Pensieri segreti di una commessa
L’amletico dilemma dell’assorbente

Aggirandomi per il reparto igiene intima, non posso non notare la presenza ingombrante della sezione “assorbenti”. Effettivamente visti con gli occhi di un profano potrebbero incutere timore. Al mondo degli assorbenti si può accedere solo traghettati da qualche altra adepta più esperta; inizialmente infatti sembra un vero e proprio inferno anche per le giovani ragazze che un bel giorno sono costrette a decidere. La scelta dell’assorbente giusto inizialmente è una questione di tradizioni familiari: si usa quello che usa la mamma, perché di solito c’è quello in casa quando succede il fattaccio. E per un po’ si accetta passivamente la scelta della nostra genitrice. Poi però la conoscenza del mondo si amplia grazie alla frequentazione dei supermercati e in noi giovani mestruate si insinua sempre il dubbio: e se provassi qualcosa di diverso? È l’effetto della pubblicità che prima o poi la vince sulla nostra ragione. Tutti quei messaggi subliminali su donne che corrono e si buttano col paracadute e poi ballano il tango con uomini da favola ci hanno convinto. Anche noi saremo libere e felici come farfalle, basta con il pigiama di pile e la coperta mentre ci pieghiamo in due con dolori atroci. È il momento di cambiare.

 

 

Con ali o senza ali è la prima grande domanda esistenziale che la donna si fa. È una spaccatura dottrinale non indifferente, una specie di scisma mestruale. Ognuna di noi ha la propria intima filosofia di vita e ci approcciamo alle giornate con più sicurezza solo quando troviamo il nostro comfort. Quando due praticanti di filosofie diverse si incontrano, afferrano i due pacchi e si guardano. So per certo che dentro la loro testa stanno pensando una dell’altra: «Ma come si fa ad andare in giro così?». Un’altra grande scelta da farsi è quella sull’assorbenza dell’assorbente. Questo è un fattore su cui la natura decide per noi. E sicuramente nessuna delle pubblicità che ho evocato poco fa tiene conto delle donne che hanno la sfortuna di avere un ciclo abbondante. In questo caso c’è poco da fare, tocca scegliere l’assorbente più spesso. Quello che nel vederlo la prima volta ci si chiede come sia possibile indossarlo e conservare ancora una camminata fluida e composta. Avete tutta la mia solidarietà.

Comunque non tutti “quei giorni” sono uguali. Il mercato del nuovo millennio ha realizzato che il ciclo di una donna non funziona come un rubinetto che si apre al giorno uno e poi si chiude di botto. Adesso quindi abbiamo gli assorbenti per ogni sfumatura di flusso: primo giorno, primo giorno aggressivo, secondo giorno alle quattro, terzo giorno svogliato, quarto giorno imprevisto, quinto giorno con fastidio, quinto giorno in allegria, ultimo giorno speriamo. E poi, indistintamente, “notte”, che mette d’accordo tutte quante. Praticamente ci vuole un’anta dell’armadio solo per gli assorbenti, ma la precisione sulla comodità non ha prezzo. Un’altra importante linea di demarcazione è la marca. Anche questa inizialmente è una questione di fede verso la grande maestra iniziatrice. Se la mamma compra Lines, guai a contraddirla. Ci sono poi tutta una serie di motivazioni più o meno scientifiche che sicuramente vengono tramandate come dogmi sulla qualità e i vantaggi per la propria pelle. La fede verso la marca di assorbenti è difficile da scalzare, è quasi come chiedere a un fumatore di cambiare sigarette. Impossibile, piuttosto smetto di avere il ciclo. Una volta ho proposto a mia madre di cambiare marca perché gli altri costavano meno ed erano impacchettati in maniera più comoda. Mi ha guardato, sembrava disorientata come dopo un’ischemia e poi ha balbettato qualcosa sui giovani senza principi. Ho rinunciato a modificare tipo di assorbenti fino a quando ho vissuto sotto il suo tetto.

 

 

E poi c’è il prezzo, che quasi mai corrisponde alle qualità reali, quindi se volete avere un riscontro preciso non vi resta che provarli tutti. Tra quello fatto con i teli di plastica da cantiere che metterebbe alla prova persino la pelle di un rinoceronte e quelli cuciti a mano con la seta per la principessa del Brunei, ci sarà sicuramente la via di mezzo che fa per voi. Quello che mi piace però di questo reparto è che nessuno chiede mai niente alla commessa, poiché nessuna estranea, per quanto femmina e quindi partecipe degli stessi problemi, può sapere come hanno il ciclo. Per una volta la commessa può riempire gli scaffali in un religioso silenzio.

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