Pensieri segreti di una commessa
Come ti spengo il cliente pettegolo

Capita a volte che il vostro centro commerciale di fiducia cambi volto. Si rinnovi, si ingrandisca, apporti delle migliorie per essere ancora più accattivante e attraente per voi. Sì, per voi cari clienti, non certo per noi commesse. Sia chiaro che siamo tutti molto contenti di sapere che gli affari girano e che potremo conservare il nostro lavoro, ma il risvolto della medaglia è che sicuramente ci saranno giorni di grande caos prima e grande affluenza dopo. È interessante osservare e ascoltare però voi utenti, che siete ugualmente scombussolati da questi cambiamenti. In fondo il centro commerciale è un po’ come un piccolo paese. Noi lavoratori e qualche assiduo cliente siamo i residenti. Facciamo un po’ le veci delle “sciure” che si affacciano alle finestre per controllare la strada.

Ovviamente la prima reazione generale è la lamentazione, giusto perché viviamo in un momento storico ottimista. «Ma cosa stanno facendo là?». «Ah, guardi signora, non lo so proprio ma buttano in giro tanta di quella polvere…». Ed è vero. Se c’è cantiere c’è polvere, e si insinua ovunque, anche in cassaforte. Seconda obiezione, mossa principalmente dalla clientela invece: «Con tutti questi muratori non si riesce più a parcheggiare!». Traduzione in termini di realtà: «I mezzi hanno occupato i settori del parcheggio vicino all’ingresso e adesso devo camminare cinquanta metri per entrare!». A questa frase io rispondo sempre con un sibillino: «Le farà bene del movimento», che può essere un consiglio salutistico ma anche un sottile riferimento a forme fisiche troppo generose. Non sanno mai come prenderla e quindi la lamentela viene troncata. Per fare dei lavori è fisiologico poi che una qualche parte del centro subisca per un periodo una chiusura. Qualche sfortunato negozio viene chiuso o anche rimpiazzato talvolta. Questa è una vera e propria tragedia. Odo discorsi di indignazione e profondo cordoglio: «Hanno chiuso l’unico negozio che funzionava!». Sicuro, il direttore ha voluto farsi un harakiri spettacolare e dispendioso. Non bastava chiudere il centro commerciale, ha deciso proprio di farlo morire lentamente togliendogli i negozi funzionanti. «Ora dove andrò a comprare le mie mutande /il mio profumo/le mie scarpe?».

A parte il fatto che per qualche mese nessuno muore senza beni superflui, ai nostri il concetto di “catena commerciale” non entra proprio. Sono convinti che le mutande di Intimissimi che comprano al solito negozio siano speciali. Che in Vietnam le cuciano proprio pensando a loro. «Non verrò più qui, hanno cambiato tutto». Mai una volta che lo facciano. Tornano sempre, anche se scoppia la guerra, anche se sei maleducata, anche se alzi tutti i prezzi. Non ci lasciano mai. Perché in fondo è casa loro. Finita la fase oppositiva, inizia quella delle ipotesi. «Ho sentito che…». Bisbigliano così tra le corsie, mentre passano e ripassano davanti al cantiere cercando di sbirciare. Nel «ho sentito che» sfogano tutte le loro fantasie più sfrenate. Ho sentito che fanno un ristorante di lusso. E chi non vorrebbe andare a mangiare tutto tirato al centro commerciale? Ho sentito che fanno una spa. E già mi immagino gente che viene a fare shopping in accappatoio. Ho sentito che fanno una palestra. Fanno un parco coperto. Fanno una piscina. Fanno un golf club. Fanno una chiesa. E forse tra tutte le idee è la più probabile.

Poi indagano, convinti che noi commesse siamo a conoscenza di ogni segreto sui lavori. Purtroppo noi non sappiamo niente, il signor direttore e padrone non dice alla servitù come modifica il castello. Le risposte ricorrenti al mio non sapere niente sono di due tipi: 1) comprensive: «Ah certo, non potrete divulgare informazioni». E mi ritrovo improvvisamente assunta nell’Area 51. 2) Insinuatrici: «Certo che a me potrebbe dirlo, sono una cliente abituale». È qui che allora io non resisto. Lo ammetto, sono io che metto in giro false notizie su negozi improbabili. Aprono un negozio di tazze. Aprono un negozio di maniglie per portiere. Aprono un maneggio. E se proprio voglio liberarmi di qualcuno, le parole magiche: aprono un sexy shop.

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