Pensieri segreti di una commessa
La coppia pronta al campeggio

Potrebbe sembrare a voi tutti che fare la commessa sia un lavoro noioso e poco stimolante. Sempre le stesse cose, sempre le stesse domande, sempre le stesse azioni da compiere. Invece, a ben guardare, permette di fare una serie di considerazioni e osservazioni su svariate sfaccettature del genere umano. Al termine di questa rubrica mi verrà conferita una laurea ad honorem in Antropologia. Oggi mi trasformerò per voi in analista di coppia. Come ogni anno è tempo di vacanze, e già da tempo tra fidanzati si parla di mete di viaggio. Dove andiamo in vacanza quest’anno? E soprattutto, che tipo di vacanza fare? Hotel superlusso o campeggio spartano a contatto con la natura? Anche oggi, cari lettori, mi divertirò a dipingere uno dei cliché più ricorrenti: la coppia che si prepara al campeggio. Lui, novello Indiana Jones che vuole ritrovare la natura selvaggia; lei, la Paris Hilton di Loreto che vuole che le venga servita pure la carta igienica quando va al bagno. Quest’anno, però, ha vinto lui.

 

 

Si va in campeggio, basta con i villaggi all-inclusive e i giochi aperitivo. Lui vuole vivere la sua avventura ed è convinto di riuscire a entusiasmare anche lei con il suo spirito selvaggio. Lei, ovviamente, che ha già ceduto non si sa bene per quale strana congiuntura astrale a questo compromesso, vuole però avere la sua rivincita. Si vanno a fare le compere per la partenza e lui ha lo stesso potere decisionale del carrello che spinge. Innanzitutto la tenda. Lei si avvicina al reparto con aria di rassegnazione, ma decisa a portare a casa almeno una parvenza di comfort. «Ma tesoro, io ho già la tenda a casa…», dice lui, riferendosi certamente all’ultima tendata fatta con gli amici del calcetto, quella in cui hanno cucinato la porchetta e si sono ubriacati di Tavernello. Lei non risponde nemmeno, si limita a guardarlo da sopra la spalla. L’occhiata significa «non vorrai che io dorma in quella lurida tana da cinghiali, vero?», e si ferma davanti alle tende. Ignora a testa alta quelle medie, da tre o da quattro persone, e punta decis verso quelle maxi. Inutili le proteste del fidanzato che le ricorda che comunque in vacanza andranno in due e con due zaini (illuso). Ma lei non vuole sentire ragioni e la scelta alla fine ricade su una tenda da dieci persone con quattro scomparti separati, verandina richiudibile, veneziane regolabili, zanzariere high-tech e vano centrale in cui possono stare in piedi e ballare il valzer. Estensione della tenda quaranta metri quadri; la piazzola costerà come una camera di hotel, ma «almeno riusciamo a girarci».

Lui mette nel carrello e si procede con gli acquisti. Siccome in vacanza ci stanno due settimane e lui vuole assolutamente provare l’ebbrezza di cucinare sul fornello come un vero soldato, si pone il problema del frigo dove conservare le provviste. Urge un frigorifero portatile. Sottolineerei l’aggettivo “portatile”, ed è la stessa considerazione che fa lui nel tentativo di riportare sulla retta via la sua fidanzata. Lei però è orientata su un modello a due ante con anche freezer e macchina del ghiaccio. Come faccio altrimenti a conservare al fresco il mio succo di mirtillo e carote? E se vogliamo festeggiare con uno spumante, poi? Lei caldo non lo beve mica. Vedo in lui infrangersi il sogno di fare colazione con il succo spremuto delle more raccolte nel sottobosco dopo essersi graffiato con virile eroismo. Arriviamo poi allo snodo crucciale, punto dolente che potrebbe anche costare la rottura di una pluriennale storia d’amore: il materassino. La scomodità di dormire in campeggio è ciò che fa ringalluzzire lui (che si sente un vero duro quando si alza e ha perso la mobilità di tre vertebre) e fa invece imbestialire lei (abituata a rigirarsi tra lenzuola di seta e sette guanciali). Il materasso prescelto è il modello “Sherazade”. Quattro atmosfere di morbidezza, velluto e silenziatore incorporato contro gli scricchiolii, struttura antirimbalzo e profumo alla vaniglia. Per gonfiarlo dentro la tenda bifamiliare servirà un compressore da Tir. Dormiranno più comodi che a casa loro, con grande delusione di lui che però non osa contraddirla.

 

 

Da ultimo, c’è da scegliere il tavolino, che ormai avrete capito sarà di un certo standard: tavola nobiliare a dodici posti per ospiti inattesi o, nel caso, per mangiare ai due estremi del desco. Lui si dovrà alzare un po’ di volte per passarle il sale, ma almeno non saranno sacrificati in quei minuscoli tavolini pieghevoli da poveri. Lui è delusissimo mentre va alla cassa, ma gli resta un ultimo baluardo di selvatichezza da camping: gli insetti. A questo lei non ha ancora pensato. Li guardo uscire con il carrello pesantissimo e mi chiedo quanti amori finiranno quest’estate a causa di una colonia di formiche.

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