Perlego, lo Spotify dei libri

Una piattaforma costantemente aggiornata con le ultime uscite dal mondo accademico: libri, report, paper e pubblicazioni consultabili su più device, dove possono essere sottolineati, annotati, fatti propri per studiare in maniera personale e senza rinunciare alle possibilità della carta. E poi una sezione curata da vari esperti permette anche di iniziare a imparare nuove materie partendo da una selezione di libri dei quali viene sempre fornito un riassunto: dall’architettura al design, dal business alla storia, dall’economia alla matematica; e ancora: filosofia, politica e medicina, tra le quali navigare per scegliere i propri testi.

 

 

Questa è Perlego, un’app che si propone un compito che è quasi una missione: cambiare il mercato dei testi universitari, consentendo a migliaia di studenti di risparmiare centinaia di euro ogni anno per i libri di testo, con cifre in costante aumento. Un business, quello dei testi sui quali studiare per preparare gli esami, sul quale in tanti sono pronti a speculare, prime tra tutte le case editrici, che con le “nuove edizioni” in uscita anche solo dopo pochi mesi costringono gli studenti a rifiutare copie prestate o di seconda mano e facendo loro acquistare libri nuovi dove molte volte cambia una percentuale davvero irrisoria di informazioni, se non addirittura soltanto la grafica. Pochissimi sono, del resto, i docenti che consentono ai propri studenti di studiare su dispense; la maggior parte, al contrario, richiede per ogni esame tra i tre e i quattro testi, mettendo spesso gli studenti nella condizione di dover scegliere le fotocopie, sfidando il copyright. In un mondo in cui, secondo i dati dell’Us Census Bureau, il prezzo dei libri è aumentato negli ultimi quarant’anni dell’847 per cento, sembra evidente come l’accesso all’istruzione passi ormai anche per strumenti che consentano a tutti di prepararsi a dovere, democratizzando l’accesso ai materiali didattici. Da tutto questo è nata l’idea di una app di volumi in streaming, la Spotify dei libri che permetta di accedere, dopo una prova gratuita di due settimane, a un abbonamento mensile del costo di 15 sterline (ridotte a 12 per gli studenti) che mette a disposizione oltre duecentomila pubblicazioni. Una startup nata in Inghilterra pochi mesi fa dall’idea di due studenti ex bocconiani, Gauthier Van Malderen e Oliviero Muzi Falconi.

 

 

L’ostacolo più grande, come è facile immaginare, è stata l’ostilità degli editori, scettici rispetto a una piattaforma che potrebbe privarli dei profitti delle vendite. Il modello di business di Perlego, però, mira a retribuire le case editrici restituendo gran parte del profitto derivato dagli abbonamenti, permettendo loro di evitare “l’incubo” rappresentato dal mercato dei libri usati, che ogni anno distrugge circa il trenta per cento delle loro entrate, assieme al business dei libri fotocopiati, contro ogni forma di diritto d’autore. Perlego offre, invece, la possibilità di accedere ai libri ma non di scaricarli (grazie a un sistema di streaming e di consultazione “blindato”), permettendo così alle case editrici di recuperare quella fetta di studenti che all’acquisto dei libri ci avevano ormai rinunciato. Oltre millequattrocento le case editrici che hanno già siglato accordi con Perlego, che sta anche collaborando con Ingram, uno dei più grandi distributori di eBook al mondo.

 

 

Come il mercato discografico è stato distrutto dalla masterizzazione prima e dai download poi, allo stesso modo fotocopie e libri usati stanno mettendo a dura prova il mercato editoriale in ambito accademico, che, dal canto suo, propone agli studenti prezzi sempre più elevati e volumi continuamente aggiornati che molte volte vengono utilizzati solo per pochi capitoli. Così come Spotify è riuscito a far guadagnare sia chi la musica la produce che chi la fruisce permettendo a tutti di avvicinarcisi a prezzi molto accessibili, allo stesso modo Perlego mira a far combaciare domanda e offerta nella cultura accademica. Per il momento la piattaforma è stata lanciata solo per i libri in inglese ma, visto anche il passato dei fondatori, c’è solo da aspettare perché si punti anche al mercato italiano, con l’idea di aprirsi poi perfino al “mercato” della scuola dell’obbligo.

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