Pensieri segreti di una commessa
Quegli assurdi clienti so-tutto-io

Ogni commessa che si rispetti, a meno che non sia neoassunta, conosce la merce che sta vendendo. Quanto meno è in grado di consigliare ogni cliente che entra dalla porta del negozio in modo adeguato. Insomma, non c’è bisogno di conoscere tutta la catena di montaggio dell’articolo per rifilar… per vendere al cliente ciò di cui ha bisogno. Dopo un po’, del resto, tutti gli articoli sono gli stessi, con leggere varianti di colore, forma o gusto. Questo è quello che pensano tutte le commesse, e credetemi, ne siamo proprio certe. Siamo sicure della nostra esperienza, dopo mesi e forse anni di negozio e centinaia di ore di corsi di formazione; abbiamo la presunzione di saper riconoscere quale scarpa, maglietta o rossetto vi potrà soddisfare al meglio. Questo fino a quando in negozio entra lui.

Esperto di qualsiasi cosa, lui arriva e non sa assolutamente che cosa vuole comprare, se un trapano o delle lenti a contatto, ma su una cosa non ci piove: ne sa più di voi. Su tutto. Enciclopedia vivente, pozzo di scienza, Treccani dei poveri, lui è esperto di qualsiasi cosa voi gli stiate proponendo. Tendenzialmente l’esperto è uomo, dovrete riconoscerlo, cari lettori onniscienti. Anche su articoli da donna di cui mai potrebbe aver avuto bisogno. Egli se ne intende di scarpe da matrimonio, assorbenti interni, taglie di abiti lunghi, reggiseni, mascara e forse anche di menopausa, dovremmo chiedere a qualche farmacista.

 

 

Lui entra nel tuo negozio, per esempio di scarpe, scrutando gli scaffali con aria da sommelier, preceduto dall’aura dei suoi evidentissimi master in “sole e solette”. Si guarda attorno preparandosi a fare la scelta del secolo. Tu, che l’esperto lo annusi da lontano, provi ad evitarlo sgusciando da una colonna a una mensola. Se sa tutto che bisogno ha di chiedere a un’umile commessa? E qui vi sbagliate. Lui chiederà. Con dovizia di dettagli e con lo stesso tono del vostro professore di matematica. Insomma, dopo un po’ riesce comunque a beccarvi e inizia la sua inchiesta. Posso farle una domanda? «Non ho studiato», è il mio primo pensiero. Ma ovviamente risponderò – «Certo, mi dica » . «Avete delle scarpe col tacco modello D’Orsay nei colori di moda quest’anno?». Primo test. Ma tu, che ti sei sorbita tutto il corso sulle scarpe eleganti e che non vedi altro che scarpe da mattina a sera, sei pronta e lo conduci senza esitare allo scaffale giusto. «Ecco, tutti i modelli sono esposti» – dici con un sorriso teso, sperando di lasciarlo alle sue elucubrazioni. Lui però osserva un momento tutto lo scaffale. Non è soddisfatto, lo vedi dall’espressione da gatto stitico che sta assumendo proprio ora. Eccola, sta arrivando la prima sparata. «Non avete il modello D’Orsay svasato, fantasia Malindi con tacco in titanio?».

 

 

Una commessa meno esperta di me, a questo punto potrebbe farsi intimorire andando nel panico perché ovviamente non c’è in negozio questa scarpa. Ma per tutte le giovani colleghe alla lettura, ho una buona notizia. Spesso questi articoli non ci sono sul pianeta terra intero. Quindi potete stare serene, evitarvi ricerche ansiose al pc e rispondere con fantasia al vostro caro esperto. «No signore, non abbiamo scarpe con quella fantasia (simulare conoscenza del color Malindi), il modello D’Orsay non può essere svasato per non alterare la sua struttura equilibrata (inventare conoscenza sull’aereodinamica della scarpa) e il tacco in titanio non esiste in negozi di questa fascia di prezzo (insinuare che siete un negozio per pezzenti, forse se ne andrà indignato)».

Se avete usato un tono abbastanza saccente, forse l’esperto si zittirà un momento e vi darà il tempo di sparire trovando una scusa. Se avete tentennato, state certe che lui ribatterà ancora, dando sfogo a tutta la sua sapienza. Arrivano a dire cose come: «Ma io so che il cuoio voi lo comprate dal l’Egitto» (quale cuoio?) o «Queste tomaie rispettano le normative Cee?» o anche «Non avete suole in poliuretano espanso anallergico?». Ho conosciuto un Piero Angela una volta che, pur di non lasciarmi l’ultima parola sul mio mestiere ha sbottato con: «Ma senza il tacco in titanio la camminata è scomoda!». È successo, davvero. Ora, caro Piero, io non discuto sulle vite private dei clienti, per carità. Ma se sei un’esperta e vuoi provarti un tacco da sfilata, almeno vieni vestita adeguatamente.

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