Il menù del Rifugio Laghi Gemelli
val bene la fatica della camminata

Il panorama delle Orobie è uno spettacolo che invoglia gli escursionisti a dedicare domeniche e vacanze in gite di montagna lungo i numerosi sentieri del segmento alpino bergamasco. Molte sono le possibilità per chi vuole intraprendere una passeggiata nella natura, sia per i più esperti sia per i semplici amatori, e spesso il punto di arrivo è segnato dalla presenza di un rifugio. Nati dall’esigenza di offrire un luogo sicuro ad alpinisti e viandanti, nel tempo si sono trasformati, aumentando e potenziando i propri servizi, soprattutto negli ultimi decenni, fino a diventare dei veri alberghi in grado di offrire qualche comfort in più rispetto agli albori. Alcuni in particolare hanno ampliato notevolmente il loro ristoro sviluppando un servizio di cucina che, in alcuni casi, può arrivare anche a offrire un motivo in più per determinare la destinazione della gita.

 

 

È cosa nota, a chi apprezza il pasto verace di montagna, che al Rifugio Escursionistico Cespedosio a Camerata Cornello la proposta sia gustosa e abbondante, come anche presso il Rifugio Escursionistico La Valle del Drago, a Baresi, che ha trovato il suo posto in un antico edificio del 1935 ristrutturato, con vista panoramica, e dal quali partono numerosi sentieri. Ottimi indirizzi per un pranzo verace, ma soprattutto comodi in quanto raggiungibili entrambi con la propria vettura.

Le cose cambiano decisamente se si prende in considerazione il Rifugio Laghi Gemelli: qui la mangiata è inscindibile da un po’ di piacevole fatica. Diverse sono le vie che vi conducono, a 1.968 metri sul livello del mare, in Alta Val Brembana, nel comune di Branzi. La località laghi Gemelli prende il nome dagli omonimi laghi originari, che ora non sono più visibili perché inglobati in un unico grande bacino artificiale. Uno spettacolo che accompagna il visitatore durante tutto il soggiorno in quota. La gestione del rifugio offre agli escursionisti servizio bar, ristoro e pernottamento. Maurizio ha un’esperienza ventennale come rifugista, mentre la cucina è affidata alle capacità di Stefano. La proposta, chiaramente, non si discosta dal solco della tradizione, anche se in tutto c’è un qualcosa in più. Il menù proposto parte ovviamente dal territorio e colpisce la grande varietà di taglieri proposti: dalla selezione di produzioni brembane (Branzi e Formai de Mut, ovviamente immancabili) fino al salame con polenta. Tra i primi piatti, se il menù del giorno lo prevede, potrete assaggiare le saporite lasagne al ragù di capriolo con fonduta di formaggio oppure un piatto abbondante di pizzoccheri, che qui sono serviti nella versione bianca della Valchiavenna, decisamente non comune.

Arrosti e funghi porcini sono tra i principali secondi, ma la pietanza irrinunciabile è di certo lo stracotto d’asino: tenero e saporito. Una piccola sezione della carta, invece, è dedicata alla mangiata montana per eccellenza, la polenta, condita in moltissimi modi: dalla salsiccia, ai funghi, al formaggio fuso, oppure tutte e tre le opzioni assieme. A conclusione una buona selezione di dolci fatti in casa, tra i quali spicca lo strudel servito tiepido con panna espressa al sifone.

Pare che qualcuno abbia fatto degli studi dimostrando che la percezione dei sapori in alta quota sia maggiore rispetto al fondovalle. Di certo questo dato non toglie niente alla cucina montana di Stefano. Anzi, se mai rappresenta un motivo in più per programmare un gita da queste parti. Il rifugio è aperto tutti i giorni della settimana fino al 16 settembre e solo nei weekend fino al 4 novembre.

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