Pensieri segreti di una commessa
Le battute da non fare in cassa

Voglio presentarvi oggi una statistica sulle frasi più ricorrenti che una cassiera sente quando è dietro la sua trincea di nastro scorrevole e bip-bip. Premetto che purtroppo il cliente medio del centro commerciale non ha un umorismo particolarmente sagace ed è tendenzialmente egocentrico, quindi pensa di essere l’unico e il solo a farvi delle battute.

Il prodotto senza codice. Primo esempio, quando capita che un prodotto venga portato in cassa senza il codice a barre (denotando quindi già scarsa acutezza da parte del cliente che su uno scaffale intero è stato in grado di prendere l’unico articolo senza etichetta), il cliente più simpatico del mondo dirà certamente: «Allora quello è gratis!». Si sentono in dovere, proprio non possono fare a meno di dirlo. La prossima volta che assistete o inscenerete questa esilarante gag comica, potrete capire da quante ore la cassiera lavora in base alla sua risposta. Se abbozza un sorriso e risponde qualcosa come: «Solo per i “clienti speciali”» (se ci pensate bene, non è una risposta gentile per davvero), allora il suo turno è appena iniziato. Se vi guarda e dice solo: «Magari…» è appena rientrata dalla pausa e ha davanti ancora tre ore buone di cassa. Se vi guarda e in quel preciso istante provate l’impulso di disintegrarvi, allora è alla fine del turno e questa è la quarantesima volta che qualcuno le fa questa battutona.

 

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Quelli del bancomat. Al secondo posto nella lista delle mie frasi preferite troviamo: «Posso pagare con la tessera sanitaria?» mentre armeggiano nel portafogli in cerca del bancomat. Vi prego, se non volete che la vostra cassiera diventi cinica e irrispettosa verso gli invalidi mentali, non provocatela in questo modo.

Quando non c’è nessuno in cassa. Al terzo posto troviamo più che altro una situazione, in cui i clienti danno il meglio di sé: i rari momenti in cui alla cassa non c’è coda e la cassiera può alzare un attimo il sedere dalla sedia. Non per riposare eh, non sia mai, ma magari per pulire il nastro o sistemare gli articoli cascati a terra. È in quel momento che spunta lui, l’egocentrico: «Aspettava me?». Ma certo, caro il mio cliente azzurro. Mi sono fatta assumere appositamente per attenderla in cassa e impostano i miei turni in modo da incrociare i suoi orari di acquisto. La mia vita non avrebbe senso se non ci fosse lei, ma soprattutto, nell’unico momento di respiro che ho in turno di dieci ore, desidero proprio che qualcuno mi occupi la cassa ponendomi un domanda idiota.

 

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L’alternativa invece è: «Ah, adesso la faccio lavorare io!». Ma grazie! Grazie davvero, come faremmo noi, povere cassiere annoiate a stare tutto il giorno dietro le nostre postazioni senza i clienti altruisti come lei che ci riempiono i nastri trasportatori di merce? C’è sempre così poca gente qui che senza di voi sicuramente ci troverebbero tutte quante impiccate al numero della nostra cassa per senso di inutilità.

L’altra casistica in questi momenti di calma è il cliente ironico, che prova ad essere simpatico, ma che purtroppo non considera che tutti quanti hanno la sua stessa forma mentis: «Ma quanta gente oggi a questa cassa!». Dopo la decima volta che la sentite, non fa ridere. Provate a cambiare approccio, o almeno a cambiare l’ordine delle parole. Stupitemi e forse non vi smagnetizzerò il bancomat.

 

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Quelli che il bancomat… non va. A proposito di bancomat, quando provano a pagare con la tessera e questa per qualche motivo non va (o anche, ciccano il pin in continuazione) esclamano: «Finiti, non si paga più!». Come se il suo conto corrente potesse governare le regole del supermercato e della finanza in generale. Come se a te cassiera facesse sganasciare dalle risate la prospettiva di un cliente che non può pagare il conto. Soprattutto dopo un giorno intero di gente che sbaglia il pin e di pos che si bloccano nel mezzo di una spesa. Se la vostra tessera non va, non dite niente di spiritoso che tanto non ci farebbe ridere. Trovate piuttosto il modo di pagare e sgomberare il campo in fretta.

Gli aspiranti falsari. Se avete proprio fortuna, care colleghe, una volta messo via il bancomat e tirato fuori i contanti inizia la gag sulle banconote false. «Ecco qui, 50 euro stampati stamattina. Stia attenta che hanno ancora l’inchiostro fresco. Li ho stampati bene, eh?». Caro il mio falsario, sappi che a) controllerò comunque i tuoi soldi anche nel remoto caso in cui tu stia cercando di depistarmi, b) nel caso tu non lo sappia, non si falsificano mai tagli così grossi perché le cassiere, appunto, li controllano sempre e c) non sottovalutare mai il potere di una cassiera di darti il resto in monetine da un centesimo.

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