Il concerto delle campane di Albino

«Da secoli i rintocchi dei bronzi hanno accompagnato i momenti di vita religiosa, di aggregazione, di festa, di gioia, di tristezza e di pericolo delle nostre comunità. I concerti così come li conosciamo noi oggi, sono stati però il risultato di una evoluzione che iniziava nel periodo tardo medievale, con una o poche campane poste sulla sommità delle torri campanarie ben più basse dei maestosi campanili odierni, usate per dare gli scarni avvisi ai momenti religiosi e alla vita civile, per ampliarsi poi, fino ad arrivare agli estesi e complicati sistemi di rintocchi come li ascoltiamo noi oggi».

Così, lo studioso Valter Biella, introduceva Albino e le sue campane, ricerca promossa nel 2002 dalle Raccolte Civiche di Storia e Arte del Comune di Albino, progetto incentrato sul patrimonio campanario di 27 edifici di culto locali, comprendente parrocchiali, chiese sussidiarie e santuari, oltre a una cella campanaria di proprietà privata e di un oratorio. Incuriosisce riscoprire questa antica forma di comunicazione oggi poco conosciuta ma tuttora presente nel nostro territorio. Ci facciamo aiutare in questo viaggio da uno storico campanaro albinese, Ferruccio Zanetti.

 

 

Come nasce questa sua passione?

«Ho 72 anni ed ero campanaro già da ragazzino, preferivo le campane allo studio, forse perché casa mia confinava con la chiesa parrocchiale di Albino e le campane per me erano un richiamo molto forte. Mia madre non era contenta di questa scelta, arrivò addirittura a vietarmi di suonarle, ma il sacrista stava dalla mia parte, mi lasciava aperto una finestra della sacristia da dove mi intrufolavo arrampicandomi da casa; riuscivo così a suonarle senza che mia mamma se ne accorgesse, non avendomi visto uscire di casa. Adottai questo stesso trucchetto anche la sera dell’elezione di Papa Giovanni, per annunciare a festa l’avvenimento. Negli anni Sessanta ho interrotto questa mia passione per riprenderla nel 1991 quando divenni romito della chiesina di San Rocco dove sono rimasto per venticinque anni».

Dove si suona ancora ad Albino?

«Nelle chiese parrocchiali di Albino, Abbazia e Comenduno è presente un sistema meccanico elettrificato e manuale con corde e la tastiera per suonare ad allegrezza; al santuario della Madonna della Gamba il sistema è esclusivamente manuale tradizionale; le chiese di San Rocco e della Concezione sono dotate di un concerto di cinque campane manuali; alla parrocchia di Desenzano c’è solo il sistema meccanico elettrificato; a Vall’Alta per le campane a distesa c’è solo l’elettrificato ma il castello di campane è dotato di una tastiera per poter suonare ad allegrezza; a Fiobbio e a Dossello c’è solo l’elettrificato; ma ce ne sono altre. Negli anni dell’elettrificazione della campane, si tendeva a togliere le corde anche per motivi di sicurezza e comodità (meno manutenzione)».

Quali messaggi annunciano le campane?

«Al di là dei segni tradizionali dell’Angelus del mezzogiorno e dell’Ave Maria alle 7.30 del mattino e di sera alle 18.30 d’inverno e alle 20 d’estate, abbiamo la campana a morto, le scampanate per le varie Messe feriali e festive, il segno del Consiglio comunale suonato con la campana grossa, dal suono più grave, a distesa per 5-6 minuti alle ore 16 nel giorno di Consiglio; quest’ultima una volta era del Comune a cui spettava la manutenzione anche degli orologi per i rintocchi delle ore. Ricordo inoltre alcuni messaggi sonori ora non più in uso, superati dalla modernità, ad esempio quello che annunciava i temporali e il suono che avvisava di incendi, la famosa “Campana a martello”. Il paese era piccolo e quando…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 42 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 7 febbraio. In versione digitale, qui.

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