Pensieri segreti di una commessa
I sogni infranti delle nuove arrivate

Visto che è estate vi racconterò oggi la triste storia di come inizia la carriera di una commessa. È una sordida fiaba di speranze distrutte, gavetta, nonnismo e frustrazione che spesso non termina neppure con il lieto fine di un rinnovo di contratto. La stagione estiva, come quella natalizia, porta con sé i famosi contratti stagionali tanto ambiti dai giovani volenterosi che desiderano mettere via due soldi per le loro spese extra. In vista dei grandiosi saldi di luglio, molto spesso in negozio viene assunta una persona in più, così mentre le commesse “senior” sono in ferie viene comunque garantita la copertura di tutti i turni. La commessa stagionale di solito è più giovane, più carina e più allegra di tutte le altre colleghe. Tutte caratteristiche che la rendono immediatamente odiata dal primo istante in cui entra in negozio. Prima che i lettori pensino che queste siano le solite invidie da donne, vi pregherei di immaginare di lavorare con Jhonny Deep e di perdere quindi l’attenzione di qualsiasi donna che accede al vostro negozio, facendo schizzare le sue percentuali di vendita alle stelle. Siete ancora solidali col nuovo manzo? Per la gioventù e l’aspetto fisico le colleghe non possono farci molto, bisogna solo attendere che la natura e la gravità facciano il loro corso. Per l’allegria invece si può subito porre rimedio.

 

 

Il buonumore delle giovani stagionali è connesso alla loro inesperienza del mondo del centro commerciale. Per passare il colloquio ed essere assunte hanno sicuramente detto che «amano il contatto con la gente» e alcune di loro ci credono anche. I primi giorni perciò li passano a sfoderare enormi sorrisi sinceri e salutare tutti, anche i cani che entrano in negozio e fanno pipì sugli angoli della cassa. Tutto ciò che scriverò è successo a noi tutte povere ragazze ingenue che pensavamo di aver trovato un lavoretto tranquillo e temporaneo intanto che si studia per diventare avvocatessa/professoressa/ingegnere/Bill Gates/Miss Italia, e poi invece ci siamo trasformate in commesse a tutti gli effetti. Migliaia di lauree giacciono nei cassetti, inutilizzate. Il primo giorno di lavoro la giovane stagionale ingenua crede di avere del tempo per ambientarsi e per capire come si lavora. Tuttavia, oltre al fatto che non c’è tempo per farlo, le altre colleghe non sono disposte a lasciarle il beneficio dell’inserimento lavorativo. Viene spiegato alla neofita come sono disposte le cose all’interno del negozio. «La merce nuova va lì, il magazzino là, gli oggetti piccoli qua e i cesti qui», dice la tutor anziana gesticolando come un’hostess svogliata.

 

 

«Non ho capito bene» tenta di interagire l’altra, ma non viene calcolata. La tutor continua: «Se qualche cliente ti chiede se abbiamo altre taglie della merce in saldo, la risposta è no. Se qualcuno ti chiede di ordinare della merce in saldo, la risposta è ancora no. Se qualcuno vuole tenere via qualche articolo, la risposta è sempre no. Ma mi raccomando, non contraddire mai il cliente». «Ma se devo dire no…». La giovane inesperta non conosce ancora la sottile arte del declinare gentilmente la richiesta, né la sordità selettiva, né tanto meno possiede il radar per i clienti da evitare. La tutor intanto chiede alla poveretta di iniziare a sistemare il negozio, spiegando le improbabili regole aziendali che noi altre ormai conosciamo meglio delle preghiere serali. Mi ricordo ancora il primo giorno di lavoro in cui mi insegnarono a sistemare gli scaffali: «Devi mettere sempre la scarpa destra girata così, ma le stringhe allacciate così e penzolanti in questo modo, mi raccomando è importante. Il numero esposto deve essere il 37, ma se è lunedì il 39 mentre invece di venerdì il 41. Se sono ciabatte, invece, tira fuori sempre la sinistra, ma solo di colori tra il rosso e il giallo, altrimenti non esporre niente. Se sbagli a esporre la merce perdiamo clienti, il negozio va in perdita, il capo ci sgrida e arriva il mistery shopper che ti porta via!».

 

 

La spiegazione che fa la mia collega anziana alla nuova venuta suona più o meno come un anatema e ricordo che ho pensato di non poter mai imparare tutte quelle regole inutili. Vedo la giovincella sudare nel tentativo di memorizzare tutto; io avrei voluto prendere appunti. Tutto ciò avviene in negozio quando ancora i clienti non ci sono e quindi il clima è sereno e rilassato. L’inserimento delle nuove leve deve per forza avvenire in un ambiente protetto, pena la fuga istantanea che comunque avviene nel settanta per cento dei casi dopo due settimane di lavoro. Si chiama selezione naturale. Ma ancora la neofita non ha subito l’iniziazione vera e propria. L’uso della cassa.

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