Pensieri segreti di una commessa
Il mistero della taglia del reggiseno

Siamo sempre qui, nello stesso negozio di biancheria intima. Come passa il tempo quando ci si diverte, vero? Ho omesso volutamente, nella descrizione della vostra spasmodica ricerca dell’intimo, il fattore taglie. Quando la cliente adocchia un modello di suo gradimento, che si tratti di un completo o di una sottoveste, bisogna passare inevitabilmente dalla fatidica domanda. «Che taglia le do?», chiede la commessa, pronta a ogni genere di risposta. E ancora una volta dimostrate scarsa consapevolezza del vostro corpo, care clienti. La risposta più comune infatti è: «Non lo so». E dovrei quindi saperlo io? E un’altra domanda che mi sorge spontanea è: non avete mai comprato indumenti prima d’ora? Quelli che avete indosso vi sono stati forniti da madre natura come dotazione extrauterina vita natural durante?

 

 

Niente, pare che la vostra taglia di reggiseno ve la dimentichiate ogni volta che entrate in negozio. Forse, passando tra le barre antitaccheggio, quell’area del vostro cervello si smagnetizza. Così costringete la povera commessa a un estenuante toto scommessa sulle vostre circonferenze corporee. Certo, un occhio allenato è in grado di stimare con buona approssimazione se si tratta di una prima o di una quarta, ma molto spesso purtroppo ci scontriamo con l’incongruenza tra la vostra taglia mentale e quella reale. «Signora, dello slip le do una quarta da provare». «No, ho sempre portato la prima». “Sempre” quando? Alle scuole medie? “Sempre” in un mondo parallelo dove esistono soltanto due dimensioni? O “sempre” tanto tempo fa quando la fata Turchina esaudiva i vostri desideri? Niente, volete a tutti i costi provarvi quelle mutande da tredicenne che ovviamente si insinueranno inesorabilmente tra i vostri glutei come nelle migliori tribù pigmee. E quando, guardandovi allo specchio, lo slip praticamente sarà diventato trasparente per la tensione del tessuto, esclamate un po’ stizzite: «Questo modello veste poco». Forse è lei che lo riempie troppo.

Di contro, con le taglie dei reggiseno andiamo per esagerazione. «Mi dia una quarta», dice colei che si visualizza evidentemente come la più prosperosa delle tirolesi. Be’, sappiate che indossare un reggiseno vuoto non è un’ottima scelta per il vostro look, anche se potrebbe essere idoneo a colmare le vostre mancanze di autostima adolescenziali se lo riempite di cotone. Quando però si tratta di valutare le taglie altrui, l’occhio diventa invece preciso al millimetro. Non vi sfugge niente, sapreste calcolare la circonferenza esatta del fondoschiena della commessa e anche valutare se ha delle smagliature o meno. Eppure tutta questa precisione si smaterializza davanti all’ammissione del numerino della vostra, di taglia. Cosa di cui, per altro, alla commessa non interessa proprio. Il suo obiettivo non è certo dare un giudizio sulla vostra silhouette, ma semplicemente velocizzare l’operazione di vendita. Mentre vi ostinate a indossare elastici troppo costrittivi, infatti, fuori dal camerino si è fatta una coda di clienti altrettanto indecise che però stanno sbuffando come locomotive e lanciando occhiate alla commessa che non sa proprio come ovviare al fatto che voi non volete ammettere che vi serve una taglia in più.

 

 

Più raro il caso di donne che hanno un seno abbondante e che si ostinano a comprimerlo in una coppetta di gelato da un euro. Anche a voi devo consigliare di fare pace con lo specchio e annunciare con fierezza che sì, vi serve una coppa D. Perché racchiudere la vostra prosperosità in una coppa che vi fa al massimo da copricapezzolo? Perché creare quel fastidioso effetto compressione, o peggio ancora pluri-rotolo che vi fa sembrare detentrici di più mammelle? Pensate invece che molte donne piatte là fuori vi invidiano a morte e che ogni giorno noi commesse vendiamo decine e decine di push-up per emulare quello che voi invece possedete gratuitamente. Fossi in voi eviterei il teatrino della tetta-da-preadolescente e declamerei a gran voce che avete una quarta coppa D. Magari riuscite pure a far scappare qualche altra cliente meno fortunata di voi.

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