I robot rimpiazzeranno i professori
(e qualcosa si sta già muovendo)

Genitori tranquilli. Tra qualche anno i vostri figli avranno l’insegnante perfetto, senza discriminazioni tra le classi e capace di percorsi personalizzatissimi. Lo garantisce Sir Anthony Seldon, vice-rettore della University of Buckingham che profetizza un cambio di guardia epocale: entro il 2030 gli insegnanti in carne ed ossa saranno mandati definitivamente in pensione e al loro posto saliranno in cattedra i robot. «Tutti», ha spiegato Seldon al quotidiano Telegraph, «potranno avere l’insegnante perfetto per le proprie necessità, mentre ai professori non resterà che monitorare i progressi degli studenti, stimolarli e guidare le attività complementari».

Fantascienza? Naturalmente gli insegnanti se lo augurano, e anche noi con loro. Eppure i robot hanno già bussato alle porte di molte scuole con soddisfazione da parte di tutti, insegnanti compresi. Naturalmente se ne sono rimasti al loro posto, ai piedi della cattedra, con funzioni di supporto. E non c’è bisogno di varcare la Manica. Proviamo a conoscerli.

 

 

E.Do, piemontese. E.Do è un robot piemontese, che ha fatto il suo ingresso in ben 38 scuole della regione. È un robot antropomorfo che i progettisti hanno costruito con lo scopo di aiutare gli studenti a imparare le materie scolastiche curricolari, come matematica e arte, stimolandone la capacità di apprendimento attraverso l’uso interattivo delle nuove tecnologie. In realtà più che governare gli studenti è nato per essere governato attraverso dei tablet, attraverso un meccanismo decisamente ludico. Ma lo scopo è quello di rendere più immediato e semplice l’apprendimento. Il robot E.Do è un vero e proprio strumento didattico, capace di rendere più intuitiva e affascinante la comprensione di normali materie di studio, quali la matematica e l’arte.

 

 

Nao, in Emilia e Toscana. Un altro robot che sta conquistandosi molti spazi in tante scuole emiliane e toscane si chiama Nao. Qui siamo di fronte ad una creatura più evoluta. Nao è un robot estremamente realistico e naturale nei movimenti grazie a un complesso sistema di giunzioni, autonomo e programmabile. Può afferrare degli oggetti, spostarsi, ballare, esplorare una stanza e può essere utilizzato di fronte a diverse tipologie di disabilità in fase di apprendimento. Nao è già stato testato con soddisfazione, in particolare come supporto ai bambini con sindromi di autismo. Infatti fa leva sulla naturale creatività e disponibilità dei bambini a imparare attraverso il gioco e per questo ha dimostrato di saper incrementare del 30 per cento i livelli di comunicazione con bambini che devono fare i conti con quelle problematiche.

 

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Imparare codingI robot comunque per ora sono soprattutto materia di studio. Una materia che piace e che stimola l’apprendimento delle materie tecnologiche. Infatti la vera parola che sta facendo breccia nelle classi è coding, vale a dire l’insegnamento e l’apprendimento della programmazione già nei primi anni di scuola. Programmazione intesa non come disciplina fine a sé stessa ma anche metodo per l’apprendimento di materie diverse. I ragazzi imparano i linguaggi di programmazione divertendosi. Nel caso della robotica insegnata in classe – cioè costruzione e programmazione di robot – si è scoperto che i benefici hanno anche ricadute nei rapporti interpersonali, tra bambini e tra bambini e insegnanti. Insomma, la cattedra è ancora occupata degli umani. Per ora.

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