Pensieri segreti di una commessa
La top 5 dei regali di Natale brutti

Ora che avete scartato i regali di Natale possiamo finalmente essere sinceri con noi stessi e con il mondo: alcuni sono proprio brutti. C’è di più, alcuni oggetti sono inutili, inimmaginabili fino al momento in cui li avete scartati, un aborto della creatività; soprattutto però vi fanno dubitare delle relazioni che avete stretto fino a questo momento nella vostra vita. Perché qualcuno che mi conosce dovrebbe regalarmi una cosa così? Se vi siete fatti questa domanda, siete entrati in pieno nello spirito post natalizio.

 

 

I regali brutti noi commesse li vediamo quando con un po’ di vergogna cercate di cambiarli con qualcosa che abbia almeno una vaga utilità. Ho stilato per voi una lista di regali che potrebbero tranquillamente stare dentro una di quelle mostre di arte contemporanea dove si cerca a tutti i costi il senso delle cose anche se in effetti non c’è da porsi troppi perché. Primo regalo brutto, quello che non passa mia di moda: il maglione della nonna. I maglioni della nonna sono abilmente prodotti dalle case di abbigliamento proprio perché sanno che qualcuno a Natale non sa cosa regalare al marito e quindi un bel maglione per l’inverno sembra sempre la soluzione ideale. Pare però che questi produttori abbiano un certo amore per il trash e che possano produrre quindi solo maglioni non abbinabili con niente e soprattutto inguardabili da ogni prospettiva. Solitamente il pezzo forte è il golf spesso tre dita con la treccia sul petto che fa molto studente in protesta Anni ’70, ma potrebbe andarvi anche peggio. Ho visto uomini arrivare nascondendo sacchi oscurati (modalità articolo da sexy shop) da cui estraevano con vergogna maglioni raffiguranti elfi o orsi sorridenti che dovrebbero essere illegali per uomini sopra i dieci anni. Mi chiedono aiuto con un reso merce per tornare a sembrare vagamente intelligenti.

Regalo brutto numero due, calzini. Chi di voi non ha ricevuto delle calze questo Natale alzi la mano. Non sempre per dei calzini vale la pena di tornare in negozio e farseli cambiare, ma forse non avete mai toccato l’apice. Calzini con fantasie abbinate da uno stilista daltonico possono ancora essere nascoste dentro ai vostri stivali da orto, ma non i calzini con facce di animali disegnate sulla punta o, peggio ancora, con teste di animali cucite vicino all’elastico, grandi abbastanza per non poter essere nascosti sotto il pantalone con scioltezza. Non importa se sono da portare in casa, chi vi dice che nella propria intimità qualcuno voglia fingere di avere due papere al posto delle estremità inferiori? Parenti strettissime dei calzini con trofei di caccia cuciti sull’elastico sono le babbucce “a forma di”. Sono scomode, vi fanno inciampare e nel giro di un mese raccolgono anche la polvere degli angoli più remoti della vostra casa, rendendovi così un ricettacolo di acari ambulante.

 

 

Terrificanti sono poi le vestaglie. A volte ci sono clienti disperati che tentano di cambiarle anche in negozi casuali (me la cambierebbe con una vanga da giardino?). A parte l’ospedale o il set di un film ambiguo, non mi viene in mente un’altra occasione in cui l’uso di una vestaglia possa essere contemplato nel 2019. La domanda è: perché? Chi viene a cambiare una vestaglia nel profondo del suo cuore si sta chiedendo quale immagine sbagliata ha dato di sé per arrivare a ricevere un tale affronto. Perché le vestaglie in questione non sono solo concettualmente strane, sono anche a quadretti, bordeaux, rosine o verdi e (rullo di tamburi) in pile, pronte per fare scintille a contatto con qualsiasi superficie sintetica. Se saltasse la corrente, però, basterebbe sfregarvi forte le maniche e tutti saprebbero dove siete in un attimo. C’è chi invece per Natale decide di regalare dei… contenitori. Non avete mai ricevuto una pochette vuota? Con la chiara impressione ovviamente che una volta la stessa fosse piena di qualcosa che a voi però è stato negato. O ancora, quando vi regalano una scatola porta valori quando tutti i gioielli che possedete sono tre orecchini (perché uno l’avete perso) e un orologio? Non vi aspettate poi che la scatola sia carina, andrebbe contro il principio del regalo riciclato. Ogni Natale, quando mi riportano in negozio il fornetto asciuga unghie a forma di pinguino, mi chiedo quale sia il senso di fare un regalo tanto per farlo. Ma forse io sono una commessa e sono stata esorcizzata dal vero spirito natalizio il giorno della mia assunzione.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.