Pensieri segreti di una commessa
Slip o perizoma? Dilemmi da donna

Oggi vorrei focalizzare la vostra attenzione sui negozi di intimo. La scelta è ampia e le vetrine non sono quasi mai esplicative del contenuto reale dei cassetti, né tanto meno delle aspettative dei clienti o delle loro richieste. Ovviamente se dico “negozio di intimo” tutti voi avrete subito pensato all’intimo femminile, come se gli uomini non portassero le mutande, ma tant’è. Vi voglio assecondare, parliamo oggi dell’intimo delle donne.

 

 

Scindiamo subito il mondo in due. Le donne si dividono in quelle che comprano le mutande e quelle che scelgono il completo intimo. Non è detto che all’interno di una donna non coesistano entrambe le dimensioni (come in ogni personalità doppia che si rispetti), ma certamente i momenti in cui una o l’altra vengono alla luce sono chiaramente separati. Quando le donne entrano per la necessità di comprare le mutande, non badano molto ai dettagli. Non chiedono nulla alla commessa, manco salutano, vanno direttamente verso lo scaffale della loro taglia, cercano uno slip casuale e se lo misurano da anca ad anca da sopra i pantaloni. Se l’elastico non sforza, quella sarà la misura di riferimento per le prossime dieci paia che intende acquistare subito. La prima legge naturale della mutanda prevede infatti che quando ti rendi conto di aver bisogno di slip nuovi è perché proprio sei arrivata alla frutta e rischi di andare in giro con le foglie di fico dentro ai pantaloni. In una strana congiunzione astrale i tuoi slip si sono bucati, allentati, sbrindellati, consumati, sbiaditi tutti contemporaneamente. La seconda legge naturale della mutanda invece impone che debbano essere per forza ridicole. Non so perché i disegnatori di slip amino questo tipo di fantasie che vanno da Hello Kitty alle banane sbucciate passando per le macchinine rosse o gli unicorni. Certo è che non hanno una vita sessuale molto attiva, o almeno non si ricordano come deve essere spogliarsi di fronte a qualcuno per la prima volta e mostrargli delle belle mutande con stampato Pikachu sul pube.

Comunque pare che alle clienti in questa modalità non importi niente e che siano assolutamente certe che nessuno, nemmeno per sbaglio, potrebbe provare a desiderarle mentre indossano cotanta sensuale biancheria. Comprano uno stock di mutande inguardabili, e se ne vanno serene nel giro di dieci minuti netti, senza alcuna indecisione. La commessa non ha nemmeno bisogno di chiedere se hanno bisogno di qualcosa perché non hanno proprio bisogno di nulla, se non di un consulente estetico.

 

 

Totalmente diverso invece è l’approccio della donna che sceglie un completo intimo. Innanzitutto resta un quarto d’ora a osservare la vetrina da lontano (pare non stia bene voler comprare della bella biancheria) con fare assorto e anche già vagamente languido. Dalla vetrina sembra tutto bello, il manichino offre la promessa di una resa perfetta con quel filo di pizzo tra i glutei. Peccato che la consapevolezza media del popolo sia al di sotto della soglia del ragionevole; tradotto, la povera ignara non comprende che quello non è uno specchio e che il suo gluteo è sottomesso alla forza di gravità. Comunque finalmente poi entra, e all’interno lo studio del caso risulta ancora più accurato. La meditazione può richiedere anche mezz’ora, in cui questa cliente passeggia per gli scaffali contemplando completi intimi come fossero icone sacre. In questo frangente non vengono considerate le mutande dei sette nani che invece magari sono piaciute alla stessa donna solo il giorno prima. Misteri della psiche femminile. Comunque, dopo l’attenta valutazione arriverà il momento in cui si svelerà il vero carattere della cliente. La commessa in tutto ciò ha continuato a farsi gli affari suoi; chiedere potrebbe infatti essere rischioso.

Sempre per il sottile senso di colpa (comprare intimo non sta bene) che pervade la donna che si appresta a fare un acquisto piccante, offrire assistenza potrebbe causare imbarazzo; equivarrebbe a dire: «Ah! So che hai un organo sessuale lì sotto», e provocherebbe una repentina fuga. Bisogna attendere che la ponderazione sia matura. Se la cliente è una persona decisa, afferrerà al massimo due completi e andrà in camerino a provarseli, senza interpellare la commessa riguardo le sue possibilità di coito. Non sapremo mai qual è la resa del capo che ha acquistato, poiché esce e ce lo schiaffa sulla cassa dicendo: «Prendo questo» senza guardarci negli occhi per paura che il nostro giudizio da gorgoni la pietrifichi. A queste clienti va tutto il mio rispetto: di donna perché decidono di (voglio essere ottimista) valorizzarsi in un momento intimo; di commessa perché decidono da sole senza coinvolgerci in nessuna diatriba psicologica. Ma ovviamente l’umanità non è composta di sole clienti sessualmente attive e decise. Sta per arrivare quella che ha bisogno di un consiglio…

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