Pensieri segreti di una commessa
C’è pure la formula roulette (russa)

Sono sempre seduta in agenzia viaggi per studiare questo ambiente a me sconosciuto. Al tavolo c’è ora seduta una coppia di giovani fidanzatini che avranno al massimo venticinque anni. Io a quell’età mi stavo facendo venire l’idea di attraversare l’Europa in bicicletta, ma per fortuna l’umanità è varia. Si siedono mano nella mano e dalla prima frase capisco subito perché alcune persone, seppur appartenenti alla mia generazione, varcano la soglia delle agenzie viaggi. «Dove volete andare ragazzi?». «Non lo sappiamo». Non lo sappiamo? Come puoi non sapere dove ti piacerebbe passare le ferie? Almeno una indicazione vaga, un debole desiderio, un’immagine vista tanto tempo fa su un cartellone pubblicitario. Almeno mare o montagna, crociera o terraferma. Se lo chiedessero a me avrei come minimo dieci luoghi dove mi piacerebbe andare se potessi permettermeli. Invece niente, il buio totale. Inaspettatamente, però, è un’evenienza a cui le agenzie sono preparate.

 

 

Infatti, senza battere ciglio, la signorina estrae un depliant da sotto una pila e io scopro la «formula roulette». Con il mio consueto cinismo da commessa spero per qualche minuto che si tratti di roulette russa, in cui una meta su dieci è in realtà una missione kamikaze, ma purtroppo non è cosi. Praticamente tu paghi, ma non sai dove ti stanno per spedire fino a poco prima della partenza. Vedo subito i due fidanzatini ringalluzzirsi e provare un brivido avventuroso. Chissà quali mete insolite verranno estratte. Chissà a quali rischi andranno incontro i nostri due impavidi viaggiatori. Ovviamente il rischio massimo che possono correre è di trovarsi su una spiaggia di sassi invece che di sabbia bianca, ma a loro questo pare già un bell’ostacolo da accettare. A quanto pare, però, hanno le idee molto chiare sul tipo di hotel che vogliono. Colazione, piscina, doccia idromassaggio, servizio in camera, televisione con Sky, frigo bar open. Non sapevano se andare nel Sahara o in crociera in un fiordo, ma sull’hotel non si transige. Avrei quasi voglia di intervenire dicendo che vicino a Bergamo ci sono buoni hotel che corrispondono ai loro criteri e così possono risparmiarsi il volo intercontinentale per luoghi che tanto non vedranno mai.

 

 

La formula roulette li ha soddisfatti. Neanche a dirlo, è tutto compreso e tutto organizzato, non devono nemmeno pensare a prendere il bus giusto una volta scesi dall’aereo. Nemmeno il brivido di sbagliare direzione e finire all’altro capo dell’isola. Quando i due fidanzatini “anziani dentro” si alzano, è il turno di tre amici che vogliono fare una vacanza all’insegna dell’alcool. In questo caso posso comprendere perfettamente perché i baldi giovani si affidino all’agenzia di viaggio. Innanzitutto sono tre maschi e geneticamente sono poco propensi a organizzarsi (quasi quasi manco a farsi le valigie), e poi non è certo la prima vacanza alcoolica che si fanno. I loro neuroni sono ulteriormente rallentati nel capire le operazioni da farsi per partire. Eccoli perciò seduti davanti alla gentile signorina che, senza nemmeno chiedere, ha già tirato fuori i soliti depliant con Ibiza-Formentera-Barcellona. Resta solo da capire quanto possono spendere i tre spiantati, o meglio quanto vogliono spendere per l’hotel e quanto invece vogliono conservare per i cocktail. Non sono molto concordi tra loro. Uno vuole l’hotel con la piscina, l’altro dice che tanto andranno a morire in spiaggia quando si alzeranno alle 14.30, il terzo vuole la colazione a buffet. Alla fine la ragazza del banco rifila loro la stessa formula che credo proponga a tutti quelli che vanno a fare la vacanza delle discoteche: hotel a poca distanza dalla spiaggia con zero optional, balcone vista vicolo sul retro e reception aperta ventiquattrore su ventiquattro in caso di coma etilico. Inoltre la signorina, che sa fare bene il suo lavoro, assicura loro che le discoteche migliori sono proprio lì vicine e che lei le conosce bene tutte, si possono fidare. Guardandola attentamente, credo che lei giuri e spergiuri sempre di essere stata in tutti i luoghi dove sta mandando i clienti, ma che proprio a queste discoteche non si sia mai avvicinata nemmeno per sbaglio. I tre amiconi comunque si convincono e prenotano, felici di andare a ubriacarsi all’estero.

Sarebbe il mio turno, ma mi alzo ed esco. Le signorine non battono ciglio, probabilmente hanno capito che non sono veramente una da agenzia di viaggio. Adesso vado a casa, faccio uno zaino minimal e cerco la mia tenda. Mi è venuta voglia di salire sul primo treno regionale che parte senza guardare dove va.

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