Pensieri segreti di una commessa
Sempre maledetto sia il Black Friday

Il Black Friday. Ultima frontiera dell’importazione statunitense che si va a inserire proprio prima delle feste natalizie. So che la maggior parte di voi ha gioito di questa giornata di shopping compulsivo autorizzata dai consumatori d’oltreoceano. Ma io, che ho sempre un occhio di riguardo per chi sta dall’altra parte del bancone, sono andata a intervistare una commessa. Per ragioni di privacy e sopravvivenza non rivelerò dove lavora la mia stimata ex collega, sappiate solo che è un negozio di vestiti e che lei vi osserva.

Allora Carlotta, sai perché si chiama black Friday?
«Sì, il nero è il lutto dei commessi di tutto il mondo che lavorano in questa giornata».

Esattamente. Come è stato l’inizio di questa giornata?
«Il silenzio era irreale. Come quando gli alieni stanno per attaccarti e tra te e loro c’è solo una misera porta di vetro scorrevole. Sai che soccomberai».

Siete riuscite ad arrivare in negozio? Avete scavalcato le file degli accampati?
«È stato difficile, i primi campi nomadi erano posizionati vicino alle entrate di Mediaworld e negozi di elettronica. Li ho visti, stavano progettando il loro attacco al mio negozio».

 

 

Avete subito qualche preparazione fisica e psicologica nei giorni prima dell’evento?
«Sì. Il terrorismo inizia almeno due settimane prima per noi. Credo che nel gergo dei dirigenti lo definiscano progetto “ansia”. Oltre alla preparazione materiale del negozio, che deve diventare una specie di labirinto per topi con uscita unica verso il P.O.S. della carta di credito, ci sono le dettagliatissime e terrificanti circolari di regolamenti ferrei per la vendita. Non mi inoltrerò nei dettagli, ma sappiate che per i possessori di magiche carte fedeltà, la trappola scatta prima».

Avevate qualche arma speciale?
«Sì, un volantino da lanciare alle belve in modo che si distraggano per qualche minuto nel leggere gli sconti in modo autonomo, mentre le commesse si riparano dentro gli scaffali. Ah, e poi una fiala di cianuro appesa al collo, da usare in caso di emergenza».

Cioè?
«I cambi merce. Arriva sempre qualcuno che vuole cambiare la borsa con danni invisibili di cui si è accorto ovviamente proprio il giorno del black Friday. A quel punto la soluzione può essere solo il cianuro».

 

 

Raccontami una scena tipo del Black Friday.
«La compulsione alla raccolta di qualsiasi cosa. Si vedono donne con interi bancali di vestiti dentro la cabina che provano capi come se non ci fosse un domani, come se la terza guerra mondiale fosse in arrivo e loro avessero terrore della nudità. Poi ovviamente vengono alla cassa, dopo che tu lei hai rincorse con il simbolo del dollaro nella pupilla (pregustandoti il premio miglior venditore) e ti dicono: “Prendo questo”. Un cappello. Tu vorresti lobotomizzarle con lo scanner».

Erano più donne o uomini?
«Donne, chiaramente. I consorti solo solo delle appendici, li si vede perdere lucidità e autonomia man mano che la giornata avanza. Praticamente alle cinque del pomeriggio erano dei carrelli con le gambe».

 

 

Raccontami la scena migliore del Black Friday.
«Per la legge di Murphy, ovviamente tutto succede nei venti minuti in cui sei sola in negozio per il cambio turno. Lo scenario è il seguente: tutti i camerini occupati, cataste di vestiti da piegare che crescono come esseri viventi, coda in cassa con scontrini chilometrici… Arriva lei. La maniaca della carta fedeltà. Tu batti la spesa, con gli sconti già indicati in cassa. Le dici il totale, già scontato ovviamente, e lei, che ha la furbizia del gatto e la volpe dalla sua si illumina: “Ma io ho la vostra tessera!”. Tu, sospiri, e dici in modo automatico: “Signora, lo sconto della tessera oggi non si conteggia, vale solo per accumulo punti”. Ma lei è già partita, con la testa infilata nella sua borsa per cercare di strapparti l’affare del secolo. Aspetti con pazienza che lei abbia estratto tutte le pochette, i medicinali, i fazzoletti, le foto ricordo, un libro e che trionfante ti dia la tessera. BIP. Il prezzo ovviamente non cambia di una virgola. La signora assume un espressione a metà tra stupore e indignazione per i mali del pianeta: “Ma lo sconto non c’è?”. State rivalutando la fiala di veleno al collo, vero?».

Riassumi questo giorno in due parole.
«Ma perché?».

 

Grazie Carlotta, ci impegneremo per inserire in questa data il santo martire dei commessi.

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