Perché Confindustria sbaglierebbe
a chiudere La Zanzara di Radio 24

Si chiama La Zanzara ed è uno di quei programmi che o si amano o si odiano. Trovare una via di mezzo è complicato quando l’intento dichiarato della trasmissione è quello di prendere ogni argomento di petto, senza mettere in mezzo i filtri del “politicamente corretto” o della razionalità. Per questo non stupisce che, da anni, La Zanzara sia diventato uno dei programmi radiofonici italiani di maggior successo. A stupire, semmai, è il fatto che a mandare in onda questa piazza immaginaria sia Radio 24, ovvero la radio del Gruppo 24 Ore, alias Confindustria. E chi si sarebbe mai aspettato che dove si parla di economia, finanza, politica e altri temi di una certa rilevanza, potessero trovare spazio anche campagne anti-vegane, saggi sulla verginità anale e volgarità assortite? Fatto sta che, numeri alla mano, La Zanzara, in 10 anni di programmazione non è soltanto diventato il programma di punta dell’emittente in termini di ascolti, ma addirittura un fenomeno culturale. Voci di corridoio, però, affermano che tutto questo potrebbe presto finire.

 

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Ai vertici di Confindustria non piace. Il 24 marzo, Il Foglio ha pubblicato un articolo in cui si riporta che i vertici di Confindustria non sarebbero affatto contenti della “linea editoriale” del programma e che, chiunque sarà il successore di Giorgio Squinzi alla guida della Confederazione generale dell’industria italiana, a La Zanzara verranno tarpate le ali e tappata la bocca. Riprendendo la notizia, il sempre ben informato Dagospia spiega che su un’unica cosa i due contendenti al trono di Confindustria, Alberto Vacchi e Vincenzo Boccia, sono d’accordo: chiudere quel «tempio del cazzeggio» che è diventato La Zanzara e cacciare Giuseppe Cruciani e David Parenzo, ovvero i due padroni di casa. In particolare il primo, che con la sua sfacciataggine e le sue posizioni borderline (sulla politica come sulla vita) porterebbe più di un imbarazzo in viale dell’Astronomia.

Secondo Il Foglio, i primi veri scricchiolii del terreno sotto ai piedi di Cruciani e Parenzo ci sarebbero stati già a maggio 2015, quando in un’assemblea della Giunta di Confindustria diversi associati definirono il programma come irrispettoso sia verso gli ascoltatori che verso di loro. Il quotidiano aggiunge: «Il maldipancia ha probabilmente radici profonde che attengono al vissuto dei detrattori o alla loro “chiesa” ideologica di riferimento. C’è ad esempio una componente cattolica che alberga nel sistema venoso della Confindustria, in particolare nel Nordest e in Lombardia, di matrice cattolico-democristiana, un po’ laicizzata dopo il passaggio del berlusconismo, ma che si risente quando ascolta un Cruciani che mette provocatoriamente all’asta il suo sedere. Viceversa esiste una componente di sinistra, i sacerdoti del nuovo radicalchicchismo, i quali dopo una parentesi libertina post anni Settanta scoprono la voglia di verginità; secondo la logica per cui i “progressisti” tramutano in disvalore quello che pochi anni prima consideravano un valore da difendere, magari in piazza».

 

 

In difesa de La ZanzaraInsomma, pare proprio che nel tempio della produttività, per una volta, poco conti che la trasmissione in questione strappi uno share di ascolti doppio rispetto alla media dell’emittente: il successo del prodotto offerto, a quanto pare, non pareggia la necessità di salvaguardare il buon nome di Confindustria. Secondo Dagospia, come detto, anche Alberto Vacchi, candidato liberale alla successione di Squinzi, poco apprezzerebbe il programma. Vacchi è sostenuto sia da Montezemolo che da Gianfelice Rocca, il quale, secondo gli “scagnozzi” giornalistici di D’Agostino, vanterebbe come ghostwriter nientemeno che Oscar Giannino, altra voce di punta di Radio 24. E proprio Giannino, il 25 marzo, ha deciso di dire la sua sul dibattito “Zanzara sì, Zanzara no”, scrivendo una breve nota a Dagospia: «Caro Dago, grazie per attribuirmi ruoli in vicende confindustriali nazionali, per le quali non ho invece alcun titolo. Ma ne approfitto per dire una cosa: se qualcuno davvero volesse censurare o cacciare Giuseppe Cruciani, starò subito e tutta la vita in piazza a difenderlo». Una presa di posizione che, secondo indiscrezioni, condividono diversi personaggi di spicco dell’emittente.

 

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Perché Confindustria dovrebbe pensarci bene. La Zanzara, con il suo linguaggio diretto, i ragionamenti sulle gioie (o i dolori) del sesso anale, le crociate anti-veganesimo, anti-scioperi, anti-statali, il suo atteggiamento politicamente scorretto e i suoi personaggi folkloristici più o meno noti (da Razzi a Borghezio, passando per Riccardo da Roma, Mauro da Mantova e Donato da Varese, persone normali diventate star del web con i loro interventi da casa), resta uno dei format meglio riusciti della radiofonia nostrana. Cruciani è stato in grado, negli anni, di mettere insieme in un unico contenitore il “cazzeggio” in stile Lo Zoo di 105 e la seriosità dei temi trattati da Focus Economia, programma che va in onda prima de La Zanzara. E il pubblico di Cruciani e Parenzo è composto tanto da ragazzotti alla ricerca della battuta di bassa lega, quanto da dirigenti d’azienda affamati delle ultime notizie di giornata. Anche narrativamente il prodotto funziona: Cruciani, oltre che la guida, è la voce fuori dal coro, è il Lucignolo dei nostri pensieri più bassi e animaleschi, esposti però con apprezzabile acume; Parenzo, dal canto suo, fa la parte del moralista, del Grillo Parlante che tenta di riportare (con scarsi risultati) noi Pinocchi sulla retta via. Per questo un programma del genere dovrebbe essere visto come una ricchezza per Confindustria. Non soltanto in termini pubblicitari, ma anche in termini mediatici: davanti alla pochezza comunicativa dimostrata negli anni dai vertici della Confederazione, avere dalla propria una voce in grado di parlare tanto alla pancia quanto alla testa di centinaia di migliaia di persone, non può che essere un vantaggio.

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