La verità è che siamo tutti matti
A partire da quando siamo in coda

La leggera follia dilagante delle persone la si vede oltremodo alla guida. Purtroppo devo fare un po’ di chilometri ogni giorno e spesso mi trovo in coda. Per altro, una delle mie più grandi curiosità esistenziali è il meccanismo di formazione delle code in punti dove non ci sono stop o semafori. Ci sarà un rimbambito cosmico che rallenta o è colpa di chi non rallenta e impedisce quindi la scorrevolezza dei flussi? Comunque, siamo in coda. Se la fila si blocca per più di dieci secondi si scatena velocemente la follia.

Innanzitutto c’è quello che vuole cambiare corsia e infilarsi proprio lì davanti. Come se non foste fermi anche voi. Quindi lui (è un uomo, sempre un uomo) si insinua con l’angolo del muso della sua auto proprio a un centimetro dal vostro faro e continua ad avanzare millimetricamente fino a bloccare tutto. Proprio tutto, non solo me che sto a guardare il suo tentativo di farsi segnare la carrozzeria. Sì, perché puntualmente il genio possiede un suv, e si dispone obliquamente alle due corsie impedendo qualsiasi movimento. Se la macchina davanti a me si muove e io resisto alla tentazione di ingranare ferocemente la prima e sfondargli la portiera, tutto si risolve e lui si immette. Ma se invece è l’altra corsia a liberarsi per prima, allora si scatena l’inferno.

Il suv che si credeva uno scooter non riesce più a tornare indietro e quindi non può schizzare via più veloce della luce fino al prossimo ingorgo; privato perciò del suo diritto maschile di sgasare inutilmente, inizia ad agitarsi. Guarda dietro, vorrebbe fare la retro, ma quello dietro (uomo pure lui) gli sta appiccicato alla targa perché non vedeva l’ora di guadagnare metri in tangenziale. Guarda avanti, ma la corsia del desiderio è ferma immobile. Guarda me, io gli sorrido e alzo le mani facendo la femmina stupida che non capisce «queste cose di auto» e intanto conto: 3… 2… 1… BIIIIIIIP BIIIIIIIP! BOOOOP! TUUUUUT! Un’orchestra di clacson sfoga tutta l’ira delle 7.40 del mattino sul mago delle code, che nel frattempo si agita ancora di più dicendo parolacce dirette all’automobilista ignoto. Finalmente la situazione si sblocca e lui indignato sgomma per immettersi nella fila e avanzare di ben tre metri, sempre accompagnato da una colonna sonora di strombazzamenti e complimenti.

La stessa foga la riscontro nelle rotonde. Se c’è un minimo di traffico, l’automobilista frettoloso vede lo sdoppiamento di corsia prossimo alla rotonda come unico spiraglio di luce verso l’avanzamento. Non importa dunque se deve svoltare a sinistra, lui supera ed entra in rotonda, ebbro della velocità supersonica dei suoi 30 km/h. Pur di procedere sterza sul cordolo della rotatoria; peccato che ora nel mezzo ci siano sempre delle sculture di dubbio gusto, perché altrimenti è sicuro che i suv-muniti taglierebbero direttamente dentro all’erba (trovando finalmente una giustificazione ai loro fuoristrada per la caccia al bisonte). Quando invece si tratta di parcheggiare in un parcheggio affollato, ci sono due categorie di automobilisti.

Quello che fa la ronda come una pantera in gabbia e l’avvoltoio, che si apposta in agguato. Le pantere girano instancabilmente aspettando una qualsiasi mossa della preda. Se per sbaglio ti aggiri a piedi per il parcheggio iniziano a seguirti come i sicari dei film di gangster. Ho sempre il timore (quando devo solo prendere una cosa in macchina senza liberare il parcheggio) che si abbassi il finestrino e ne esca una sventagliata di mitra. Se intercetta un’altra macchina che potrebbe osare rubargli il posto, la pantera non ha mezze misure. Sgomma ed entra nel parcheggio con una manovra che al confronto in Fast and Furious erano dei nonni con la Panda. A costo di rimetterci la fiancata, loro devono parcheggiare. È un diritto predatorio. Diversa è la tecnica degli avvoltoi. Scelgono una posizione da dove osservare un’ampia porzione di parcheggio e aspettano. Può sembrarvi che si intrattengano al cellulare, ma tutti i loro sensi sono all’erta, ne possiedono di appositi per rilevare le vibrazioni delle auto che vengono aperte. Quando un’altra auto in arrivo compete con loro, gli avvoltoi usano segnali visivi di vario genere: quattro frecce, abbaglianti ripetuti per provocare epilessia, se serve clacson e in casi estremi urlo dal finestrino.

Tutta la fretta del mondo comunque svanisce se sulla strada c’è un incidente. Perché in quel caso la priorità è rallentare e ficcare il naso.

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