Pensieri segreti di una commessa
L’anziano e le sue mille monetine

Non tutti usano le carte per pagare, lo ammetto. Ci sono molte altre abitudini che avete in materia di pagamenti. La carta fa molto chic, lo sapete, soprattutto perché può stare in portafogli molto sottili. Un’altra mania prettamente maschile è quella di pagare solo ed esclusivamente con banconote di grosso taglio. Insomma, non vorrete mica farvi vedere in giro con degli spiccioli? Già le banconote da venti euro sono un’onta, figuriamoci i tagli inferiori. Loro amano solo i tagli dal cinquanta in su. Sono quelli che sfoggiano fieri il cinquecento euro pretendendo di pagarci due rasoi e un etto di cotto. Estraggono sempre questi portacarte o, ancora meglio, il ferma banconote; sì, anche io credevo esistesse solo nei film di gangster americani anni ’50, invece l’ho visto coi miei occhi. Interi stipendi (dei miei) vengono estratti da quei taschini, pinzati come se fossero scontrini. Io credo che sia il gesto da miliardario americano con cui le banconote vengono sfilate dalla molletta che spinge questi uomini a usarlo. Scelgono il cinquecento e lo porgono con noncuranza per pagare quelle tre cose che ci sono sul nastro. Per altro, lì nel rotolo di filigrana ci sono anche tagli più piccoli, la cassiera li ha visti, ma loro niente. «Scusi, non ho il resto, ho appena aperto», dice la cassiera ancora gentile. «Eh mi spiace, ho solo quello», risponde lui riponendo il suo rotolino con fare esperto come se fosse il distintivo del tenente Colombo. Vogliono proprio usare quella, proprio con voi in apertura di giornata.

 

 

La cassiera lo guarda con profondo odio, e gioca la sua arma. Il resto in moneta. Se possibile, in pezzi di rame. La cassiera inizia a contare mormorando, un po’ come se fossero formule magiche; il cliente inizia ad avere la fronte umida, forse non è stata una buona idea. Si tasta nervosamente il taschino; magari lei sta facendo una macumba per fargli scadere tutte le carte di credito. Finalmente la cassiera ha finito, e da dentro il cassetto tira fuori una manciata di spiccioli che rovescia nelle mani del cliente come se fosse l’offertorio della domenica. Con il suo sorriso più smagliante dice: «Mi scusi, ho solo queste». Il cliente ha le tasche così cariche che deve sorreggersi i pantaloni nell’andare via. Forse la prossima volta userà una banconote più piccola. La cassiera dovrà supplicare monete per tutto il resto del turno, ma ne sarà valsa la pena. Giusto perché poi non c’è mai una via di mezzo, c’è invece il cliente che paga solo con la moneta. Non si sa dove vada a prenderla, né perché abbia sempre tutti questi spiccioli pronti. Ha le tasche rigonfie e tintinnanti o portamonete anacronistici che sono a dir poco tesi per la pressione interna. E vogliono svuotarli proprio nella vostra cassa. Se arrivano dopo il cliente di prima sono assolutamente i benvenuti, ma di solito questi clienti hanno un inconveniente: sono lenti. Spesso sono anziani e quindi anche poco vedenti. Perciò quando voi gli dite il totale, tirano fuori una manciata di monete e iniziano a contare sul palmo della mano. Non importa che la cifra sia cinque euro o quarantacinque, loro arriveranno comunque a pagare con gli spiccioli.

 

 

Il gioco comprende regole ben precise; per esempio dare via per prima le monete più piccole fa acquisire più prestigio al nostro monetaio. «Cinque, dieci, quindici – poi si accorge di avere anche dei due centesimi –, diciassette, diciannove – pausa di riflessione in cui scava nel mucchio –, venti!». Siamo solo a venti centesimi, la coda dietro di lui arriva già tra le corsie e nel frattempo sul nastro trasportatore si sono sommate dieci spese diverse, vagamente pressanti. Ma lui imperterrito conta. Quando non riesce più a reggere in mano tutto, allora le svuota sul ripiano davanti ai vostri occhi, spargendone ovviamente ovunque. A questo punto si china alla moviola con gran stridore di vertebre e raccoglie da terra tutti i soldini che si sono infilati chissà dove. Quando riemerge potrebbe anche aver perso il conto. «Posso aiutarla?», chiede speranzosa la cassiera cercando di farsi dare il mucchio di monetine e contarlo in modo autonomo. «No grazie», risponde lui quasi offeso. Il gioco prevede che non si possa essere aiutati, pena la squalifica e la conversione del suo totale in pezzi da dieci. Quando finalmente ha finito, la cassiera ha accumulato monete per tutto il resto dell’anno e una fila di clienti che arriva al reparto macelleria. Chissà se qualcuno là fuori paga ancora con tagli normali…

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