I consigli di lettura di Libri di Sport
Lezioni di cambiamento da Zanardi

È nato un nuovo progetto editoriale. Giovane, fresco, moderno. Si chiama Libri di Sport e ha un obiettivo: raccontare quanto di meglio (o comunque di bello) offra la letteratura sportiva. Un settore che, negli anni, ha preso vigore e che è composto da una galassia di piccole realtà a cui Libri di Sport vuole dare visibilità. Sono recensioni di libri, sì, ma soprattutto consigli per letture più o meno conosciute, di grandi case editrici così come di piccole realtà italiane e straniere; grandi vite di campioni così come storie inedite che meritano di essere ricordate. Tutto questo viene inoltre arricchito da una scelta grafica accattivante che dà al progetto un’impronta ben definita e che ambisce ad abbinare l’estetica alla letteratura, passando per il contenuto. Per tutti questi motivi, BergamoPost ha deciso di riproporre ai suoi lettori, settimanalmente, alcuni degli articoli di Libri di Sport. Buona lettura.

 

“Volevo solo pedalare” – Alex Zanardi
di Carlo Necchi

Si tratta del secondo libro pubblicato da Alex Zanardi, coadiuvato dal giornalista Gianluca Gasparini che accompagna, discretamente ma sentitamente, tutta la narrazione introducendo ciascuno dei 16 capitoli. Molto, moltissimo si è già detto e si continua a dire di Zanardi, ex automobilista nonché sorta di eroe dei due mondi che dal 2001 si è dovuto ricostruire la carriera, per non dire una vita, dopo l’incidente in terra tedesca costatogli l’amputazione delle gambe.

Cambiamenti. Un pit stop ai box della morte, se può passare la metafora, trasformatosi in un punto di ripartenza che ci ha regalato uno straordinario atleta paralimpico, capace di reinventarsi fino alla conquista di allori prestigiosi a bordo di una handbike, la bicicletta a braccia. Non la prima chicane esistenziale del bolognese, che ben prima del terribile botto aveva deciso di sterzare dai circuiti della Formula 1 a quelli della ex Indy Car, raccogliendovi grandi successi a fronte del solo punto racimolato in F1. Nel libro “Volevo solo pedalare” c’è un po’ di tutto questo, dal ragazzo sognatore dei kart al bi-campione iridato nelle corse americane (1997 e 1998); ma si tratta pur sempre di un sequel e perciò a venire scoperchiata è soprattutto la fase post incidente, che ha trasformato Zanardi nel campione paralimpico ammirato sia ai giochi di Londra 2012 che a quelli di Rio de Janeiro, quattro anni più tardi.

Carattere. Cosa emerge? Certamente la singolare energia vitale che in Zanardi abbiamo, chi più chi meno, già imparato a riconoscere e che né l’incidente del 2001, né la costante esposizione pubblica sembrano aver inquinato. Ma c’è dell’altro. Ad esempio uno Zanardi davvero infoiato di meccanica, smontaggio ed imballaggio, come potrete scoprire nei diversi passaggi tecnici che rischiano d’impaludare un po’ la lettura. O ancora uno Zanardi tenace, orgoglioso ed agonista sia con le gambe che senza: d’altra parte, per far strada su due piste diverse (automobilismo e paraciclismo) ci vuole uno sportivo d’eccezione prima ancora che…

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