Pensieri segreti di una commessa
Dimmi come paghi e ti dirò chi sei

Come pagano i clienti? Come esplicitano la condizione fondamentale del loro essere definiti tali? Ogni cliente ha il suo canale preferenziale per pagare e non fate finta di non averlo anche voi. Non è vero che adeguate il metodo di pagamento all’acquisto che state facendo. Siete abitudinari come degli anziani al circolino con il loro calice misto. Anche i metodi di pagamento comunque seguono delle mode cicliche. La nuova etichetta del pagamento fa sì che il vero gentleman, per esempio, non abbia mai contanti con sé. Dico gentleman perché è una mania che ha colpito prima gli uomini: vuoi mettere il fascino di estrarre quegli snelli portacarte dal taschino interno di una giacca (ahimè, non sempre altrettanto elegante) invece che dei volgarissimi portafogli straripanti? Forse, se nel portafogli non ci infilaste anche vostra nonna intera («Sa, per averla sempre con me») sarebbero di una dimensione normale, ma tant’è. Il portacarte fa un po’ uomo d’affari e ci sta sempre bene.

 

 

Quindi lui paga con la carta, anche se sta comprando un pacchetto di caramelle. E non solo, sceglie anche accuratamente con quale carta compiere l’acquisto. «Dunque, Mastercard no perché oggi Wall Street ha chiuso in ribasso, nemmeno Visagold perché la congiuntura è sfavorevole, ma lo spread è su quindi…», borbotta formule finanziarie magiche a caso sperando che la cassiera ne sia impressionata, ma lei sa già dove vuole andare a parare. Ha appena cambiato la sua carta di credito col chip con una contact less. La carta di credito per ipocondriaci. Non mi dilungo in paragoni audaci, ma pare non sia chic inserire una tessera in questa fessura. Speriamo che questa moda abbia un limite. Comunque, il nostro uomo la tira fuori e, senza nemmeno darvi il tempo di attivare il Pos, la passa fulmineamente su di esso in un punto a caso, reinserendola poi subito nella sua tasca. «Ha preso il pagamento?», chiede il cliente più veloce del West, speranzoso. No, nemmeno nei film di fantascienza più avveniristici quel gesto da Flash che va di fretta avrebbe consentito una qualsiasi transazione. Figuriamoci sui nostri Pos, se non datati quantomeno un po’ affaticati. Dopo vari tentativi frettolosi come se dovesse togliere qualcosa dal fuoco, sudando, riesce a lasciare la carta di credito a contatto quel tanto che basta per permettere alla tecnologia di fare il proprio lavoro. Soddisfatto per aver accorciato la durata della sua prestazione (la vita è molto ridicola, sì), se ne va con le sue caramelle contact less.

 

 

Anche le donne hanno da qualche tempo preso questa abitudine a non tenere più i contanti ma a pagare con la carta di credito qualsiasi cosa. Devo dire però che loro subiscono meno il fascino della tecnologia. Hanno ancora degli obsoleti chip. Credo che tutto il vantaggio dato dalla velocità del pagamento sarebbe comunque vanificato nella ricerca della carta. Le donne non portano più soldi con sé ma hanno comunque portafogli che sono grandi come delle ventiquattrore. Dentro, l’ignoto. Ogni tasca una porta verso un mondo. Intravedo scontrini, biglietti da visita, santini, amuleti, foto di bambini e di morti, carte fedeltà di tutti i negozi dell’ipermercato, documenti di tutta la famiglia fino al terzo grado e, da qualche parte, la carta. La ricerca dura anche minuti interi, ma finalmente la tessera della felicità viene reperita. Peccato che per le tessere delle donne ci sia sempre un problema tecnico. Se ha il pin, il pin non ce lo si ricorda mai. La cliente saprà a memoria tutti i numeri di telefono, le targhe, le partite Iva e i codici fiscali dei suoi amici, ma non si ricorderà il pin che le serve ora. A nulla vale la ricerca in fondo alla borsetta; se il portafogli è come una ventiquattrore, la borsa sarà più o meno organizzata come l’archivio di Stato. Bisogna armarsi di pazienza. Oppure la carta è smagnetizzata, è crepata o qualsiasi altra forma di usura possa capitare a una tessera magnetica. O alle donne vengono date carte di credito di materiali scadenti oppure i vostri portafogli vengono conservati in una palude in un giorno di tempesta. Ma molto spesso, confessatelo, la causa di un mancato pagamento è una sola: il budget mensile è stato superato.

Quindi la nostra massaia, che sta intimamente morendo di vergogna ma finge disinvoltura, dice a gran voce: «Questa banca mi dà sempre problemi, dovrò cambiarla». Poi si guarda in giro, si china un po’, ravana nel reggiseno e tira fuori le buone vecchie e stropicciate banconote. Tecnologia sì, ma non troppa.

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