La Levi’s non sa proprio perché
tutti indossino le sue magliette

Sono dappertutto. Non importa il contesto, il tempo, il luogo: ovunque vi troviate, ci sarà sicuramente qualcuno attorno a voi che indossa una maglietta della Levi’s. O meglio, QUELLA maglietta della Levi’s: bianca e con il logo grande centrale, ben in vista, rosso. Poi ce ne sono altre declinazioni, sempre con il marchio ben visibile. Ma è quella bianca, classica e “pulita”, ad andare per la maggiore. Un successo sancito anche dai social: l’hashtag #levistshirt vanta attualmente oltre ventimila immagini pubblicate su Instagram e ci sono tantissimi altri hashtag, di minor successo, che aggregano immagini con l’immancabile maglietta.

 

 

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Wolne poniedziałki nie są złe ❤️ #polishgirl #photooftheday #instaphoto #mirrorselfie #l4like #brunette #levistshirt #monday

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#polishgirl #polishboy #instagirl #instaboy #levistshirt ❣🖤❣🖤

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Levi’s Squad 🔴💯 #levis #levistshirt #levisoriginal #levismiami

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Mancano i numeri. A colpire è il fatto che il fenomeno non sia solo italiano: anche in altri Paesi, tra cui l’Inghilterra, le t-shirt della Levi’s in questione vanno alla grandissima. Tanto che nientepopodimeno che il Guardian le ha dedicato un articolo che non fa altro che cercare di dare una risposta alla domanda che tutti, facendo caso alla cosa, ci siamo posti: perché? Cosa ha scaturito questo rapido e, per certi versi, insensato successo? Levi’s non è un marchio nuovo e il prodotto in questione non è certo qualcosa di innovativo dal punto di vista della moda. E allora cosa può aver scatenato questa corsa all’acquisto? La cosa bella è che… non c’è risposta. Anzi, a dire il vero non ci sono nemmeno i numeri. Prima del Guardian, il sito di approfondimento italiano Il Post si era interessato alla questione, ma la Levi’s, a giugno, non è stata in grado di fornire dei numeri dettagliati sulle vendite di quello specifico prodotto. E lo stesso non è stata in grado di fare a inizio settembre, quando a chiederglielo è stato il quotidiano britannico.

 

 

2018 da urlo per la Levi’s. Gli unici dati certi che l’azienda – una delle più grandi al mondo nell’abbigliamento, presente in più di 110 Paesi e con una storia di oltre 150 anni, iniziata nel 1853 a San Francisco grazie a un immigrato tedesco, Levi Strauss – ha fornito, sono quelli dell’importante crescita economica che il marchio sta vivendo. Come riporta il sito americano specializzato in economia e moda, California Apparel News, la Levi’s ha chiuso il secondo trimestre del 2018 con circa un miliardo di euro di entrate contro i poco meno di ottocento milioni di euro del 2017. Ancora più impressionante la crescita dei profitti: si è passati dai 14 milioni di euro di dodici mesi fa ai 66 milioni del secondo trimestre 2018. Ovviamente questi numeri sono figli di un’importante crescita delle vendite su praticamente tutti i mercati di riferimento del brand: negli Usa (che rappresentano circa la metà del mercato attuale di Levi’s) le vendite hanno segnato un più undici per cento, mentre in Europa la crescita è stata addirittura del 31 per cento. Bene anche in Asia (più 13 per cento). Benissimo l’e-commerce, salito di diciannove punti percentuali.

 

 

I motivi (forse) del successo della maglietta. Le statistiche sulle magliette non ci saranno, quindi, ma è ovvio che i risultati economici dell’azienda americana dimostrano come la Levi’s, in questo 2018, abbia fortemente implementato la propria forza di mercato. Merito anche di campagne pubblicitarie riuscitissime (come sottolinea Il Post), quali “Circles”, lanciata nell’agosto 2017 e diventata uno dei video più visualizzati su YouTube dell’anno scorso con oltre 22 milioni di views. Eppure, a precisa domanda, i vertici di Levi’s non si nascondono e ammettono candidamente di non avere la minima idea del motivo del successo della loro t-shirt. Spazio, allora, all’immaginazione data l’assenza di dati empirici su cui basarsi. Secondo il Guardian, Levi’s è un marchio che racchiude al suo interno un’anima ambivalente: da un lato è la qualità, un simbolo della tradizione americana; dall’altro è anche, da sempre, un emblema della ribellione dai canoni classici, un brand che trasmette messaggi di libertà. In più (abbandonando la filosofia), le magliette sono relativamente economiche (costano venti, venticinque euro) e facili da trovare, dato che Levi’s non si affida soltanto a negozi monomarca ma si appoggia anche a grandi catene di abbigliamento, sia fisiche che virtuali. Insomma, il segreto, in fondo, potrebbe essere uno e soltanto uno: le t-shirt della Levi’s piacciono. Ed è per questo che tutti (o quasi) ne hanno una.

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