negli oratori si esaltava “l’arrampicatore divino”, “il magnifico atleta cristiano”, “l’arcangelo della montagna”, e lungo le strade del Giro si trovavano preti e suore a tifare per…

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