I consigli di lettura di Libri di Sport
Il mito del Palpa, raccontato da lui

È nato un nuovo progetto editoriale. Giovane, fresco, moderno. Si chiama Libri di Sport e ha un obiettivo: raccontare quanto di meglio (o comunque di bello) offra la letteratura sportiva. Un settore che, negli anni, ha preso vigore e che è composto da una galassia di piccole realtà a cui Libri di Sport vuole dare visibilità. Sono recensioni di libri, sì, ma soprattutto consigli per letture più o meno conosciute, di grandi case editrici così come di piccole realtà italiane e straniere; grandi vite di campioni così come storie inedite che meritano di essere ricordate. Tutto questo viene inoltre arricchito da una scelta grafica accattivante che dà al progetto un’impronta ben definita e che ambisce ad abbinare l’estetica alla letteratura, passando per il contenuto. Per tutti questi motivi, BergamoPost ha deciso di riproporre ai suoi lettori, settimanalmente, alcuni degli articoli di Libri di Sport. Buona lettura.

 

“Il Palpa. Il più forte di tutti” – Roberto Palpacelli e Federico Ferrero
di Andrea Rossetti

Sincerità: è questo valore la stella polare de “Il Palpa. Il più forte di tutti”, romanzo edito da Rizzoli e scritto a quattro mani da Roberto Palpacelli (il protagonista) e il giornalista Federico Ferrero. Sincerità nel raccontare una vita di eccessi immotivati, di folle autolesionismo, di rovinose cadute e mancate risalite. Palpacelli, nell’età della piena maturità personale, senza più un soldo (o quasi) e malato, veste i panni di Pandora e scoperchia il vaso della sua perdizione e del suo dolore, dando vita a un libro che è in (buona) parte autobiografia, a tratti biografia e in molti passaggi romanzo. Lui, che aveva tutto per diventare uno dei più forti tennisti italiani e ha invece preferito alcol e droga.

Un talento mancato, non sprecato. La sincerità la si trova sin dalla copertina (il cui stile grafico, poco elaborato e basico, pare già in contrapposizione a quelle delle biografie dei grandi campioni), dove si legge: «Vita, match e miracoli del più grande talento mancato del tennis italiano». Talento mancato, non sprecato. Perché Palpacelli, in realtà, il grande tennis lo ha a malapena sfiorato. Nella classifica mondiale ci è entrato dagli scantinati e quasi per sbaglio, non lasciando mai reale traccia di sé. Poteva essere, forse; non è mai stato, in realtà. Ed è da qui che bisogna partire: non siamo di fronte alla biografia di un atleta, ma di un uomo che narra le sue miserie, figlie di scelte e non di disagi sociali o umani. Più che un libro su di un tennista, “Il Palpa” è il libro su un tossicodipendente e un alcolista, su di un uomo che, all’opposto di Re Mida, ha trasformato in polvere ogni cosa che ha toccato.

Dalla leggenda alla realtà. Lo dice lui stesso, più volte: non è stato sprecato nulla perché non è stato costruito nulla. Eppure Palpacelli, nell’ambiente, era ed è una leggenda. Un uomo dotato di un fisico e di un talento unico, un toccato dal dio della racchetta i cui colpi giovanili (ma pure quelli successivi) hanno varcato i confini regionali entrando nella mistica del tennis. Eppure tutto si ferma lì, a quei condizionali su quel che sarebbe potuto essere e non è stato. Con Federico Ferrero, voce e penna del nostro tennis che ha avuto la sagacia di inseguire questa leggenda e scardinarne la mitologia, i racconti lasciano spazio ai fatti. Ed è questa la forza del libro. Bella l’idea di alternare nella narrazione i…

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