Pensieri segreti di una commessa
La moda delle birre artigianali

Nella gerarchia dei consumatori d’alcool, il prestigio massimo spetta sicuramente al bevitore di vino, di cui ho già ampiamente discusso. Se vediamo qualcuno acquistare un cartone di rosso non pensiamo mai “guarda quell’ubriacone” o “starà sicuramente organizzando una festa all’ultimo fegato”; certamente saremo propensi a credere che è un intenditore che ha voluto approfittare di una buona offerta per rimpinguare la sua cantinetta da sfoggiare in occasione di qualche cena formale. Ma pensate lo stesso vedendo qualcuno acquistare un cartone di birre? La prima immagine che a tutti sicuramente è venuta in mente è quella di Homer Simpson sdraiato su un divano, ne sono certa. Nell’immaginario collettivo, il bevitore di birra è un bevitore meno chic di chi beve vino; potrebbero potenzialmente avere la stessa cirrosi, ma solo una è di gran classe. Ma il mercato della grande distribuzione ha saputo rispondere anche a questa diversità di stato d’animo del vostro fegato: la birra artigianale.

 

 

Nuova dilagante moda degli ultimi anni che ha riempito intere corsie di bottiglie dal contenuto torbido. Praticamente chiunque abbia una cantina dove far macerare dei cereali ora può produrre birra. Non voglio dilungarmi sulle proprietà organolettiche o sui vantaggi di bere birra artigianale rispetto a quella industriale. Comunque il bevitore di birra artigianale è ampiamente riconoscibile dal fare fintamente incurante con cui si avvicina allo scaffale delle birre. Nulla a che vedere con la precisione analitica del sommelier che se potesse assaggerebbe tutti i vini prima di comprarli. Prima regola, il bevitore di birra deve sembrare assolutamente disinteressato a queste formalità da paranoici. Lui è uno che non bada alla forma, solo alla sostanza. Ha un passo che è un misto tra il peggiore punk-a-bestia e mio nonno col deambulatore. Ma non credetegli, è tutto un atteggiamento studiato. La moda della birra artigianale ha tutta una componente di sofismo che non è sospettabile in un bevitore di birra. Innanzitutto la ricerca del birrificio più artigianale degli artigianali. Quello che proprio la birra la fa fermentare nella vasca usata come abbeveratoio riadattata allo scopo e che produce soltanto cento bottiglie l’anno e solo per i parenti stretti. Perché la sta quindi cercando in un supermercato? Ma niente, la domanda arriverà comunque: «Senta, sto cercando la birra del birrificio del Vecchio Pozzo Nero di Bonate Sotto» (la regola è che le birre artigianali devono avere nomi lunghi e evocativi).

La commessa al massimo riesce ad arrivare fino all’Ichnusa non filtrata e non sa proprio se quella birra ci sia tra gli scaffali né se esista. Risponderà quindi in modo vago: «Credo sia finita, ma ce ne sono altre simili». Non ha la più pallida idea di come sia la vostra birra del Pozzo Nero, sappiatelo. Allora il mastro birraio punta deciso sul prodotto che più gli può dare la stessa aria trasandata da duro che la birra sconosciuta di cui sopra: le non filtrate. Bere birra non filtrata pare sia sinonimo di carattere vichingo e stoicismo di sentimenti. Ne compra una, o al massimo due. Mica possiamo essere dozzinali come con il Tavernello. Anche se io sospetto che sia perché una birra non filtrata è più digeribile, ma impasta la bocca come se fosse brodo non schiumato e quindi non te ne puoi certo fare una cassa. E sicuramente lo farà anche perché il bevitore di queste birre, di solito, colleziona bottiglie vuote. Cercate di capire, è come fare una tacca sul calcio del fucile quando abbattete cinghiali; è una cosa da uomini veri.

 

 

C’è una cosa però su cui gli intenditori si dividono nettamente in due. Birre autoctone o birre straniere? Sicuramente più una birra è prodotta vicino a casa, più sa di artigianale. Magari scopri che dietro casa tua c’è una multinazionale del luppolo, ma il fatto che sia fatta nel raggio di trenta chilometri rende tutto più rustico e chic, come piace ai nostri finti punk-a-bestia che ancora si stanno trascinando nel nostro reparto disturbando la fine del nostro turno. E se invece vogliono sentirsi più “international” e underground basterà indicare loro qualche bottiglia con sopra la bandiera dell’Inghilterra e vedrete che presto si allontaneranno con le loro tre bottiglie. Sono certa che la quarta birra sarà una buona vecchia Beck’s estratta dal cartone da dodici che tengono nascosto in fondo al frigorifero.

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