Pensieri segreti di una commessa
L’assurda passione per le candele

Ma come facevano le nostre nonne senza tutta questa gamma di profumatori e essenze? Come profumavano e creavano atmosfera nelle case senza tutta questa abbondanza di prodotti conturbanti? «Col brasato». Che come essenza, diciamocelo, ti mette proprio un’energia tutta diversa rispetto al mughetto selvatico. Comunque la risposta era un’altra: candele profumate.

 

 

Ho voluto lasciarmi un capitolo a parte per delucidarvi sulla nuova tendenza che ha invaso i reparti casalinghi e che a breve esploderà insieme agli addobbi di Natale. Ne esistono di tutti i colori e grandezze e ovviamente di tutte le fragranze. Dal semplice lumino tondo che dura giusto il tempo di riuscire a dar fuoco allo stoppino (incredibilmente ignifugo) al cero pasquale centrotavola per cene lugubri: si è creata una vera e propria mania della candela decorativa. Pare infatti che un’abitazione non possa definirsi “casa” se non ha almeno una mezza dozzina di questi apparati funerari in mostra sulla libreria. Posto su cui per altro io non appoggerei nemmeno un fuoco finto, ma forse la mia è deformazione da laureata in lettere e non capisco l’armonia che una candela tra la carta crea secondo il feng shui. La mia mente dev’essere stata debilitata da tutti quei libri, ma prima di fare la commessa non sapevo che esistono candele che si comprano ma non si accendono mai.

Una cliente un giorno entra in reparto e si mette a distruggere tutto il mio sapiente lavoro di rifornitura scaffali scavando tra le varie cere esposte. Le chiedo gentilmente se sta cercando qualcosa in particolare e lei mi risponde: «Cerco un profumo delicato per il salotto». Mi do quindi da fare per cercare la fragranza che si adatti al design della signora, che si limita a darmi indicazioni esoteriche come «meno invernale», «meno floreale», «più estivo», che a me sono utili come il foglio illustrativo della Tachipirina per montare un mobile Ikea. Quando finalmente troviamo il profumo di vaniglia del Madagascar adeguato, cerco di non pensare al reparto completamente ribaltato che devo sistemare da capo e dico: «Ottimo signora, questa è anche la versione che brucia più lentamente e dura di più!». E solo allora vengo fatta partecipe dell’innovativo pensiero filosofico: «Ma questa mica la accendo». Ah, non la accende. E allora perché diamine ho annusato cera per un’ora se non pensi di dar sfogo al suo aroma? Pensi forse di farla sniffare a tutti gli ospiti come se fosse una reliquia? Credi che basti leggere l’etichetta “magic flower” per riempire il tuo salotto di profumo? «Ma queste arredano! Hanno anche la confezione trasparente apposta!», esclama la signora come se stesse comprando un tavolo e un divano invece che tre candele. Forse vede qualcosa che a me non è dato vedere.

 

 

E dopo le candele che arredano, lo step successivo sono le candele a forma di. Di cosa? Di tutto quello che volete. Pensate una forma e sicuramente qualcuno l’ha riprodotta in cera. Ecco, queste sì che arredano. Che poi lo facciano con buon gusto è tutto da vedersi, ma volete mettere la gioia di riempire l’angolo vuoto della credenza con un rinoceronte violetto che sa di lavanda? È ovvio che anche queste sono candele che non si accendono, ma vedendo quelle allegre anatre verdine alla menta ammetto di provare una sadica tentazione di vederle squagliare lentamente. Ma tutte le candeline e candelette che comprate nelle altre stagioni sono quisquilie in confronto a lui: il centrotavola natalizio con cero rosso al centro e pigne ai lati. Esso (e per la sua stazza merita proprio un pronome ingombrante) mette a dura prova l’eleganza di ogni ambiente con la sua accozzaglia di pungitopo finti, stoppini ben visibili e, soprattutto, un corpo centrale infiammabile che ha il diametro di un panettone. In ogni supermercato ne possono coesistere solo pochi esemplari per ogni Natale, che vengono ignorati a lungo perché le convenzioni morali sulla bruttezza resistono fino a pochi giorni prima del 25. Ma dal 20 dicembre in poi tutto quello che è vagamente elegante è stato già acquistato e il centrotavola ha finalmente la sua rivincita. Si vedrà conteso tra la cliente che vuole le candele da non accendere mai (e che quindi presumibilmente lascerà in eredità il centrotavola ai pronipoti) e quella che non sa cucinare e quindi cerca di riempire la tavola con tutto ciò che di non mangereccio le riesce di trovare.

Il risultato finale non lo conosco perché cerco sempre di restare fuori dal reparto in quei giorni, ma di certo anche quest’anno da qualche parte là fuori una tavola sarà apparecchiata male.

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