Pensieri segreti di una commessa
L’incubo della tavola nei dì di festa

Uno dei grandi dilemmi delle festività natalizie è come apparecchiare la tavola. Quando ero piccola era un evento che richiedeva tutta la mattinata di preparazione e a volte mi obbligavano pure a produrre dei segnaposto. Ci sono due filosofie di vita in merito, che coesistono senza mai incontrarsi.

 

 

Prima filosofia di vita: la tavola sontuosa in stile Luigi XIV. Alla faccia del bambinello nella capanna, la parola d’ordine è “sbrilluccichio”. Ci sono servizi di piatti che si tramandano da sette generazioni e che sono utilizzati solo nel giorno di Natale, mentre per tutto il resto dell’anno sono chiuse a chiave sotto vetro antiproiettile. Solo la matriarca della famiglia può maneggiarli e le forchette sono tutte spuntate per evitare di graffiarli. Se uno dei partecipanti al pranzo dovesse mai romperne uno, verrà cancellato dall’albero genealogico. Attorno a questi piatti, la tavola non può essere meno che “dorata”. Quindi quando al supermercato mi chiedono dei sottopiatti, nella mia mente io visualizzo una tavola che al confronto il Vittoriale di D’Annunzio è sobrio. I sottopiatti sono un concetto che apparentemente non modifica troppo il pasto, ma che in realtà rende la geometria della tavola scomoda quel tanto che basta da ricordare anche al vostro avambraccio che sì, è proprio Natale e il disagio deve essere padrone di ogni vostro momento.

I sottopiatti del supermercato sono quei tondi di cartone che, se siete abituate ai Natali di umili origini come me, scambiate per un supporto per farci i lavoretti delle elementari. Di solito sono color oro, argento o rossi. Vanno certamente abbinati ai sottobicchieri, accessorio se possibile ancora più superfluo del sottopiatto. Con grande cura se ne scelgono di spessi, assorbenti, stabili e ovviamente intonati al resto. Nell’idea della massaia previdente dovrebbe forse servire a salvare la tovaglia dalla goccia di vino che colerà dal bicchiere. Ciò che puntualmente succede invece è che dopo il terzo calice di aperitivo il commensale non centra il sottobicchiere e il bicchiere quindi vacillerà e rovescerà tutto il contenuto residuo sulla tovaglia, inondando anche il pane, i preziosi sottopiatti, il centrotavola a forma di fagiano e i pantaloni di qualche astante. Non possono poi mancare su una tavola chic le candele, che vanno accese a effetto prima degli antipasti creando per i commensali una piacevole atmosfera da cattedrale che ha sempre un suo perché.

 

 

All’opposto invece sta quest’altra filosofia. Nonostante io sia sicura che nella credenza abbiate più di un servizio di piatti dedicato al Natale che avete comprato in uno di quei momenti di delirio prefestivo e che ora vi trascinerete fino al testamento, pare che si sia creata la moda della tavola usa e getta. Se fate parte di questo gruppo di persone, avete cambiato rotta rispetto ai pranzi di Natale di cui sopra. Ormai non si utilizzano più piatti di ceramica e bicchieri di vetro. Innanzitutto perché, come ho già detto, poi ve li dovete tenere per almeno i dieci Natali successivi in cui cercherete di farli fuori spaccandone un paio ogni anno. Secondariamente, a Natale si è sempre in tanti e quindi poi tocca lavarli tutti, a volte a mano perché non sia mai che in lavastoviglie la originale fantasia ad agrifogli si graffi. Apparecchiando la tavola con stoviglia monouso quindi si risparmia il lavaggio e in più si può cambiare ogni anno fantasia. Quindi al pensiero del menù di Natale si aggiunge l’annosa domanda: «Con che stile apparecchierò la tavola il 25?».

I temi classici vanno comunque sempre per la maggiore. Abbiamo vassoi, piatti, piattini, piattoni, fondine in tutte le gradazioni del rosso e del verde, in purezza o a colori alterni, con righe o spirali. Molto di moda fiori stilizzati rossi tipo stelle di Natale. Esistono anche flute in plastica con la base che si monta e smonta o bicchieri di plastica che riproducono il cristallo e che costano quasi altrettanto ma hanno il vantaggio di non rompersi e di non scatenare crisi isteriche alla prima scheggia. Ho visto madri di famiglia di ultima generazione comprare addirittura delle discutibili tovaglie di carta plasticata con lo sfondo a pattern con renne. Quando la fatidica giornata è finita chiudono la tovaglia con dentro tutta quanta la tavola e via, senza nemmeno differenziare l’immondizia.

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